Greenspan alla Fed: si metta il paraorecchi per non ascoltare le critiche di Trump

Nella sua battaglia contro la Federal Reserve, 'rea' secondo lui di volere stringere troppo la cinghia, Donald Trump sembra da solo. Persino Randal Quarles, il primo uomo a essere stato nominato da lui nella banca centrale Usa, ha difeso la politica monetaria fatta di rialzi graduali dei tassi. L'uomo, un repubblicano moderato, non è stato l'unico nella giornata odierna a difendere la Fed. Secondo Alan Greenspan, a capo della Fed dal 1987 e il 2006, l'istituto centrale guidato da Jerome Powell dovrebbe mettersi un "paraorecchi e non ascoltare" quello che dice il 45esimo presidente americano. Per Gary Cohn, ex presidente di Goldman Sachs ed ex consigliere economico di Trump, l'inquilino della Casa Bianca "non dovrebbe fare commenti su alcuna agenzia indipendente" tanto più che la Fed, secondo lui, "sta facendo il suo lavoro".

Insomma, Trump sembra l'unico a credere che la Fed sia "impazzita", "fuori controllo" e "aggressiva". Eppure il Commander in chief pensa che la Fed stessa sia la sua "più grande minaccia". Il timore è che volendo alzare il costo del denaro - intenzione confermata dai verbali diffusi ieri e relativi alla riunione di settembre - la Fed potrebbe mettere fine all'espansione dell'economia di cui lui tanto si vanta.

Parlando all'Economic Club di New York, Quarles ha detto che un tasso di crescita annua del 3% "è potenzialmente sostenibile" oltre ad avere affermato che non è cosa insolita per un presidente Usa commentare la politica monetaria della Fed. Lo ha ammesso anche Greenspan in una intervista a Cnbc: anche lui ha spiegato di avere ricevuto "tutte le volte" un pressing diretto della Casa Bianca. Il 92enne ha difeso Powell, giudicato un "governatore di prima classe". Se Quarles, a capo della supervisione bancaria della Fed, ha difeso una normalizzazione graduale della politica monetaria Usa, Cohn non si aspetta che la Fed l'anno prossimo realizzi le tre strette che ha preventivato. Il costo del denaro è stato alzato il 26 settembre scorso di 25 punti base al 2-2,25%. Un altro ritocco all'insù ci potrebbe essere a dicembre. Sarebbe il quarto del 2018.

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Mueller: nessuna collusione con la Russia. Trump esulta

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Fca: Elkann aperto a un merger (FT)

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Apple punta sui servizi con video, notizie e carta di credito

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Levi Strauss torna in borsa e fa il botto

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Ritorno in borsa con il botto per Levi Strauss. Il titolo del produttore di jeans -  già quotato nel 1971 e poi delistato nel 1984 - ha iniziato gli scambi a 22,22 dollari, in rialzo del 30,7% sul prezzo di collocamento fissato il giorno precedente a 17 dollari. Già quello era stato un segnale della forte domanda degli investitori, visto che la forchetta precedentemente indicata era pari a 14-16 dollari. La sua prima giornata di scambi è finita in aumento di quasi il 32% a 22,41 dollari.

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