Guerra al terrore: finora è costata agli Usa 4.790 miliardi

1.700 miliardi solo per le operazioni militari. I numeri si alzano in modo esponenziale se si tiene conto non solo delle spese militari in senso stretto, ma anche stanziamenti, appropriamenti e costi accessori

I conflitti hanno costi, prima, dopo e durante le operazioni militari in senso stretto. E la guerra al terrorismo, lanciata dall'allora presidente americano George W. Bush dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle del World Trade Center non fa eccezione, anzi è probabilmente la più costosa di sempre. Il primo bilancio è quello in termini di vite umane: secondo le stime del think tank Physicians for Social Responsibility in Iraq, Afghanistan e Pakistan in 15 anni hanno perso la vita circa 1,3 milioni di persone, a cui si aggiungono le vittime degli attentati che si sono verificati nel corso degli anni.

E poi c'è il fardello sull'economia, notevole, seppur approssimativo, visto che non tutti i costi possono essere quantificati in modo esatto. Ma anche le cifre approssimative sono esorbitanti: stando ai calcoli del dipartimento alla Difesa americano, il Pentagono negli ultimi 15 anni ha sborsato per il programma Overseas Contingency Operations, ovvero quello in cui ricadono i conflitti all'estero, compresi quelli in Iraq e Afghanistan, circa 1.700 miliardi di dollari, una cifra poco inferiore al Pil annuale dell'Italia, per fare un paragone.

I numeri si alzano in modo esponenziale se si tiene conto non solo delle spese militari in senso stretto, ma anche stanziamenti, appropriamenti e costi accessori: uno studio del Watson Institute della Brown University mostra che includendo queste voci la spesa a carico degli Stati Uniti per le guerre in Iraq, Afghanistan, Pakistan e Siria e per la sicurezza nazionale per gli anni fiscali dal 2001 al 2016 sale a 3.600 miliardi di dollari. Aggiungendo anche circa 65 miliardi di stanziamenti chiesti dai dipartimenti alla Difesa e di Stato per l'anno fiscale 2017, quasi 32 miliardi per la sicurezza nazionale ipotizzati per il 2017 e i costi associati ai veterani di guerra il totale sale a 4.790 miliardi di dollari.

Poi ci sono costi che non possono essere quantificati, quelli umani, per esempio i civili morti, feriti o che hanno dovuto abbandonare la propria nazione per sfuggire al conflitto, i soldati che hanno perso la vita, i bambini e le persone che, anni dopo la fine di una guerra, muoiono uccisi da mine antiuomo rimaste sul territorio. Restando sulle spese quantificabili, è possibile identificare varie categorie. Un'ampia parte dei costi legati alla guerra al terrore riguarda gli stanziamenti per il dipartimento di Stato e per il Pentagono (come detto circa 1.700 miliardi di dollari per le operazioni militari e la ricostruzione).

Quindi vengono i fondi destinati al dipartimento per la Sicurezza nazionale (dagli attacchi al World Trade Center ad oggi sono stati spesi circa 500 miliardi di dollari per operazioni collegate alla prevenzione e alla risposta a possibili attentati terroristici). Un'altra voce pesante è quella delle spese per adempiere agli obblighi per il sostegno e l'assistenza medica ai veterani di guerra feriti, una cifra che potrà superare i 1.000 miliardi di dollari per versamenti e costi amministrativi entro il 2053.

Il presidente Barack Obama, che si avvia a completare il suo secondo e ultimo mandato e lascerà la Casa Bianca a gennaio 2017, dopo il voto di novembre, ha già chiesto lo stanziamento di fondi per confermare una presenza militare di supporto in Afghanistan e Iraq, limitata ma per vari anni a venire. Dopo avere annunciato il ritiro delle forze americane in Afghanistan entro il 2017, l'amministrazione americana ha poi fatto marcia indietro, spiegando che la progressiva riduzione sarà più lenta di quanto anticipato, motivo per cui sono stati chiesti 44 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2017. A questi si aggiungono 13,8 miliardi per proseguire la guerra contro l'Isis in Iraq e Siria e altri 35 miliardi per la sicurezza nazionale.

Non è tutto. Anche nel caso in cui gli Stati Uniti smettessero di stanziare fondi, e dunque spendere, per la guerra al terrore alla fine dell'anno fiscale in corso (ipotesi che è anche solo impossibile prendere in considerazione), gli interessi sul debito contratto per finanziare i conflitti continuerebbero comunque a dovere essere corrisposti e a crescere in modo esponenziale. Si calcola che peseranno sul debito nazionale per oltre 1.000 miliardi di dollari da qui al 2023. Inoltre, entro il 2053 i costi legati agli interessi balzeranno ad almeno 7.900 miliardi di dollari, a meno che gli Stati Uniti non cambino il modo in cui finanziano le guerre.