Goldman Sachs confida in Grillo

Per Jim O'Neill, l'exploit del Movimento 5 Stelle potrebbe portare novità ma per l'elite tradizionale è un incubo

Non ha coniato per l'occasione un nuovo termine, come hanno fatto gli analisti di JP Morgan con "Grillonomics". Ma l'exploit del Movimento 5 Stelle continua a fare parlare di sé nei circoli della comunità finanziaria americana tanto che anche Goldman Sachs ha scritto nero su bianco cosa pensa di Beppe Grillo.

Se l'esito inconcludente delle elezioni italiane non è di certo piaciuto ai mercati finanziari - ricordate il panico di lunedì scorso? - a trovarlo "entusiasmante" è Jim O'Neill, il presidente di Goldman Sachs asset management.

L'inventore dell'acronimo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) è convinto che "per un Paese il cui Prodotto interno lordo non è praticamente cambiato da quando l'Unione monetaria europea è iniziata nel 1999, qualcosa di grosso deve cambiare". Nelle sue Viewpoints, O'Neill domanda retoricamente "forse l'esito di queste elezioni e il caratteristico successo del Movimento 5 Stelle può indicare qualcosa di nuovo"?

Quel che è certo, sostiene O'Neill, è che per "l'elite tradizionale d'Italia e specialmente per i 'poteri centrali' d'Europa (in particolare Berlino e Francoforte), questi risultati [elettorali] sono molto simili a un incubo".

Per l'esperto, il modo in cui gli italiani hanno votato "mette in dubbio molti aspetti dello status quo, incluse le visioni diffuse proprio nei circoli menzionati sopra secondo cui la riduzione del debito per il bene della riduzione stessa del debito è non solo una buona causa ma anche una che è necessaria per attrarre supporto politico". Tale credo, dice O'Neill, "dovrebbe cambiare ma dubito che ciò avverrà presto o facilmente".

Secondo il presidente dell'asset management di Goldman Sachs, "il vero problema dell'Italia è l'assenza di crescita economica, che ha provocato l'innalzamento del debito e problemi diversi rispetto a quelli di altri Paesi problematici dell'Eurozona".

O'Neill si schiera dalla parte di coloro che credono che la sola austerità, senza iniziative che sostengano la crescita economica, non porta da nessuna parte. "Politiche fiscali restrittive e fini a se stesse con un obiettivo vago di riduzione del debito non sono una strategia intelligente" dice l'esperto. Per chi ha orecchie da intendere, intenda. Sembra un messaggio tagliato su misura non solo per la severa cancelliera tedesca Angela Merkel ma anche per l'uscente presidente del Consiglio Mario Monti, l'uomo chiamato a guidare l'Italia fuori da un pantano economico e reputazionale che nel novembre del 2011 - prima dell'uscita di scena di Silvio Berlusconi - aveva spinto i rendimenti del titolo di stato decennale intorno al 7,5% (venerdì si trovava intorno al 4,79%, in salita rispetto all'inizio di febbraio e lontano dall'1,41% dell'equivalente tedesco, considerato un porto sicuro).

Ciò di cui l'Italia ha bisogno, dice O'Neill, "sono riforme, tra cui quella del lavoro, e la spinta alla produttività nazionale. La Penisola, conclude il money manager, ha bisogno anche del supporto della Germania e della Banca centrale europea per restare nell'Area euro ma soprattutto per evitare un'escalation inutile dei rendimenti dei titoli di stato".

Il messaggio a chi è stato sconfitto alle recenti elezioni politiche - che vale anche come avvertimento alle forze politiche future - è chiaro: "in Italia, riforme non equivalgono ad austerità come i suoi elettori hanno appena dimostrato".

Intanto si diffonde negli ambienti finanziari americani, la convinzione che i titoli di stato periferici, italiani inclusi, siano un buon investimento nel lungo termine. In particolare, crede Goldman Sachs, se nel Belpaese la confusione politica attuale viene superata con la formazione di un'ampia coalizione attesa entro fine marzo, i rendimenti dei BTP sono visti scendere intorno al 2,75%. 

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