Galileo in chiave contemporanea, sperimentale. Pop. "Seducente", per dirla insieme all'artista Aleksandra Mil che ha dedicato all'icona italiana del Seicento, la videoperformance in mostra al Whitney Museum, fino al 19 febbraio (alla Lobby gallery). "The seduction of Galileo Galilei" è un omaggio all'eretico cattolico che sfidò la Chiesa imponendo la propria visione del cosmo, rivisitato dall'artista nelle sue teorie sulla gravità.
Il progetto della mostra newyorchese appare bislacca quanto d'effetto: mettendo in scena in una cava dell'Ontario la caduta di massi da una gru, la Mil ripete gli stessi esperimenti che il fisico tentò, dando vita a una rivoluzione. La colona sonora è barocca, gli effetti di luce regalano un viaggio nello spazio, attraverso frame e collage di immagini. E' il dialogo che Aleksandra, innamorata dell'Italia (e di Palermo dove ha studiato e lavora, dividendosi con Londra e New York), vuole invocare. Galileo inziò i propri studi facendo cadere oggetti dalla torre di Pisa, la Mir parla di "esperimenti partecipativi", rievocando le teorie, le carte, i libri (compreso il testo mai completato) del filosofo.
"La mostra sollecita una relazione intellettuale con un uomo di quattro secoli fa, al fine di esplorare, sfruttare, liberare il vuoto nel racconto del mito", spiega il curatore, Robayo Sheridan. Oltre la videoinstallazione al Whitney, una cernita di immagini scelte della MIr, le cui opere sono incluse nelle grandi collezioni dei musei del mondo, dalla Tate modern alla Kunsthaus di Zurigo con un passaggio alla Biennale di Venezia (2009), che contrappongono raffigurazioni di iconografie religiose e viaggi nello spazio, e la chiusura con un interrogativo: "Se angeli e astronauti condividono lo stesso cielo, non sarà forse il momento di farli conoscere?"
















