Gli Usa pronti al ritorno alla Guerra Fredda con Cuba, poi Trump ha scelto una linea moderata

L'amministrazione aveva preso in considerazione la possibilità di un ultimatum sui diritti umani e l'ipotesi di una rottura completa con L'Avana

L'amministrazione Trump aveva preso in considerazione la possibilità di troncare i rapporti con Cuba, scegliendo poi di adottare una linea più morbida, che non precluda i rapporti diplomatici e futuri rapporti economici tra i due Paesi. A scriverlo è The Hill, citando documenti ottenuti in esclusiva.


L'idea dell'ultimatum a Cuba

Durante un incontro del Consiglio di sicurezza nazionale dello scorso mese, i funzionari statunitensi presero in considerazione l'ipotesi di emettere un ultimatum "tutto o niente" al governo cubano sui diritti umani. Se i cambiamenti proposti da Washington non fossero stati adottati dall'Avana entro una determinata data, gli Stati Uniti avrebbero riportato i rapporti tra i due Paesi all'epoca della Guerra Fredda, spazzando via i passi avanti compiuti da Barack Obama. Il memo fatto circolare dal Consiglio di sicurezza nazionale tra i massimi esponenti dell'amministrazione prevedeva misure come la chiusura dell'ambasciata e, come ipotesi peggiore, anche il reinserimento di Cuba tra i Paesi sponsor del terrorismo. Tra le opzioni, anche il ripristino della politica conosciuta come "wet foot, dry foot", che garantiva ai cubani la possibilità di restare nel Paese una volta messo piede sul suolo statunitense, cancellata da Obama dopo il disgelo.

Le forze dell'ordine statunitensi hanno però rigettato questa linea, perché prepccupate che potesse provocare un'ondata di arrivi di migranti cubani. Non è chiaro se le raccomandazioni per cancellare totalmente le politiche di Obama abbiano mai raggiunto la scrivania del presidente. Alla fine, la Casa Bianca ha scelto un approccio più moderato.


La mezza verità di Trump

Il presidente Donald Trump, ieri, ha promesso di "cancellare completamente" le misure volute da Obama, che avvantaggerebbero solo il regime "brutale" di Castro, ma alcune resteranno in realtà in vigore, come dimostra la direttiva di sei pagine firmata ieri. Direttiva che ordina nuove restrizioni su commercio e viaggi, con lo scopo di non far arricchire i militari.

Le relazioni diplomatiche sull'asse Washington-L'Avana, riaperte nel 2015, non subiranno modifiche, come dimostra la volontà di mantenere aperta l'ambasciata statunitense, che era stata chiusa nel 1961; i cittadini cubano-statunitensi potranno continuare a viaggiare liberamente e a spedire soldi nel Paese caraibico. Non ci saranno inoltre nuove restrizioni rispetto a quelle in essere sui prodotti cubani che gli statunitensi possono portare a casa, come i sigari e il rum. Lasciare l'ambasciata statunitense a Cuba, ha detto Trump, è una scelta fatta "nella speranza che i nostri Paesi possano determinare una rotta migliore". E al regime ha detto: "Venga al tavolo per un nuovo accordo che sia nel migliore interesse di entrambe i popoli".

L'idea della Casa Bianca è che "l'allentamento delle restrizioni su viaggi e commercio non aiuta il popolo cubano ma arricchisce solamente il regime cubano". Per questo Trump vuole impedire attività commerciali con entità controllate dai servizi militari e d'intelligence cubani favorendo invece (non si sa come) lo sviluppo delle relazioni con i privati cittadini. Su questi punti, Trump ha detto di voler "severamente applicare le leggi" che già esistono; un riferimento chiaro, per esempio, al turismo statunitense a Cuba, formalmente ancora vietato.


La risposta di Cuba

Il governo cubano ha "denunciato" le nuove restrizioni negli scambi con gli Stati Uniti annunciate ieri da Trump, pur ribadendo la disponibilità a "continuare il dialogo nel rispetto" reciproco avviato con Washington dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche. "Il governo di Cuba denuncia le nuove misure di inasprimento dell'embargo" imposto a Cuba dal 1962, ma "ribadisce la volontà di continuare il dialogo nel rispetto e con spirito di cooperazione" ha affermato L'Avana in un comunicato letto dalla tv di Stato.

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