Gli Usa fissano le condizioni per una relazione con la Russia

Nel suo primo viaggio all'estero da segretario di Stato, Tillerson chiede il rispetto degli accordi in Ucraina. Il capo del Pentagono Mattis: ancora non pronti per una collaborazione militare. Trump incolpa i media anche su Mosca
Rex Tillerson, segretario di Stato AP

La cooperazione con la Russia ci potrà anche essere ma alle condizioni decise dagli Stati Uniti. Anche se alla Casa Bianca è arrivato Donald Trump, disposto a tenere la mano a Vladimir Putin, la linea dettata da Washington per il momento ricalca quella dell'amministrazione precedente: Mosca deve rispettare gli accordi internazionali sull'Ucraina, a cui nel marzo 2014 strappò (dopo un referendum) la penisola di Crimea; quella mossa è stata criticata dalla comunità internazionale, che ha così imposto sanzioni.

A ribadire quanto sostenuto da Barack Obama sono stati i neo segretari di Stato e della Difesa. Lo hanno fatto sulla scia delle polemiche esplose con le dimissioni di Michael Flynn da consigliere per la sicurezza nazionale: non è stato trasparente con il vicepresidente Mike Pence e altri sul contenuto delle comunicazioni avute con l'ambasciatore russo negli Stati Uniti. Su questo "ha sbagliato", ha detto il 45esimo presidente Usa in una lunga conferenza stampa, "ma lui stava facendo il suo lavoro". La vera notizia - secondo lui - sta nella fuga di notizie che ha permesso alla stampa "disonesta" di ottenere indiscrezioni sul caso che complicano i suoi sforzi di avvicinamento a Mosca. "Le notizie false e orribili rendono più difficile un raggiungimento di un accordo con la Russia", ha detto Trump convinto che Putin se ne stia seduto alla sua scrivania pensando che "sia impossibile per Trump avvicinarsi alla Russia per via della pressione su di lui con le fake news".

Per quanto il Commander in chief continui ad auspicare un miglioramento delle relazioni con il Cremlino, l'avvicinamento richiederà più tempo di quanto forse previsto. Putin, accusato da Obama di avere architettato un piano per interferire nelle elezioni presidenziali Usa, lo sa.

Dopo un incontro a Bonn, in Germania, con il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov (il primo incontro diretto e di alto profilo tra Usa e Russia dall'arrivo di Trump alla Casa Bianca) Rex Tillerson ha fatto capire che Washington è pronta a collaborare con Mosca a patto che quest'ultima rispetti gli impegni in Ucraina. "Ci aspettiamo che la Russia onori gli accordi di Minsk e lavori per fare venire meno la violenza in Ucraina". L'ex Ceo di Exxon Mobil (conosciutissimo a Mosca per via degli accordi siglati dal colosso petrolifero nella nazione russa) faceva riferimento è ai due piani (il primo firmato nel settembre 2014; il secondo, nel febbraio 2015) per riportare la pace in una nazione i cui territori orientali sono in parte occupati da separatisti filo-russi sostenuti da Mosca. Lungo i confini delle due nazioni si continua a combattere.

Nello stesso giorno, in un incontro della Nato a Bruxelles (Belgio), James Mattis è stato chiaro: "In questo momento non siamo nella posizione di collaborare a livello militare". Tuttavia il capo del Pentagono si è impegnato a trovare un "terreno comune" su cui la Russia, rispettando i suoi impegni, torni alle partneship con la Nato". Ai 28 Paesi membri dell'Organizzazione, Mattis ha garantito l'impegno "solido" degli Stati Uniti sottolineando però la necessità di contrastare l'aggressione della Russia, il cui intervento in Siria (a sostegno del presidente Bashar al-Assad) ha permesso di presentarsi a nazioni con interessi diversi come un partner con cui dialogare. Così facendo Mosca non può essere ignorata nel trovare una soluzione a problemi nella Regione.

A fare venire meno le speranze di chi in Russia scommetteva ciecamente su Trump è stato anche Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca: ha fatto capire che il presidente Usa "si aspetta" la restituzione della Crimea a Kiev.

A sinistra il ministro Gb della Difesa Michael Fallon, al centro il segretario della Nato Jens Stoltenberg, a destra il capo del Pentagono James Mattis Department of Defense
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Rivisto al rialzo Pil Usa primo trimestre, bene investimenti e consumi

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Shutterstock

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Hillary Clinton contro le fake news. E paragona Trump a Nixon

L'ex candidata democratica ritorna a parlare in pubblico per la cerimonia di laurea della sua università. E attacca (senza mai citarlo direttamente) Donald Trump, chiedendo ai nuovi laureati di fare politica attivamente
AP

Hillary Clinton è tornata a parlare in pubblico, attaccando le fake news e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, senza tuttavia nominarlo direttamente. L'ex candidata democratica alla presidenza ha tenuto un discorso al Wellesley College, l'università del Massachusetts dove si è laureata quasi 50 anni fa, nel corso della cerimonia di laurea di quest'anno accademico. "Vi state laureando in un momento in cui sta avvenendo un assalto totale alla verità e alla ragione. Basta connettersi per 10 secondi ai social media per venirne colpiti direttamente in faccia", ha detto Clinton.

Nyt: tra lusso e ricconi, Trump a Taormina "si sente a casa"

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G7 unito per combattere il terrorismo

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Il presidente Usa ha ripetuto che 23 membri dell'Alleanza non rispettano gli impegni: "È ingiusto nei confronti dei contribuenti statunitensi". Nessun riferimento all'Articolo 5 sulla "difesa collettiva"

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