Gli otto momenti cruciali del primo dibattito Clinton-Trump

Economia, questione razziale e movimento dei 'birther' ma anche Russia e cyber-sicurezza, Fisco, donne e preparazione per essere presidente Usa. Su questi temi i due rivali si sono sfidati

Economia e accordi commerciali. Questione razziale e movimento dei 'birther'. Russia e cyber-sicurezza ma anche Fisco, donne e imprenditoria. Su questi temi i candidati alle elezioni presidenziali americane si sono confrontati nel loro primo dibattito presidenziale, trasmesso nella notte dalla Hofstra University a Long Island, nello Stato di New York. Lo hanno fatto dopo una fase iniziale, durata poco, di convenevoli e scambi amichevoli. I due si sono stretti la mano. Clinton gli ha chiesto "Come stai Donald?" e ancora "it's good to be with you" (è bello essere qui con te). Lui si è accertato che alla rivale andasse bene essere chiamata "Secretary", riferimento alla carica di segretario di Stato da lei ricoperta. Ma poi si è presto passati agli attacchi, anche personali. Di seguito gli otto momenti che hanno caratterizzato l'evento più atteso nella storia politica americana dell'epoca moderna.

Economia
Come suo solito, Trump ha descritto con toni cupi lo stato dell'economia americana, cosa che gioca in favore del motto della sua campagna "Make America Great Again". Secondo il miliardario repubblicano gli Usa sono paragonabili - non si capisce da quale punto di vista - a un "Paese da terzo mondo" la cui economia si trova in una "bolla grande, grossa e brutta". La colpa? Non solo delle politiche del presidente uscente Barack Obama (un democratico) ma anche di una Federal Reserve accomodante e politicizzata. "Siamo una nazione seriamente debitrice", ha dichiarato colui che in passato si è vantato di essere il 're del debito'. Secondo Clinton invece "ci siamo sollevati dagli abissi. Non è stato facile". E accusando Trump di essere "all'origine della crisi immobiliare residenziale" del 2008: "Nel 2006 disse, 'spero che [il settore del mattone] collassi così posso comprare e fare soldi'", ha continuato l'ex segretario di Stato. Lui ha risposto: "Si chiama fare business". Per la candidata democratica "l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è tornare su politiche che ci hanno fatto fallire" incluso un approccio che premia i più abbienti come Trump, un approccio chiamato da Clinton "trumped-up, trickle-down" e che darebbe benefici ai ricchi e alle grandi aziende. Serve invece una economia "più equa", lo stesso trattamento economico riservato agli uomini per le donne lavoratrici, un salario minimo orario più alto e la condivisione degli utili aziendali tra dipendenti e non solo tra i top manager. L'ex segretario di stato vuole anche assistenza per l'infanzia per tutte le tasche e studenti senza debiti universitari.

L'attacco a Trump imprenditore
"Se il motivo principale per cui credi di potere diventare presidente degli Stati Uniti sta nel tuo business, allora forse dovremmo parlarne", ha tuonato Clinton: "Qualche volta non c'è un trasferimento diretto di competenze dal business al governo ma talvolta quanto successo nel business sarebbe davvero negativo per il governo" pubblico. Lui - accusato di molteplici bancarotte e di non avere retribuito molti dei lavoratori che gli hanno fornito servizi (incluso un architetto seduto tra il pubblico) - si è rovinato con le proprie mani dicendo: "Approfitto delle leggi del Paese".

L'attacco a Trump evasore
Clinton ha vinto anche sul tema delle tasse e sul rifiuto del rivale di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi. "Ha qualcosa da nascondere: forse non è ricco come dice di essere; forse non è generoso in donazioni come si vanta; ha 650 milioni di dollari di debiti con le banche, anche straniere. Forse non vuole che il popolo americano sappia che non ha versato alcuna imposta federale". Anche qui Trump si è vantato: "Ciò mi rende intelligente". Secondo lui, "l’America non ha soldi perché sono stati sperperati dalle idee [di Clinton] nel corso del tempo". Lei ha colto la palla al balzo insinuando: "O forse perché non hai pagato le tasse?". E lui ha praticamente ammesso di non averle versate, grazie probabilmente alle scorciatoie fiscali di un sistema tributario di riformare: "Sarebbero stati sprecati comunque".

La questione razziale e le armi
Entrambe i candidati hanno parlato delle recenti sparatorie in cui afroamericani sono morti a causa di colpi di agenti di polizia. E' successo a Tusla, Oklahoma, e a Charlotte, North Carolina. "La razza resta un problema significativo per questo Paese. Sfortunatamente la razza determina ancora troppo", ha detto Clinton. L'ex firt lady ha chiesto più fiducia tra forze dell'ordine e comunità, un migliore training per la polizia, una riforma del sistema giudiziario penale caratterizzato da "razzismo sistemico" e il divieto a possedere armi per chi compare nella lista di sospetti terroristi dell'Fbi. Al moderatore che le ha chiesto se i pregiudizi razziali sono un problema della polizia, Clinton ha risposto: "E' un problema per tutti, non solo della polizia. Credo che sfortunatamente troppi di noi tirino conclusioni affrettate gli uni sugli altri. Credo che dovremmo tutti porci delle domande difficili". Sul tema, Trump ha ritirato fuori il suo motto "law and order" dicendo che "Clinton non vuole usare due parole: ordine e legge". Il miliardario è d'accordo con Clinton su un punto: "Dobbiamo togliere le armi da chi non dovrebbe averle, dalle persone cattive" inclusi i potenziali terroristi. Chissà come la super potente lobby sulle armi che si è schierata a suo favore - la National Rifle Association - interpreterà queste dichiarazioni. I due si sono scontrati anche sullo "stop and frisk", la controversa pratica della polizia di New York City di fermare e perquisire persone in strada senza che ci sia alcun indizio di colpevolezza o reato. Usata ampiamente nell'era Giuliani e Bloomberg, è stata abolita dall'attuale primo cittadino Bill de Blasio. Secondo Trump, "ha avuto un impatto notevole sulla sicurezza a New York City". Per Clinton è stata "inefficace", "non ha fatto quel che doveva".

Il luogo di nascita di Obama
Nel primo dibattito presidenziale si è parlato anche del luogo di nascita di Barack Obama, una questione alimentata da ormai otto anni dai cosiddetti "birther". Il 16 settembre scorso Donald Trump aveva ammesso per la prima volta in cinque anni che l'attuale inquilino della Casa Bianca è nato in Usa ma lo aveva fatto incolpando Clinton di avere dato origine al movimento dei birther attraverso la sua campagna alle presidenziali del 2008, quando stava sfidando un allora sconosciuto Obama per la nomination democratica. Clinton ha risposto tornando a smentire l'accusa e dicendo che "Obama è un uomo di grande dignità". Citando la first lady Michelle, la candidata democratica ha detto: "Quando [i polemici] toccano il fondo, noi raggiungiamo le vette". Secondo Cliton, è Trump ad avere iniziato "un'attività politica basata su una bugia razzista secondo cui il nostro presidente non era un cittadino americano".

Gli hacker russi
Clinton si è detta preoccupata dei cyber-attacchi commessi dalla Russia, che usa "uno dei suoi metodi preferiti per collezionare informazioni". Con in mente l'attacco hacker dello scorso luglio al Democratic National Committee (Dnc), le cui email (20.000) sono state rubate e poi pubblicate da WikiLeaks imbarazzando il comitato che governa il partito democratico così tanto da provocarne un azzeramento ai vertici, Clinton ha promesso: "Non permetteremo a nessun hacker sponsorizzato da uno Stato - che sia la Russia o la Cina - di vincere. Per questo sono rimasta sconvolta quando Trump ha invitato i pirati informatici ad attaccare". Il riferimento è all'episodio in cui il candidato del Gop disse rivolgendosi alla Russia: "Se stai ascoltando, spero che tu possa trovare le 30.000 email mancanti", ossia quelle che Clinton ha cancellato dal server privato che usò quando era segretario di Stato (uso che non è stato incriminato dall'Fbi). "So che Donald apprezza Vladimir Putin", ha continuato l'ex segretario di Stato consapevole che il presidente russo è per Trump un leader migliore di Obama. Il candidato repubblicano ha risposto: "Nessuno sa se è stata la Russia a penetrare il Dnc".

Trump e gli insulti alle donne La candidata democratica ha ricordato una dopo l'altra una serie di affermazioni imbarazzanti del miliardario di New York: "Ha definito le donne scrofe, sciatte e cagne"; ha detto che "la gravidanza è una cosa sconveniente per i datori di lavoro e che le donne non si meritano lo stesso trattamento [finanziario sul posto di lavoro] a meno che non vadano bene tanto quanto gli uomoni". Fino a qui, nulla di nuovo visto che Trump è famoso per avere attaccato pesantemente la conduttrice di Fox News, Megyn Kelly, o l'aspetto fisico della candidata Carly Fiorina. Clinton ha colpito quando ha spiegato che "una delle cose peggiori che [Trump] ha detto riguarda una ragazza in un concorso di bellezza", una delle competizioni "tanto amate" da lui. "L'ha chiamata Miss Piggy", perché secondo il miliardario doveva perdere peso, ha tuonato l'ex segretario di Stato. "L'ha poi chiamata Miss housekeeper (Signora domestica, ndr) perché era ispanica". E rivolgendosi al rivale per nome, Clinton ha sorpreso dicendo a chiare lettere: "Quella persona ha un nome. Si chiama Alicia Machado", Miss Universo nel 1996 rappresentando il Venezuela. E mentre Trump chiedeva "dove hai trovato" queste informazioni, lei diceva: "E' diventata una cittadina americana e stai certo che voterà". Per Hillary ovviamente.

La preparazione di Clinton
Uno dei punti in cui Clinton ha colpito efficacemente Trump è stato quando ha difeso la sua preparazione in vista del dibattito. Lui si era appena vantato di essere recentemente "stato a Detroit, poi a Philadelphia, dovunque...mentre tu hai deciso di stare a casa" ignoranto gli angoli più poveri del Paese. Lei ha replicato: "Credo che Donald stia cercando di criticarmi per il fatto di essermi preparata per questo dibattito. Si, l’ho fatto. E ho fatto anche un’altra cosa: mi sono preparata per diventare il presidente degli Stati Uniti. E questo credo sia una buona cosa". Lui non sembra averlo fatto o almeno non allo stesso livello visto che non ha saputo tenere a freno la sua spavalderia, che poco si addice a un inquilino della Casa Bianca. Clinton invece è pronta a essere "un leader su cui contare a casa come all'estero", dicendo che da presidente non accetterà chi fa leva sul bullismo e promettendo di lavorare sodo. Alla faccia di Trump che si auto-loda dicendo di avere un temperamento migliore della rivale, che per altro "non ha il fisico" per essere presidente.

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