Fmi ritorna in Grecia e spiega (alla Germania) come gestire un debito insostenibile

In vista del ritorno del suo staff in Grecia, dove la settimana prossima riprenderanno i negoziati sul programma di aiuti lanciato dai partner europei, il Fondo monetario internazionale ha pubblicato un post sul suo blog dedicato alla gestione del debito sovrano che sembra pensato proprio per meglio inquadrare (di nuovo) la posizione dell'istituto di Washington in merito ad Atene. I toni decisi in esso contenuti non passeranno certo inosservati in Germania.

Il documento - firmato da Maurice Obstfeld (consigliere economico e direttore del dipartimento di Ricerca del Fondo), Poul Thomsen (responsabile del dipartimento Europeo) e Sean Hagan (direttore del dipartimento Legale) - è arrivato all'indomani di un incontro tra il direttore generale dell'Fmi Christine Lagarde e il cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui la partecipazione del Fondo al bailout è "indispensabile". Quella partecipazione però ancora non è garantita: lo ha ribadito anche il portavoce del Fondo, Gerry Rice. Berlino - che esita a concedere una ristrutturazione del debito alla Grecia ma allo stesso tempo vuole che l'Fmi finanzi il programma - lo sa benissimo.

D'altra parte il debito pubblico greco è insostenibile, una condizione che - in generale - per statuto "preclude al Fondo di fornire sostegno finanziario a meno che un programma [di aiuto] includa misure specifiche che affrontino in modo credibile il problema della sostenibilità del debito nel medio termine". Come nel caso della Grecia, ma questo il documento non lo dice esplicitamente, quelle misure "normalmente includono una ristrutturazione del debito"; guarda caso, il Fondo la chiede ormai da molto tempo nel caso greco insieme a ulteriori riforme. "A meno che un programma fornisca un percorso affinché un Paese possa riottenere accesso ai mercati nel medio termine, il Fondo non si trova nella posizione di concludere che un programma stia affrontando i problemi sottostanti in modo significativo", si legge nel post.

Descrivendo le principali metodologie con cui si determina se un debito è sostenibile, il documento sottolinea che "in ogni caso, è cruciale...specificare i livelli di avanzo primario che migliorano la sostenibilità del debito nel tempo invece di livelli che lederebbero l'economia in modo così severo che le entrate fiscali di fatto scendono e i target fiscali vengono abbandonati". Come a dire, l'avanzo primario al 3,5% del Pil accordato dalle autorità europee e greche non è credibile; e infatti l'Fmi ha detto più volte che preferirebbe che quel target fosse all'1,5% del Pil.

Il post del Fondo ha un messaggio anche per i creditori europei, quelli costantemente invitati a concedere alla Grecia una ristrutturazione del debito, cosa che non implica necessariamente un haircut. Ci potrebbero essere situazioni, spiega l'Fmi, in cui i creditori non privati preferiscono concedere un 'debt relief' a fronte di una piena implementazione di un programma (quello greco scade nel 2018 e i partner Ue hanno deciso di concederlo allora). "Un tale approccio potrebbe essere necessario, per esempio, laddove ci siano preoccupazioni riguardanti la comprovata esperienza di un Paese" nel rispettare i target prefissati, continua il Fondo precisando: "In questi casi, tuttavia, l'impegno a fornire la necessaria ristrutturazione del debito dovrebbe essere fatto all'inizio di un programma e dovrebbe essere sufficientemente credibile". Perché un impegno "vago" aumenterebbe - secondo il Fondo - l'incertezza, anche nei mercati, "mettendo a repentaglio le probabilità di successo del programma" stesso. E' bene dunque che l'impegno sia fermo, chiaro e dettagliato nelle "modalità" di esecuzione.

Insomma, la ricetta del Fondo in generale (e per la Grecia in particolare) è la seguente: "Quando un debito sovrano è insostenibile, una qualche forma di ristrutturazione del debito è necessaria insieme a un programma di aggiustamento forte e credibile". Questo è "l'unico modo per trarre il meglio da una situazione cattiva".

Nel caso di Atene, l'istituto di Washington chiede riforme del sistema pensionistico, del mercato del lavoro e fiscale. Il Fondo è chiaro: "Fare finta che debiti non pagabili saranno rimborsati non farà altro che pesare sull'efficacia degli sforzi di aggiustamento del debitore; alla fine tutte le parti perderanno più di quanto non sarebbe successo se i fatti fossero stati affrontati da subito".

Il Fondo non apre i suoi rubinetti alla Grecia dal 2014 ma gli europei sperano che si unisca a loro in occasione della prossima tranche di aiuti destinata ad Atene (che ricevette il suo primo bailout nel 2010).

In vista del ritorno dello staff del Fondo ad Atene la settimana prossima, Rice ha spiegato che "serviranno ulteriori progressi per colmare le differenze su più fronti. E' troppo presto per dire se ci sarà un accordo a livello di staff". Il Fondo giudica comunque positivi gli ultimi sviluppi; il riferimento è all'Eurogruppo di lunedì 20 febbraio. Secondo Rice, le parti "entrano in queste discussioni con le migliori intenzioni possibili per fare ciò che è nell'interesse della Grecia e della sua popolazione il più velocemente possibile".

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