Glenn Weyant, l'uomo che suona i confini

Intervista all'artista che per fare musica al posto di chitarre e pianoforti usa il muro che divide gli Stati Uniti dal Messico
Glenn Weyant suona il muro che divide Stati Uniti e Messico Gleen Weyant

Glenn Weyant è un musicista unico nel suo genere. A dare vita ai suoi pezzi non sono le corde di una chitarra o i tasti di un pianoforte, bensì le sbarre che sorreggono una delle strutture più dense di significato politico al mondo: la frontiera tra gli Stati Uniti d’America e il Messico.

Dal 2006, l’artista ha iniziato a installare microfoni, strumenti e oggetti di vario tipo tra le sbarre d’acciaio che dividono i due Paesi, nel deserto di Nogales, Arizona. La melodia che scaturisce da quest’insolita orchestra si fonde con i suoni del deserto dell’Arizona, dando vita a composizioni uniche, di genere "ambient" collezionate da Glenn in una raccolta chiamata "SonicAnta". "Sonic", la parola inglese per "sonoro", e "Anta" che in sanscrito vuol dire "confine" o "fine del territorio conosciuto". Il suono del confine.

"Ricordo bene la prima volta che riuscii a sentirlo, il suono del confine. Era bellissimo, tutti i rumori, gli animali al pascolo, il vento, perfino le conversazioni in lontananza, tutti mescolati insieme. Il Messico e l’America fusi in un’unica armonia. La musica, proprio come gli elementi naturali, non conosce confini. È come il delta di un fiume dove l’acqua dolce si mescola con quella salata. Da lì ho preso l’ispirazione che ha dato vita a SonicAnta".

La prima registrazione di SonicAnta risale al 2006. Ma che cosa ha spinto Glenn a recarsi nel mezzo del deserto dell’Arizona in cerca di "suoni di confine"? "Era il 2006, qualche anno dopo gli attentati dell'11 Settembre e l’America era ancora sconvolta, la parola terrorista era sulla bocca di tutti. Sembrava quasi che qualunque straniero potesse essere un potenziale terrorista. Allora mi sono domandato: che cos’è uno straniero? Chi siamo “noi”, chi sono “loro”? E che cos’è questa “cosa” che ci divide? In effetti tutti parlano spesso di questo confine ma quanti davvero sanno anche solo come sia fatto? Così ho deciso di andare a vedere il muro.”

Glenn ci tiene a specificare che la scelta di usare il termine “wall”, muro, invece che “fence”, recinzione, è voluta: “La parola muro ha un’accezione più negativa di recinzione. Una recinzione dà l’idea di qualcosa di temporaneo, mentre un muro viene costruito per dividere permanentemente due parti.”

SonicAnta non è il primo progetto che vede il musicista cimentarsi con strumenti non esattamente tradizionali. Glenn si definisce un sound ecologist, un ecologista del suono, fin da piccolo il mondo gli sembrava un unico grande strumento musicale che poteva esser suonato in qualunque momento. "Mi ricordo da bambino suonavo usando pentole, rami, rottami abbandonati, qualunque cosa".

Così, quando raggiunge il confine in cerca di un’ispirazione sui temi della divisone e del confine, si ritrova d’istinto a voler suonare quella struttura imponente che si ritrova davanti.

“La prima volta che giunsi nel deserto non sapevo bene ciò che stavo facendo, non ero neanche sicuro se fosse legale o meno. Mi sono avvicinato al muro e ho piazzato un microfono tra le sbarre per poter registrare i suoni.” Glenn non ha mai avuto problemi con la legge per queste sue performances, perché come spiega, “non esiste una legge che vieti di usare il muro come strumento.”

Secondo Glenn, il fatto di essere un uomo bianco gioca a suo favore quando si tratta di avere a che fare con le autorità, che invece a suo dire possono adottare comportamenti “militari” nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza del confine. Glenn racconta ad esempio di un incidente accaduto non lontano da dove avvengono le sue registrazioni in cui perse la vita un adolescente messicano, ucciso dai colpi di pistola sparati da una guardia americana attraverso le sbarre del confine.

Secondo l’agente americano, il ragazzino che si trovava sul lato messicano della frontiera stava lanciando pietre contro le sbarre di divisione, anche se alcuni passanti hanno riportato che stesse semplicemente camminando lì vicino. L’Fbi ha aperto un'indagine che ad oggi non hanno ancora fatto chiarezza sulla vicenda.

Episodi di questo tipo secondo Glenn contribuiscono a creare tensione tra gli abitanti americani e messicani delle zone vicine al confine. Anche per questo il musicista ha voluto cercar di proporre una chiave di lettura diversa da quella tradizionale, che possa contribuire a smussare le frizioni tra chi abita al di qua e al di là del muro.

“Voglio provocare una reazione nel modo in cui vediamo questo simbolo lasciando che per un attimo si spogli dal suo significato tradizionale di barriera che delimita un “noi” e un “loro” e ne acquisisca un altro. Io sono un musicista, quindi per me il muro diventa uno strumento, ma potrebbe diventare quello che vuoi".

Questa trasfigurazione del muro, da simbolo di divisone a veicolo di un messaggio artistico ricorda il progetto del fotografo parigino JR, che nel 2007 aveva affisso sui muri della striscia di Gaza gigantografie che ritraevano uno di fianco all’altro i volti di israeliani e palestinesi catturati in smorfie, in un serie intitolata, appunto, “Face2Face”.

Sul sito di JR si legge che l’intenzione dietro a “Face2Face” è di divertire lo spettatore, a prescindere dalla sua nazionalità, facendolo riflettere su come la faccia buffa dei ritratti sia in fondo poi non così diversa dalla sua.

Glenn è a conoscenza dell’opera di JR e rivela che non gli dispiacerebbe poter collaborare con artisti di altre paesi, Messicani in primis, per creare qualche progetto internazionale sul tema del confine: “Sarebbe fantastico, ad esempio, incidere dei pezzi in vari luoghi dall’alta carica simbolica come appunto questo confine o il muro che delimita la striscia di Gaza, e poi mischiare i suoni insieme. Magari si potrebbe chiedere a qualche DJ famoso di remixare i suoni in modo da creare arrangiamenti più orecchiabili della musica ambient che faccio io, che è molto di nicchia. Potremmo creare “musica di confine” per il grande pubblico.”

Ma la carenza di fondi rende questo tipo di collaborazioni molto difficile da realizzare secondo il musicista: “Fino ad ora non ho mai sentito di organizzazioni disposte a sponsorizzare questo tipo di collaborazioni tra gli artisti.”

Glenn finanzia le sue performances e le registrazioni grazie alla vendita dei suoi album, disponibili sul sito sonicanta.com e su iTunes. Una parte dei profitti delle vendite viene devoluta all’Ong “No More Deaths” che si impegna per alleviare la sofferenza ed evitare la morte dei numerosi migranti che attraversano il deserto dell’Arizona per cercare di entrare negli Stati Uniti.

Secondo le stime del Border Patrol, la polizia di confine americana, nel solo anno 2013 hanno perso la vita 445 migranti nel tentativo di attraversare il confine ed entrare negli Stati Uniti.

E negli ultimi mesi, il governo Americano ha dovuto far fronte a una crisi senza precedenti, quella dei bambini migranti, “children migrants”, minorenni che arrivano negli Stati Uniti senza i genitori o adulti che si possano prender cura di loro.

Dall’ottobre 2013 al luglio 2014 quasi 63.000 minori non accompagnati hanno varcato il confine meridionale degli Stati Uniti, la maggior parte trovando un passaggio nel lato sud-ovest della frontiera. Glenn non ha dubbi sul fatto che quest’emergenza dovrebbe essere considerata una crisi umanitaria: “Credo che sia molto importante iniziare a usare le parole giuste quanto parliamo di questo fenomeno. Qui si tratta una crisi umanitaria. Questi bambini non dovrebbero essere considerati migranti, ma rifugiati. Rifugiati in fuga dalla violenza, la guerra e la fame che affliggono i paesi al sud degli Stati Uniti". Già, perché non sono solo Messicani a tentare fortuna cercando di varcare il muro, ma cittadini di Paesi come Honduras, El Salvador e Guatemala, che registrano tassi di violenza tra i più alti al mondo.

Progetti dopo l’ultimo album? Glenn non è ancora sicuro su cosa verterà il suo prossimo capitolo di ecologista del suono. Forse tornerà a concentrarsi esclusivamente suoi suoni della natura per incidere le sue composizioni.

Quel che è certo è che anche dopo la fine di SonicAnta, continuerà lo stesso a suonare il muro: “Con la fine di questo progetto non finisce la mia curiosità per questa musica. Mi ha rapito fin dalla prima volta che ho sentito il vento tra le sbarre d’acciaio. È strano. Il vento quando soffia nel deserto, si insinua tra i cactus, tra i cespugli ed emette un suono melodioso, rilassante... ma quando soffia attraverso le sbarre produce un suono molto diverso, quasi come un ululato. Inquietante, ma a suo modo bellissimo. E adesso stanno arrivando nuovi suoni, come quelli dei droni, degli elicotteri… il confine continuerà a cambiare e così avrò un nuovo repertorio per la musica di confine".

Per il suonatore di confine, quest’angolo brullo di deserto è davvero un’orchestra in perenne evoluzione.

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