Google: alleanza con Renault, Nissan e Mitsubishi per portare Android nelle auto

Google si fa strada nel settore auto. Intenzionata a replicare nelle quattro ruote il successo avuto nel mercato degli smartphone dal suo sistema operativo Android, la controllata di Alphabet ha siglato una partnership con l'alleanza franco-giapponese formata da Renault, Nissan e Mitsubishi nel 1999 e che nel 2017 ha venduto in tutto il mondo oltre 10,6 milioni di vetture (più di qualsiasi altra alleanza).

I termini finanziari dell'intesa non sono stati comunicati. Google fornirà il suo sistema operativo nella prossima generazione di sistema di infotainment, che debutterà nel 2021 permettendo una maggiore integrazione delle mappe, dell'app store e dell'assistente vocale di Google nei computer di bordo delle vetture.

Questo significa, teoricamente, che le persone al volante smetteranno di usare i loro smartphone per ricevere indicazioni sulla rotta da seguire. Anche i Gps, già sulla via del tramonto, potrebbero finire definitivamente in soffitta.

Non è un caso che il titolo del gruppo olandese TomTom oggi sia crollato (-22,7% a Francoforte). E' vero che TomTom negli ultimi anni ha puntato sempre di più su servizi software ad alti margini e meno sull'hardware, ma la spinta di Google nel comparto auto implica una competizione crescente. TomTom attualmente conta tra i suoi clienti Microsoft, Apple e Uber Technologies.

In base all'accordo siglato con l'alleanza franco-giapponese, Google avrà accesso ai dati generati dalle app usate nelle vetture ma prima di raccogliere quei dati dovrà ottenere il permesso dei consumatori. E' dal 2005 che la controllata di Alphabet punta a farsi strada nelle quattro ruote. Audi (Volkswagen) divenne il primo marchio a inserire nei suoi sistemi di navigazione Google Earth. Volvo Cars, controllata dalla cinese Zhejiang Geely, ha annunciato che la sua prossima generazione di sistemi di infotainment per auto sarà dotata di Android.

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Come previsto, la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi al 2,25-2,5%, il livello a cui furono portati lo scorso dicembre quando la banca centrale Usa realizzò la quarta stretta del 2018, la nona da quando nel dicembre 2015 l'allora governatrice Janet Yellen annunciò il primo rialzo del costo del denaro dal giugno del 2006. La decisione è stata annunciata dal Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio di politica monetaria della Fed, nel comunicato pubblicato al termine della quarta riunione del 2019, iniziata ieri.

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