Gli Usa accusano cittadina russa di volere interferire nelle elezioni

Elena Alekseevna Khusyaynova, 44 anni, accusata di essere a capo di "Project Lakhta". L'intelligence americana "preoccupata" dalle azioni di Cina, Russia e Iran
Bigstock

I procuratori federali statunitensi hanno accusato una cittadina russa di volere influenzare le elezioni di metà mandato previste in Usa il prossimo sei novembre. E' quanto emerge dai documenti relativi al rinvio a giudizio che vede protagonista Elena Alekseevna Khusyaynova, 44 anni di San Pietroburgo.

In quella che è la prima incriminazione nota al pubblico riguardante le elezioni del mese prossimo, la donna viene considerata a capo degli sforzi finanziati da un oligarca russo e da due aziende da lui controllate, inclusa una che è già finita nel mirino di Robert Mueller (il procuratore speciale che si sta occupando del cosiddetto Russiagate). Stando all'accusa, il lavoro della donna è iniziato nel 2014 e continua tutt'oggi.

Poco prima che il rinvio a giudizio fosse svelato, l'intelligence statunitense si era detta "preoccupata" e aveva lanciato un nuovo avvertimento temendo interferenze nelle prossimi elezioni, quelle di metà mandato e quelle presidenziali del 2020. In un comunicato, l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale aveva spiegato che "non ci sono prove che l'infrastruttura sia stata compromessa in modo che permetterebbe agli avversari di impedire il voto, di cambiare il conteggio dei voti o di fare saltare la nostra capacità di contare i voti delle elezioni di metà mandato". Tuttavia, aveva aggiunto, "siamo preoccupati delle campagne in corso di Russia, Cina e altri attori stranieri, incluso l'Iran, per mettere a repentaglio la fiducia nelle istituzioni democratiche e per influenzare le politiche del governo e la fiducia del pubblico".

Stando alla procura, Khusyaynova era a capo del cosiddetto "Project Lakhta", che aveva nel mirino la chiamata alle urne in Usa e che aveva a disposizione un budget operativo di oltre 35 milioni di dollari tra il gennaio 2016 e il giugno 2018. La donna - è la tesi della Giustizia Usa - ha avuto un ruolo chiave nella "guerra informativa contro gli Stati Uniti". In pratica, i partecipanti al progetto si sono presentati come degli attivisti politici dotati di account su social media che sono stati usati per promuovere una vasta gamma di questioni divisive come l'immigrazione e il controllo delle armi.

In una nota il direttore dell'Fbi, Christopher Wray, ha detto che "i nostri avversari stranieri continuano a interferire nella nostra democrazia creando divisioni sociali e politiche, diffondendo la sfiducia nel nostro sistema politico e promuovendo il sostegno o la sconfitta di determinati candidati politici".

Stando ai procuratori, gli sforzi di Khusyaynova non hanno avuto un effetto sulle elezioni in sé e nessuno degli americani in contatto con lei sapeva di avere partecipato al "Project Lakhta".

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