Gingrich sbanca la South Carolina. Ora marcia sulla Florida

La vera notizia è il distacco di 12 punti che ha inflitto a Romney

Newt Gingrich in South Carolina ha sorpreso tutti, gli avversari, i sostenitori e chi qualche mese fa lo aveva dato per spacciato perché aveva raccolto meno della metà dei fondi di Mitt Romney. Ma a sorprendere non è stata la sua vittoria: impensabile alla vigilia delle primarie, quando l'ex governatore del Massachusetts era considerato il candidato inevitabile, e diventata sempre più probabile negli ultimi giorni, specie dopo i due ultimi dibattiti, in cui l'ex speaker della Camera ha stravinto. A stupire sono i margini di vantaggio su Romney, 12 punti di distacco (il 40% contro il 28% di Romney) che pesano come macigni e che danno alla sconfitta la dimensione della disfatta. Tanto più che dal 1980, il candidato che vince in South Carolina poi si è aggiudicato anche la nomination Repubblicana.

Solo dieci giorni fa Gingrich aveva finito in New Hampshire con un deludente quarto posto, Romney aveva incassato due vittorie e si preparava alla terza, si preparava a scrivere la storia, perché nessun repubblicano ha mai vinto nelle prime tre votazioni. Poi tutto è cambiato: c'è stato il riconteggio delle schede in Iowa e la vittoria è stata riassegnata a Rick Santorum, c'è stato il dibattito di giovedì e l'attacco di Gingrich ai media, gli intoccabili, e ci sono stati i sondaggi che, punto dopo punto, sono stati ribaltati.

L'ex speaker della Camera è riuscito ad accattivarsi il sostegno delle parti più pesanti del partito repubblicano, gli evangelici e il Tea Party, e ha guadagnato indistintamente il consenso di uomini e donne, nonostante i suoi due matrimoni falliti e le accuse dell'ultima ora della ex moglie Marianne. Gingrich ora marcia verso la Florida e lo fa con un passo diverso rispetto all'ex front runner Mitt Romney: ha lo slancio di una sonora vittoria,  mentre Romney sembra avere perso anche il sostegno (ventilato e poi smentito) dell'ex governatore dello stato Jeb Bush.

Romney, che ha lasciato il New Hampshire da front runner e ora si ritrova a essere solo uno dei tre repubblicani che hanno vinto in uno stato, ha ammesso che "la competizione ora diventerà più interessante". E sarà lunga, molto lunga. Chi pensava che già dopo la South Carolina i giochi sarebbero stati fatti, si è sbagliato di grosso: la corsa è di nuovo aperta, "sarà dura, perché c'è molto per cui valga la pena combattere", ha detto Romney, cercando di apparire disteso, ma malcelando tutta la tensione e la delusione per una sconfitta bruciante. Gingrich, dal canto suo, non ha infierito contro i rivali, anzi ha speso per tutti parole di elogio. Il vero nemico, ha detto chiaro e tondo, è il presidente Barack Obama, "un presidente talmente debole da fare sembrare Carter forte".

La partita sembra destinata a essere una corsa a due tra Romney e Gingrich: in South Carolina Rick Santorum e Ron Paul sono stati semplici comprimari, correndo una gara separata per il terzo e quarto posto (il primo si è fermato al 17%, Paul al 13%). Nessuno dei due si è ritirato, anzi entrambi hanno ribadito di volere andare avanti senza esitazioni. "C'era un senso di inevitabilità, ora il gioco è di nuovo aperto", ha detto Santorum. Prossima tappa dunque è la Florida, il voto è il 31 gennaio e in palio ci sono altri 50 delegati, finora ne sono stati assegnati poco più di 60. Pochissimi: il quorum per la nomination è 1.144 delegati.

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