I genitori di Melania Trump sono diventati cittadini Usa. Con la riforma che vuole Trump non sarebbero mai entrati

Il presidente vuole cancellare la cosiddetta 'migrazione a catena', che ha consentito alla moglie di far entrare Viktor e Amalija Knavs negli Stati Uniti
AP

I genitori della first lady, Melania Trump, sono da oggi cittadini statunitensi. L'avvocato di Viktor e Amalija Knavs ha dichiarato alla stampa che la coppia slovena, che aveva un permesso di residenza permanente, ha prestato giuramento questa mattina, a New York. Viktor ha 74 anni, due più del presidente Donald Trump, Amalija invece 73. La first lady, nata Melanija, ha poi cambiato il nome in Melania Knauss quando ha cominciato a lavorare come modella.

La notizia sta già creando discussioni e polemiche negli Stati Uniti, a causa delle dure posizioni del presidente Donald Trump sull'immigrazione, per esempio sulla 'migrazione a catena', che andrebbe eliminata. La first lady Melania, ha ricordato recentemente il Washington Post, ottenne nel 2001 il permesso di residenza permanente negli Stati Uniti grazie al programma di élite EB-1, che garantisce un visto a persone con "straordinarie capacità" nella scienza o nell'arte, nel business o nello sport, ribattezzato il visto "per gli Einstein", come i ricercatori accademici, gli attori vincitori di Oscar o gli sportivi olimpici. Grazie a Melania, ha poi scritto il quotidiano, hanno ottenuto un visto anche i suoi genitori, per la cosiddetta 'migrazione a catena'.

Melania fu tra i cinque cittadini sloveni a ottenere l'EB-1 nel 2001, un permesso che le diede la possibilità di sponsorizzare i genitori; all'epoca, era una modella con all'attivo sfilate in Europa, una pubblicità della Camel e una foto sul numero di Sports Illustrated dedicato ai costumi, che frequentava Trump.

La first lady arrivò negli Stati Uniti nel 1996 con un visto da turista, poi ottenne dei visti di lavoro H1-B, divenuti molto più difficili da ottenere sotto l'amministrazione del marito, visto che il loro numero è diminuito di oltre 50.000 unità nel 2017 rispetto all'anno precedente. All'epoca, secondo alcune persone del settore ascoltate dal Post, Melania non era certo una top model. Nel 1998, a 28 anni, cominciò a frequentare Trump e la loro relazione aiutò la sua carriera.

La fine della 'migrazione a catena', ovvero della possibilità per i residenti di far entrare nel Paese i parenti, è uno dei punti su cui Trump si sta mostrando intransigente, quando si parla di riforma dell'immigrazione. "La migrazione a catena deve finire ora! Uno entra e porta l'intera famiglia qui, tra cui persone che possono essere veramente malvagie. NON ACCETTABILE!" scrisse per esempio a novembre su Twitter.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

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Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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