Golden Globe: Oprah Winfrey invoca un "nuovo giorno"

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" vince quattro premi, tanti quanti "Big Little Lies". Guillermo del Toro migliore regista con "La forma dell’acqua". Italiani a bocca asciutta
AP

L'edizione 2018 dei Golden Globe verrà forse ricordata per il suo tono moderato, per nulla entusiasmante e insolitamente piatto. In una Hollywood ancora sconvolta dallo scandalo di molestie sessuali, esploso a ottobre con le accuse di molestie che hanno travolto il produttore Harvey Weinstein e che hanno poi travolto altri pesi massimi del settore, il mondo del cinema si è riunito al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles all'insegna della pacatezza. Persino Seth Meyers, non proprio a suo agio nei panni di presentatore di un evento simile, è stato misurato nelle sue comparse centellinate durante la cerimonia ma il comico ha toccato con la sua tipica ironia da precisione il tema dominante della serata, un tema che grazie a Oprah Winfrey ha raggiunto l'apice dando una maggiore autorevolezza al neo nato "Time's Up", fondo per il sostegno legale a donne che sono state vittime di molestie sul posto di lavoro. L'accessorio politico della serata sono state spille a tema.

I vincitori dei Globe
Dal punto di vista delle vittorie, "Big Little Lies" ha portato a casa più premi di tutti - miglior miniserie o film per la tv, miglior attrice (Nicole Kidman), miglior attore non protagonista (Alexander Skarsgard), miglior attrice non protagonista (Laura Dern), tutti e tre per la categoira miniserie o film per la tv - a pari merito con "Tre manifesti a Ebbing, Missouri": migliore film drammatico, migliore attrice protaginista in un film drammatico (Frances McDormand), migliore sceneggiatura originale (Martin McDonagh) e migliore attore non protagonista (Sam Rockwell). Visto il tenore della serata, il bilancio è stato appropriato visto che sia la serie di Hbo sia il dramma tristemente comico ruotano attorno a personaggi femminili e a storie di stupro e abuso domestico.

Il premio di migliore regista - categoria dominata da soli uomini - è andato a Guillermo del Toro con "La forma dell’acqua". Martin McDonagh (Tre manifesti a Ebbing, Missouri), Christopher Nolan (Dunkirk), Ridley Scott (Tutti i soldi del mondo) e Steven Spielberg (The Post). 

Italiani a bocca asciutta
Gli italiani non ce l'hanno fatta. "Chiamami col tuo nome", l’ultima pellicola del regista Luca Guadagnino, aveva ricevuto tre nomination (miglior film drammatico, migliore attore in un film drammatico e migliore attore non protagonista) ma è rimasto a bocca asciutta ; "Ella & John – The Leisure Seeker", diretto da Paolo Virzì, sperava di vincere con Helen Mirren, candidata nella categoria di migliore attrice in una commedia ma non ce l'ha fatta; Jude Law, il protagonista dell'irriverente "The Young Pope" di Paolo Sorrentino, non è riuscito a vincere come miglior attore in una miniserie o in un film per la tv (premio andato a Ewan McGregor con “Fargo”). L'unico riferimento all'Italia della 75esima edizione dei Golden Globel è stato fatto da Aziz Ansari, vincitore come migliore attore di una serie tv musical or comedy: "Voglio ringraziare l'Italia per tutto il cibo fantastico che abbiamo mangiato nella Stagione 2" della sua “Master of None”.

L'attacco a Weinstein e Kevin Spacey
Il comico conduttore de "Late Night with Seth Meyers" ha iniziato la serata augurando un "Felice anno nuovo, Hollywood", come a dire che la speranza è per un 2018 migliore del 2017. In riferimento alla legalizzazione della cannabis in California, "la marijuana è finalmente permessa e le molestie sessuali non lo sono". Ammettendo di sentirsi in una posizione scomoda, Meyers ha ammesso: "Era da anni che un uomo bianco non era così nervoso a Hollywood", richiamo al fatto che negli anni scorsi il mondo del cinema - e gli Oscar - erano stati criticati per trascurare le minoranze. Agli uomini in lizza per una potenziale vittoria di un Golden Globe ha detto: "Per la prima volta in tre mesi non sarà terrificante sentire leggere ad alta voce il vostro nome". Il comico ha poi ricordato il grande assente della serata: "Weinstein non è qui...Lo sarà tra 20 anni quando sarà la prima persona a ricevere fischi durante un 'In Memoriam'". Per una volta Meyers ha lasciato perdere la politica, preferendo prendere di mira Kevin Spacey, il protagonista della celebre serie "House of Cards" su Netflix, a sua volta accusato di molestie.

Winfrey promette un "nuovo giorno"
Per chi cercava qualche stimolo, Winfrey ha dato soddisfazione al punto che il suo discorso è suonato - per molti - quasi presidenziale. L'apice della serata a cui ogni donna si è presentata vestita di nero in segno di lutto per le vittime di molestie sessuali, è stato infatti garantito dalla regina dei talk show americani. Conosciuta in ogni angolo degli Stati Uniti e capace di essersi spinta con successo, gradino dopo gradino, in cima alla scala sociale diventando un'icona mediatica, Winfrey è stata onorata con il Cecil B DeMille Award: "Sono la prima afroamicana a riceverlo", ha detto ricordando l'entusiamo con cui da bambina guardava la vittoria agli Oscar di Sidney Poitier con “Lilies of the Field” nel 1964.

Dal palco della sala da ballo del Beverly Hilton Hotel, Winfrey ha voluto sottolineare quanto considera importante la stampa, "ora come non mai, mentre cerchiamo di navigare questi tempi complicati". Chiaro riferimento a Donald Trump e ai suoi attacchi contro i media. Per lei "dire la verità è lo strumento più potente che abbiamo". Winfrey è poi passata al tema della serata, caratterizzato dal movimento #MeToo: "Voglio esprimere gratitudine per tutte le donne che per anni hanno subito abusi perché loro, come mia madre, avevano figli da sfamare, bollette da pagare e sogni da inseguire". E allora si è rivolta a tutte le bambine sintonizzate: "Voglio che sappiano che un nuovo giorno è all'orizzonte. E quando finalmente l'alba di quel giorno arriverà, sarà grazie a tante donne magnifiche, molte delle quali sono qui in questa stanza stasera. E anche a qualche uomo fenomenale, che ha lottato duro per fare in modo che [quelle donne] diventino le leader che ci portino a un punto dove nessuno dovrà mai dire di nuovo 'me too'".

Altri Servizi

Wall Street, il focus resta sulla Turchia

Giornata economica priva di altri spunti di nota
iStock


Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

AP

Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

Zeid Ra'ad al-Hussein: "La sua retorica mi ricorda i tempi bui" del ventesimo secolo

La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

Trump pronto a rivedere accordi duty-free con nazioni piccole

Indonesia e Thailandia nel mirino. Dall'autunno analisi su accordi in Europa orientale, Medio Oriente e Africa

Non ci sono solo la Cina o l'Unione europea nel mirino (commerciale) degli Stati Uniti. Da quando Donald Trump è diventato presidente americano, era il gennaio 2017, Washington sta analizzando gli accordi commerciali grazie ai quali nazioni più piccole e meno sviluppate da 30 anni esportano in Usa migliaia di prodotti duty-free.

Dazi Usa per 16 miliardi di dollari su import cinese scattano il 23 agosto

Si aggiungono a quelli del 25% su 34 miliardi entrati in vigore il 6 luglio

Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

Il duello Erdogan-Trump

La crisi turca preoccupa gli investitori. Obbligatorio un rialzo dei tassi di almeno il 10% per fermare la caduta libera della lira. Il presidente turco minaccia quello Usa: cercheremo nuovi amici. Alleanza Nato a rischio
AP

Quanto sarà disposto Recep Tayyip Erdogan a sopportare la "guerra economica" che secondo lui è stata lanciata dagli Stati Uniti contro la sua Turchia? Quanto la crisi finanziaria di Ankara si allargherà nei mercati emergenti e nel Mediterraneo? Quando e quali misure estreme verranno adottate per calmare la situazione? Sono questi gli interrogativi che rimbalzano da una sala operativa all'altra dopo un venerdì 10 agosto in cui la lira turca a un certo punto era arrivata a cedere il 20% contro il dollaro. Un biglietto verde alla fine della giornata comprava 6,43 lire, il 41% in meno da inizio anno.