Football e commozioni cerebrali, nuove ombre sulla Nfl

Inchiesta del New York Times: incompleto lo studio della commissione della lega. Un tentativo di minimizzare i rischi per la salute dei giocatori?
Il quarterback Steve Young, in una partita del 1997 Ap

La Nfl non avrebbe incluso molti casi di commozione cerebrale nei suo studi sui traumi alla testa per minimizzare i rischi per la salute dei giocatori. Il New York Times è tornato ad attaccare la lega professionistica di football americano, accusata di aver tentato, negli anni, di coprire i pericoli corsi dai giocatori.

La National Football League formò una commissione per condurre uno studio, pubblicato a partire dall'ottobre 2003 in 13 articoli sottoposti a revisione paritaria, che avrebbe dovuto includere tutte le commozioni cerebrali riportate dai dottori delle franchigie tra il 1996 e il 2001, ma oltre cento commozioni diagnosticate furono escluse dalla ricerca, secondo i documenti ottenuti dal New York Times. Per esempio, non furono inclusi i traumi subiti da quarterback di primo piano come Steve Young e Troy Aikman e nemmeno tutte quelle riguardanti i Dallas Cowboys. Secondo il Times, oltre il 10% dei traumi sarebbe rimasto escluso e altri furono più gravi di quanto descritto negli articoli: questo significa che la commissione calcolò la percentuale di commozioni cerebrali e scrisse le proprie conclusioni usando dati incompleti e facendole apparire meno frequenti del reale.

Quando il Times ha chiesto spiegazioni alla Nfl sui dati mancanti, i dirigenti della lega hanno dichiarato che "i club non erano obbligati, ma fortemente incoraggiati, a presentare i dati e non tutti l'hanno fatto" e che quindi non ci fu alcun tentativo di alterare i dati. La scoperta di questi dati mancanti, ha scritto il New York Times, solleva nuove domande sulla validità dello studio della commissione, presentato come prova scientifica del fatto che i traumi alla testa non provocano danni ai giocatori nel lungo periodo.

LO STUDIO

Nonostante l'intenzione di essere "indipendente" e "meticoloso", come promesso dal presidente della commissione, il dottor Elliott Pellman, lo studio fu condotto da dottori, neurochirurghi e allenatori che, in gran parte, avevano rapporti di lavoro con le franchigie della Nfl: quindi, presero delle decisioni sulla salute dei giocatori, poi le giudicarono. I ricercatori, in ognuno dei primi sette articoli, affermarono che i loro rapporti d'affari non avrebbero compromesso lo studio. La commissione affermò di aver analizzato tutte le commozioni cerebrali diagnosticate dagli staff medici delle squadre dal 1996 al 2001, 887 in tutto, enfatizzando poi la completezza e l'accuratezza dei dati. "Era inteso che qualsiasi giocatore con un sintomo riconoscibile di un trauma alla testa, non importa quanto marginale - si leggeva in uno degli articoli - dovesse essere incluso nello studio". Nei documenti riservati inviati per le revisioni, la commissione scrisse che "tutti i team della Nfl hanno partecipato" e che "tutti i giocatori hanno preso parte a questo studio".

I dati, però, ha scritto il Times, contraddicono le affermazioni della Nfl. La maggior parte delle squadre non segnalò tutti gli infortuni dei giocatori e, in tutto, almeno il 10% delle commozioni non fu preso in considerazione, tra cui le due subite da Wayne Chrebet, receiver dei Jets; il dottor Pellman, che guidò la ricerca e fu il primo firmatario di ogni articolo, era il medico dei Jets. Pellman, secondo molti non qualificato per guidare la commissione, in quanto reumatologo, era anche il medico personale di Paul Tagliabue, all'epoca a capo della Nfl. 

La commissione fu formata nel 1994, dopo una serie di ritiri anticipati di giocatori di alto profilo a causa delle commozioni cerebrali subite, e ha negato ripetutamente, negli anni, il legame tra il football e le malattie neurologiche, attaccando gli scienziati che hanno sostenuto il contrario. La commissione fu smantellata nel 2009 e la Nfl si affidò a ricercatori come il dottor Richard Ellenbogen, a capo del dipartimento di chirurgia neurologica all'Università di Washington, che criticò la commissione: "Non puoi avere la Nfl che si occupa di questi studi. Devi prendere persone che non ci devono nulla" disse a Outside the Lines, programma di Espn.


L'ENCEFALOPATIA TRAUMATICA CRONICA

Da quegli anni, non è mai scemato il dibattito sugli effetti a lungo termine delle commozioni cerebrali, in particolare sull'encefalopatia traumatica cronica (Cte), una malattia neurodegenerativa comune tra gli atleti di alcuni sport, provocata da colpi violenti ricevuti alla testa. I ricercatori, però, possono diagnosticare la Cte solo esaminando il cervello di giocatori morti: un grosso limite che ha rallentato gli sforzi per comprendere chi sia a rischio. Un nuovo studio, a cui stanno prendendo parte circa 50 ricercatori di diverse università e centri statunitensi, è considerato tra i più ambiziosi nello studio sui danni al cervello in ambito sportivo, e vorrebbe sviluppare il modo per individuare la malattia nelle persone viventi, necessario per prevenirla.

L'impossibilità, per i medici, di diagnosticare la Cte nei pazienti in vita è stata al centro del dibattito su un accordo in tribunale sulle lesioni cerebrali, con la Nfl che ha accettato di versare fino a 5 milioni di dollari a ciascuna delle famiglie degli ex giocatori morti tra il 2006 e l'aprile 2015 per la Cte; in tutto, la Nfl ha accettato di versare 765 milioni di dollari a oltre 4.500 ex giocatori (o alle loro famiglie).

Recentemente, per la prima volta, un alto dirigente della Nfl ha riconosciuto i legami tra il football e le malattie neurologiche, come la Cte. Jeff Miller, vicepresidente della Nfl per la salute e la sicurezza, ha testimoniato di fronte a una commissione della Camera dei rappresentanti: alla domanda sull'esistenza di questi legami, ha detto: "La risposta a questa domanda è sì, senza dubbio".