G7: Mustier (Unicredit) a incontro centrato su cybersicurezza finanziaria

Dialogo tra settore pubblico e privato per capire le sfide e definire le soluzioni. Non è emerso un senso di urgenza nonostante i casi in Usa contro Equifax, Sec e Deloitte

Washington - Jean Pierre Mustier, Ceo di Unicredit, ha partecipato nel pomeriggio americano del 12 ottobre a una riunione del G7 che si è occupata anche di cybersicurezza nel settore finanziario. L'amministratore delegato è stato uno dei rappresentanti del settore privato, uno per nazione, che sono stati invitati a partecipare all'incontro organizzato a Washington a margine dei lavori autunnali del Fondo monetario internazionale.

Il meeting - che è servito anche per dare l'addio agli uscenti vicepresidente della Federal Reserve e ministro tedesco delle Finanze, rispettivamente Stanley Fischer e Wolfgang Schaeuble - è stato organizzato in tre sessioni da tre quarti d'ora l'uno. La prima è stata appunto dedicata alla cybersicurezza, la seconda all'agenda per la crescita inclusiva e la terza al coordinamento delle istituzioni finanziarie.

Secondo fonti, non è emerso un senso di urgenza nella lotta contro intrusioni informatiche illecite, non si è parlato di criptovalute come Bitcoin o di attacchi sponsorizzati da governi. Nell'epoca in cui in Usa non si parla altro che di Russiagate, non si è discusso nemmeno di casi specifici nonostante i casi recenti che hanno riguardato l'agenzia americana di controllo dei crediti Equifax, la Securities and Exchange Commission e la società di revisione Deloitte.

L'obiettivo - hanno spiegato le fonti - era quello di capire quali sono le sfide attuali e quali potrebbero essere le soluzioni possibili. Per questo si punta allo scambio di informazioni e a capire quale sia il luogo più adatto per coordinare le iniziative.

Per l'Italia - che ha deciso un anno e mezzo fa di fare del tema della cybersicurezza un tema parte della sua agenda alla presidenza del G7 - le prime sessioni sono state importanti. L'idea era quella di avviare uno scambio di esperienze e dare ai policy maker il punto di vista dell'industria finanziaria. C'è stato chi ha raccontato che ha 2.000 persone che lavorano su questo ogni giorno e chi sostiene che servano più laureati preparati a lavorare in questo campo. Insomma, mentre dialogano, il pubblico e il privato sanno che la società si sta digitalizzando sempre di più e che quindi il rischio di cyberattacchi va aumentando. E se fino a un po' di tempo fa gli attacchi hacker avevano una elevata frequenza di cani sciolti, oggi c'è una sorta di escalation che chiama sempre più in causa organizzazioni criminali.

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