Fox News silura O'Reilly, accusato di molestie. Trump lo aveva difeso

La famiglia Murdoch prende le distanze dopo la fuga di inserzionisti. Il presidente Usa aveva detto che il conduttore è una "brava persona" che non ha fatto nulla di sbagliato

La peggior notizia di una carriera ultraventennale dentro Fox News ha raggiunto l'uomo di punta della rete televisiva statunitense mentre si trovava in Italia per un periodo di vacanza (forzata), durante la quale ha stretto la mano a Papa Francesco in Vaticano, approfittando dell'udienza generale. Il che aggiunge una zavorra di imbarazzo all'annunciata fine del regno catodico di Bill O’Reilly, travolto dalla fuga degli inserzionisti dopo le accuse di molestie sessuali ai danni di alcune donne. Allo scoppio dello scandalo l'anchorman aveva trovato l'appoggio del presidente Trump, che in un'intervista al New York Times aveva detto: "Credo che sia una persona che che conosco bene, è una brava persona". O’Reilly e Fox hanno patteggiato in almeno cinque casi, con un esborso di 13 milioni di dollari. Un circostanza rispetto alla quale il presidente Usa aveva espresso la sua perplessità: "Personalmente non credo avrebbe dovuto farlo - aveva dichiarato Trump -. Non credo che Bill abbia fatto qualcosa di sbagliato". L'impero mediatico che fa capo a Rupert Murdoch evidentemente la pensa diversamente.

Quando la decisione ufficiale dell'allontanamento da Fox News ancora non era stata comunicata, sia il Wall Street Journal sia il New York Magazine davano ormai per certa la volontà della famiglia Murdoch, che controlla la rete, di rimuovere O’Reilly. Prima di rendere operativa la separazione, la compagnia stava solo aspettando di portare a termine la trattativa con il conduttore sulle modalità di un'uscita di scena senza ulteriori danni collaterali per il gruppo. 21st Century Fox, il colosso dell'intrattenimento che controlla l'emittente tanto cara a Trump, ha diramato la seguente nota: "Dopo un accurato e attento esame delle accuse, la compagnia ha concordato con Bill O’Reilly che non ritornerà a Fox News".

A dare una spinta sul pedale del siluramento ha contribuito indubbiamente la perdita di oltre 50 inserzionisti, che hanno preferito tagliare i ponti con Fox dopo lo scoppio dello scandalo (l'ennesimo visto che l'estate scorsa ad essere messo alla porta per motivi simili era stato niente meno che il Ceo e cofondatore del canale Roger Ailes).

O'Really negli scorsi 15 anni aveva legato il suo nome al programma di approfondimento politico di prime-time "The O'Reilly Factor". La sua uscita mette fine a una storia di successo mediatico che finora aveva fatto di lui, 67 anni, una vera e propria gallina dalla uova d'oro per la rete televisiva americana. Una gallina che però ha provocato la perdita di pubblicità di inserzionisti di peso. Secondo quanto scritto dal New York Times, la rete sapeva da tempo di queste accuse e altri comportamenti poco opportuni, ma non aveva preso provvedimenti. Un legale di O'Reilly ha descritto la vicenda come frutto di un attacco politico da parte di gruppi di sinistra che hanno orchestrato una "sporca campagna" per screditarlo

Altri Servizi

Non c'è accordo sui fondi, Stati Uniti in shutdown: bloccate le attività federali

Il Senato non ha approvato la legge di rifinanziamento provvisorio per quattro settimane. Trump attacca: "I democratici vogliono svilire il grande successo dei tagli alle tasse". Possibile riduzione del Pil di 6,5 miliardi alla settimana

Gli Stati Uniti sono in shutdown. Il Senato non ha trovato un accordo per approvare il finanziamento provvisorio del governo federale, necessario entro la fine del 19 gennaio. La prima conseguenza è che migliaia di lavoratori federali saranno in congedo non retribuito e che circa 1,3 milioni di militari resteranno senza stipendio finché non si troverà una soluzione a questo stallo. Secondo un rapporto di S&P Global Ratings, lo shutdown potrebbe far scendere il Pil degli Stati Uniti dello 0,2% ogni settimana, ovvero 6,5 miliardi di dollari.

Pence in Medio Oriente, focus su sicurezza e terrorismo

Le tensioni su Gerusalemme capitale peseranno sul viaggio del vicepresidente Usa tra Egitto, Giordania e Israele. Parlerà alla Knesset, il parlamento israeliano: primo leader statunitense a farlo dal 2008

Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è al Cairo, in Egitto, prima tappa di un delicato tour in Medio Oriente, iniziato nonostante lo 'shutdown' in patria, ovvero la paralisi delle attività dell'amministrazione federale, causata dal mancato accordo tra repubblicani e democratici. "Gli incontri del vicepresidente con i dirigenti di Egitto, Giordania e Israele fanno parte integrante della sicurezza nazionale dell'America" ha commentato Alyssa Farah, portavoce del vicepresidente, per spiegare i motivi che hanno spinto Pence a non cambiare i suoi piani, almeno questa volta.

In Usa è scattato lo shutdown: cosa è e cosa comporta

Per la prima volta dall'ottobre 2013, il governo federale subisce una paralisi parziale. La Casa Bianca accusa i democratici

Per la prima volta dall'ottobre 2013, quando il presidente era Barack Obama, il governo federale degli Stati Uniti  è protagonista di una paralisi parziale. Per trovare una soluzione c'era tempo fino alla mezzanotte del 19 gennaio 2018 di Washington, le sei del mattino di sabato 20 gennaio in Italia. Come successo oltre quattro anni fa, il cosiddetto "shutdown" ha visto repubblicani e democratici scontrarsi sulla legislazione che andava approvata per continuare a finanziare le attività del governo.

Per gli Usa, il primo pericolo sono Russia e Cina. Terrorismo in secondo piano

Presentata la nuova strategia di difesa nazionale dal capo del Pentagono, James Mattis. Dal documento è stato cancellato il pericolo portato dal cambiamento climatico
U.S. Department of Defense

Non è più il terrorismo, ma la minaccia portata da Russia e Cina il maggior pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. A sentenziarlo è la nuova strategia di difesa nazionale (Nds) presentata dal Pentagono.

S&P promuove la Grecia, prima volta in due anni

Il rating passa a B da B-, comunque cinque gradini sotto l'investment grade. L'outlook resta positivo
iStock

Per la prima volta in due anni, S&P Global Ratings ha migliorato il suo giudizio sulla tenuta creditizia della Grecia, portato a "B" da "B-" (comunque cinque gradini al di sotto dell'investment grade). L'outlook è rimasto "positivo", cosa che implica un'altra possibile promozione.

Rinnovo della 702, c'è la firma di Trump: difesa la sorveglianza di massa, sconfitta la privacy

Rinnovata per sei anni la sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), che permette di spiare le conversazioni di cittadini statunitensi con stranieri di 'interesse' senza mandato

L'intelligence statunitense potrà continuare a controllare, senza un mandato, le comunicazioni di cittadini statunitensi in contatto con stranieri 'di interesse' che si trovano all'estero. Il presidente Donald Trump ha infatti firmato, dopo i voti favorevoli di Camera e Senato, il rinnovo per sei anni della sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), che consente alla National Security Agency (Nsa) di obbligare le aziende statunitensi, come Google, AT&T e Facebook, a permettere l'accesso illimitato e senza mandato alle e-mail e ad altre comunicazioni di stranieri all'estero, anche quando comunicano con cittadini statunitensi che si trovano in patria. Si tratta di una sconfitta per le associazioni che si battono per la difesa della privacy.

Wall Street ignora il rischio shutdown

Ieri chiusure in calo, ma Dow Jones oltre 26.000 punti
AP

Svolta storica al Los Angeles Times, arrivano i sindacati

Sono gli stessi che rappresentano già NY Times, Washington Post e Wsj. Il proprietario Tronc: aperto a discussioni produttive. Al via formazione di un comitato per trattare aumenti salariali
L'edizione del 5 novembre 2008 del giornale AP

Per la prima volta nei suoi 136 anni di storia, al "Los Angeles Times" entrano i sindacati. Il quotidiano controllato dal gruppo editoriale Tronc fa cos" storia e si prepara a vivere tensioni crescenti non solo con la proprietà del giornale ma anche con il suo management. I due fronti si sono già scontrati su licenziamenti, cambi di vertice e priorità di un gruppo che punta sul giornalismo digitale.

Il Congresso Usa approva il rinnovo di un programma di sorveglianza, sconfitta la privacy

Dopo il voto della Camera, è arrivato quello del Senato. La sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act rinnovata per sei anni. Attesa la firma di Trump

Il Senato statunitense ha approvato (con 65 voti a favore e 34 contro) il rinnovo per sei anni della sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, che permette alle agenzie di spionaggio di obbligare le aziende statunitensi, come Google e AT&T, a consentire l'accesso illimitato e senza mandato alle e-mail e ad altre comunicazioni di stranieri all'estero, anche quando comunicano con cittadini statunitensi che si trovano in patria. Si tratta di una sconfitta per le associazioni che si battono per la difesa della privacy. Il provvedimento, approvato dalla Camera la scorsa settimana, dovrebbe essere firmato domani dal presidente Donald Trump.

Un avvocato di Trump: "Il presidente è molto impaziente di parlare con Mueller"

Il procuratore speciale che indaga sulle interferenze russe nelle scorse elezioni potrebbe presto ascoltare il capo di Stato

Un avvocato di Donald Trump ha detto che il presidente degli Stati Uniti è "molto impaziente" di sedersi a parlare con il procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sulle interferenze russe nelle scorse elezioni.