Gentiloni: con Washington rapporti storici, fanno parte dei nostri interessi

Per il presidente del Consiglio, oggi alla Casa Bianca per incontrare il presidente americano Donald Trump, "è importante che si capisca che questi rapporti storici oggi fanno parte anche dei nostri interessi".

Quelli che l'Italia ha con gli Stati Uniti sono "rapporti storici, a cui teniamo molto, che sono sempre stati un pilastro della nostra politica estera". Lo ha detto Paolo Gentiloni, presidente del consiglio dei ministri, parlando a margine del suo intervento al think tank Center for Strategic and International Studies di Washington.

Per il leader italiano, che alle 21 sarà alla Casa Bianca per incontrare il presidente americano Donald Trump, "è importante che si capisca che questi rapporti storici oggi fanno parte anche dei nostri interessi".

Coltivare la relazione tra Usa e Italia è "fondamentale per gestire le crisi che abbiamo dal Mediterraneo alla stabilizzazione di alcuni Paesi come la Libia", ha aggiunto Gentiloni secondo cui la leadership italiana e Usa è fontamentale per fare passi ulteriori nello stabilizzare la Libia, "che vuol dire anche far fronte a fenomeni migratori, contrastare trafficanti di esseri umani e combattere il terrorismo".

Per Gentiloni, "non si tratta solo di confermare quello che è un ancoraggio storico della nostra politica estera. Si tratta di coltivare i nostri interessi nazionali con gli Usa investendo in questo rapporto quelli che sono i nostri principi e i nostri valori ai quali teniamo molto e che sosteniamo a testa alta".


Sulla Brexit

Il presidente del Consiglio ha affrontato anche temi di rilevanza internazionale, a partire dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, prevedendo negoziati "difficili". La Ue ha "bisogno di unità, perché averla implica avere una posizione forte per trattare". Secondo Gentiloni, l'unità della Ue "è nell'interesse anche della nazione d'Oltremanica" perché altrimenti non si trova una soluzione. Il leader italiano ha detto che "siamo in favore di un approccio giusto, non abbiamo bisogno della vendetta se un Paese lascia l'Ue". 


Sulla Russia

"Non dobbiamo mostrate debolezza, sarebbe un errore, ma se siamo uniti dobbiamo coinvolgere la Russia" per risolvere le crisi in corso non solo in Siria ma anche in Ucraina. Gentiloni ha ribadito che "l'idea di isolare la Russia non è una cosa accurata dal punto di vista storico, psicologico. Quando attaccata, la Russia reagisce con un incredibile orgoglio ed energia; quando coinvolgi la Russia, essa mostra le proprie debolezze.

Dovremmo studiare quello che è successo negli anni '80". Secondo Gentiloni "abbiamo fatto bene a reagire all'Ucraina, sapendo che per noi è stata una scelta difficile visto che, con la Germania, siamo stati la nazione più colpita dalle conseguenze dell'imposizione di sanzioni" contro Mosca per l'annessione, nel marzo 2014, della penisola di Crimea che teoricamente fa parte del territorio sovrano controllato da Kiev.


Sull'Unione europea

"Sono preoccupato, come tutti dovrebbero essere, ma sono ottimista" sulla tenuta dell'Europa e dell'Unione europea in vista di elezioni che saranno "cruciali". In vista del primo round delle elezioni presidenziali francesi di domenica prossima e di quelle, a settembre, della Germania,  Gentiloni ha fatto notare che "nell'ultimo paio di anni abbiamo avuto una tempesta perfetta: la Brexit, la crisi della migrazione, le conseguenze della crisi economica in vari Paesi.

Il presidente del consiglio ha aggiunto: "Tengo alta l'attenzione di quanto succede: le prossime elezioni saranno cruciali. L'America può giocare un ruolo: mai dimenticarsi si cosa sia l'Ue, una storia straordinaria di successo". Gentiloni si dice ottimista perché "nella nostra esperienza passata, l'Europa ha sempre reagito alle difficoltà con una reazione positiva. Non sono pessimista".


Su Libia e Siria

"Non credo che la divisione della Libia, una più vicina all'Egitto e l'altra più islamica, sia una buona idea", ha detto Gentiloni, sottolineando che una divisione "potrebbe alimentare la distabilizzazione e un ulteriore intervento estero. Le conseguenze sarebbe dannose per l'Egitto, la Tunisia e l'Europa".

Sulla Siria Gentiloni ha detto che il raid missilistico deciso il 7 aprile scorso dal presidente americano Donald Trump contro una base aerea siriana in risposta all'attacco chimico di tre giorni prima che Washington crede sia stata opera del presidente siriano Bashar al-Assad, è stata la "cosa giusta da fare". In Siria non c'è spazio per una soluzione militare ma politica a una "violenza orrenda" giunta al settimo anno.

Il presidente del Consiglio dei ministri ha detto che quella di Trump è stata una "risposta motivata dall'uso di armi chimiche" che ha lanciato un "messaggio chiaro ad Assad". Gentiloni ha aggiunto: "Credo fosse la cosa giusta da fare ma questo non significa che possiamo immaginare una soluzione militare alla crisi siriana". Per il presidente del Consiglio, "l'Italia ha sempre detto che l'idea di evitare qualsiasi negoziato prima di un cambio di regime era irrealistico". E così è. "Ora è il momento di negoziati veri" anche perché "Assad non è l'uno attore, deve negoziare anche con l'opposizione". Serve inoltre "un ruolo costruttivo della Russia" perché "non c'è alternativa: c'è una soluzione militare a Raqqa, non a Damasco".

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I nazionalisti bianchi d'America amano Bashar al Assad

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Nel corso della manifestazione della destra nazionalista e suprematista di Charlottesville, in Virginia, un video di YouTube mostra una delle persone presenti alla dimostrazione con una maglietta con la scritta "Bashar’s Barrel Delivery Co.", in riferimento all'uso di gas da parte del regime siriano di Bashar al Assad contro i suoi oppositori. Nel corso della manifestazione sono stati pronunciati altri slogan in favore di Assad. Il quotidiano online The Intercept racconta come glie stremisti di destra americani siano sostenitori del regime di Damasco.

I resort di Trump sulla rotta dell'uragano Irma

Mar-a-Lago, la "Casa Bianca d'inverno", dovrebbe resistere ai forti venti grazie anche all'uso di pietra italiana nella sua costruzione. Altri tre club a rischio in Florida. Se subirà danni, il presidente potrà accedere a fondi federali

Mentre continua la fuga in Florida in vista dell'arrivo dell'uragano Irma, la "Casa Bianca d'inverno" di Donald Trump ha chiuso i battenti. Il resort Mar-a-Lago, amato dal presidente americano per trascorrevi molti fine settimana al posto di stare al freddo di Washington, si trova in un'area dove a partire da ieri alle 23 italiane l'evacuazione era obbligatoria. Grazie anche alle pietre importate da Genova (Italia) per la costruzione delle pareti esterne, degli archi e di alcuni interni, l'immibile dovrebbe resistere ai forti venti della tempesta ma non sono tuttavia esclusi pesanti danni causati da probabili allagamenti.

Repubblicani su tutte le furie dopo accordo Trump-democratici

Le probabilità di una riforma fiscale entro fine anno calano. Lo speaker alla Camera, Paul Ryan, getta dubbi sull'aliquota al 15% delle aziende promossa dal presidente
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"Ci ha fottuto". Questo commento dà l'idea dell'aria che tira dentro il partito repubblicano all'indomani dell'accordo siglato tra Donald Trump e l'opposizione democratica. E' la dimostrazione di come l'ostilità tra il Gop al Congresso e il presidente americano abbia raggiunto nuovi livelli. E c'è chi insinua che ora l'approvazione entro fine anno di una riforma fiscale tanto cara al leader Usa sembri meno probabile. Non solo: non manca chi a Washington si aspetta che nelle elezioni di metà mandato del 2018 i democratici riprendano il controllo della Camera (perso nel 2010). Così facendo Capitol Hill non sarebbe più interamente rosso come lo è dal 2014 ma anche blu (il colore del partito democratico).

Irma tocca terra a Cuba e marcia verso la Florida

Lo stato della Florida ha ordinato l'evacuazione di 5,6 milioni di persone mentre il potente uragano Irma minaccia la zona sudorientale Paese. Allarme anche in South Carolina e in Georgia.
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L'uragano Irma oscilla tra la categoria 4 e 5, quella più elevata e potenzialmente pericolosa. L'uragano, come ha fatto sapere il National Hurricane Center (Nhc), ha raggiunto Cuba alle 5 ora italiana di sabato, toccando terra sull'Arcipelago Camaguey, con raffiche di 260 chilometri orari e velocità di spostamento stimata in 20 chilometri orari.

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Complessivamente, secondo gli esperti, Irma potrebbe lasciarsi alle spalle danni per oltre 200 miliardi di dollari, di cui 135 miliardi solo in Florida. Circa 9 milioni di persone potrebbero restare senza energia elettrica. Coprifuoco a Miami.
Ap

Irma, ora uragano di categoria 3, ma secondo le previsioni riguadagnerà forza nelle prossime ore (continua a oscillare tra la categoria 4 e 5, la più alta e pericolosa), viaggia verso la Florida e, dopo avere colpito Cuba, si prepara ad arrivare sulle isole Florida Keys nella mattina di domenica, con venti che soffiano a 200 chilometri all'ora, per poi muoversi verso Miami, che potrebbe essere investita solo marginalmente se l'occhio del ciclone si spostasse ulteriormente verso ovest.

Sale bilancio vittime terremoto in Messico, prosegue ricerca superstiti

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Prosegue senza sosta la ricerca di superstiti del terremoto che ha colpito il sud del Messico, provocando almeno 64 morti e oltre 200 feriti. Si è trattato del più violento sisma a colpire il Paese nell'ultimo secolo, con una magnitudo di 8,2 sulla scala Richter.

Cohn al posto di Yellen? Trump cambia idea

Secondo il Wsj, al presidente non sarebbero piaciute le critice del suo consigliere economico sui suoi commenti sulle violenze di Charlottesville
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Difficilmente Donald Trump nominerà Gary Cohn alla guida della Federal Reserve. Lo scrive il Wall Street Journal secondo cui il presidente americano è disposto a prendere in considerazione altri candidati per la poltrona che sarà ricoperta fino al prossimo febbraio da Janet Yellen. Il nome del consigliere economico della Casa Bianca era visto in pole position da quando, in una intervista del 25 luglio scorso, Trump aveva spiegato al giornale finanziario che stava valutando la promozione di Cohn al comando della banca centrale Usa oltre a una conferma della stessa Yellen. Le cose sono cambiate dopo la critica fatta dall'ex presidente di Goldman Sachs al leader Usa in merito alle violenze esplose il 12 agosto scorso a Charlottesville.

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Nel 2009, l'allora numero 25 del mondo, lo svedese Robin Soderling, stupì il mondo battendo il numero uno, lo spagnolo Rafael Nadal, al Roland Garros, dove era imbattuto. Nello stesso torneo, tre anni dopo, la francese Virginie Razzano, 111 della classifica Wta, sconfisse la statunitense Serena Williams, una delle più grandi tenniste della storia, al primo turno. Quest'anno, agli Australian Open, l'uzbeko Denis Istomin, 117 del ranking, ha sconfitto l'ex numero uno, il serbo Novak Djokovic.

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Fed: il vicepresidente Fischer dà le dimissioni. E avverte Trump

Ha scritto al presidente comunicando la sua decisione e ricordandogli che con i requisiti stringenti imposti dopo la crisi del 2008 il sistema finanziario è più solido. Yellen: gli sono grata, ci mancherà. Istituto centrale verso una rivoluzione
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Intorno al 13 ottobre prossimo, Stanley Fischer non sarà più il vicepresidente della Federal Reserve né membro del suo Board. Lo ha annunciato lui stesso dando le sue dimissioni per motivi personali. Intende stare più vicino alla moglie. Il mandato all'interno del Board della banca centrale del 73enne nominato da Barack Obama il 28 maggio 2014 doveva scadere il 31 gennaio 2020. Il suo mandato da braccio destro di Janet Yellen sarebbe scaduto il 12 giugno 2018. Quello della prima donna alla guida della Fed finirà nel febbraio del prossimo anno. Questo significa che nell'istituto forse più importante al mondo si preannuncia un giro di poltrone non indifferente che chiama in causa la Casa Bianca (le nomine passato dal suo inquilino).