Obama o Romney? Guida all'Election Day

Ecco quando e come seguire i risultati dell'elezione

Formalmente ha già avuto inizio questo Election Day 2012, nei mitici due paesucoli del New Hampshire "Dixville Notch" e "Hart's Location" che, come accade ogni volta da romai più di sessant'anni, sbrigano la pratica del voto (e anche quella dello spoglio) in pochi minuti, allo scoccare della mezzanotte. 

Per il resto degli Stati Uniti la faccenda sarà un po' più complicata: il voto, che ha luogo in cinquanta Stati e vede chiamati alle urne circa duecento milioni di elettori, avrà luogo durante tutta la giornata di oggi. Le urne si aprono tra le sei e le otto del mattino locali e le votazioni proseguono sino a sera: alla fine lo spoglio, che richiederà la somma dei voti di giornata con quelli già espressi in molti Stati con le votazioni anticipate, e con quelli inviati per posta dagli americani residenti all'estero, si protrarrà certamente in nottata, cioé fino alla mattinata di domani per chi segue dall'Italia. 

Da notare che il voto popolare va contato Stato per Stato, perché formalmente non si tratta di un'elezione diretta: in ognuno dei 50 Stati si elegge un certo numero di "Grandi Elettori" stabilito in porporzione alla popolazione dello Stato), e il candidato alla Casa Bianca che vince – anche di un solo voto! – in uno Stato si prende tutti i "Grandi Elettori" in palio (tranne in Maine e Nebraska, dove vige un sistema misto), che poi il 17 dicembre esprimeranno altrettanti "Voti Elettorali" eleggendo il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti. 

Gli italiani che intendono seguire l'evento in diretta dovranno tenere presente li questa tabella di marcia, stilata tenendo conto sia degli orari di chiusura dei seggi (e quindi di pubblicazione degli exit polls) nei diversi Stati, sia delle quattro diverse fasce orarie in vigore negli Usa: 

  • all'una di notte ora italiana chiudono i seggi in sei Stati della Costa Orientale, tra i quali quello di gran lunga più decisivo è la Virginia. Nel 2008 Obama era Stato il primo candidato presidente Democratico a vincere in questo Stato "sudista" dai tempi del texano Lyndon Johnsodato a forte rischio di non ripetere l'impresa; ultimamente lo danno tendenzialmente di nuovo in vantaggio ma di pochissimo, un punto o due secondo alcuni, meno di mezzo punto secondo altri: tutto può succedere. 
  • mezz'ora dopo, all'una e mezza ora italiana, chiudono i seggi in due Stati chiave: Ohio e North Carolina. Il North Carolina è lo Stato più "sudista" fra quelli nei quali quattro anni fa Obama aveva vinto, ed è quello in cui aveva vinto con il margine più risicato: 0,4%, poco più di 14mila voti. Prima di lui, l'ultimo candidato democratico a vincere in North Carolina era stato il georgiano Jimmy Carter quando era stato eletto alla Casa Bianca nel 1976. Nel 2004, George W. Bush aveva stracciato in South Carolina lo sfidante democratico John Kerry, lasciandolo indietro di ben dodici punti percentuali nonostante questi avesse chiamato ad affiancarlo come candidato alla vicepresidenza John Edwards, all'epoca popolare senatore eletto proprio in questo Stato. I sondaggi lasciano intendere che quest'anno il miracolo non si ripeterà, nonostante i Democratici abbiano simbolicamente tenuto lì, a Charlotte, la loro Convention Nazionale. Si dà quindi quasi per scontato che i 14 Voti Elettorali di questo Stato vadano a Romney; se così non fosse, vorrebbe dire che il Presidente è avviato ad una rielezione trionfale. Diverso il caso dell'Ohio: lo Stato eternamente in bilico tra Repubblicani e Democratici, lo Stato senza vincere nel quale nessun candidato repubblicano ad oggi è mai arrivato alla Casa Bianca, lo Stato del consenso per Obama per via degli aiuti governativi all'industria automobilistica, e del dissenso nei suoi confronti per via delle politiche sfavorevoli alla lobby del carbone. Obama, conti alla mano, può vincere l'elezione anche perdendo in questo Stato, ma è probabile che se perderà qui perderà anche altrove; per Romney la vittoria in questo Stato è ancora più vitale, in astratto potrebbe farne a meno ma solo riuscendo nell'improbabile impresa di vincere in quasi tutti gli altri Stati in bilico. L'assegnazione dei suoi 18 Voti Elettorali (il più consistente bottino in palio dopo quello della Florida) promette di rimanere incerta fino a notte fonda, come avvenne nel 2004 quando la vittoria in questo Stato e conseguentemente l'elezione venne assegnata a Bush quando qui erano le 11 del mattino.
  • Alle due del mattino ora italiana chiudono i seggi in sedici Stati tra i quali spiccano la Florida, il New Hampshire e la Pennsylvania. La Florida è il quarto Stato più popoloso degli Usa ed è di gran lunga il più grande degli Stati in bilico, assegna ben 29 voti elettorali. Se non vince lì, Romney non ha speranze; se vince, allora la partita è davvero aperta. I sondaggi lo danno in vantaggio ma mediamente di meno di due punti percentuali. I risultati dovrebbero affluire con una certa speditezza perché la votazione a quell'ora sarà in realtà già conclusa da un'ora nella gran parte dello Stato: si attendono le 2.00 (italiane) solo per aspettare la sua propaggine nordoccidentale, il cosiddetto Panhandle, che ricade nella fascia oraria successiva (e dove vincono sempre i Repubblicani). Va tenuto presente che le contee dove di solito prevale il voto per i Democratici, cioé quelle più meridionali, solitamente sono le ultime a dare il responso dello scrutinio. Il responso di quelle contee dirà molto non solo sulla assegnazione della Florida, ma anche su come votano non tanto gli ispanici (che lì sono quasi tutti cubani, quindi eccentricamente filorepubblicani a differenza dei messicani e delle altre componenti dell'elettorato latino), ma soprattutto gli anziani e le comunità ebraiche (la zona di Miami ospita la più grande dopo quella di New York). Il New Hampshire, il piccolo Stato del New England dove Romney lanciò un anno fa la sua candidatura e dove ha concluso ieri sera la sua campagna elettorale, ed è confinante con il Massachusetts del quale Romney è residente ed ex governatore, è lo Stato più "elastico", cioé più incline a brusche oscillazioni tra Democratici e Repubblicani, ed è la patria degli elettorio indipendenti, cioé non schierati. E' anche il più piccolo degli Stati in bilico, assegna appena quattro voti elettorali; ma in una elezione sul filo del rasoio quale è questa, persino quei quattro voti potrebbero fare la differenza. Infine la Pennsylvania, è un po' un "abusivo" nel mazzo degli Stati in bilico perché a lungo i sondaggi l'hanno data saldamente in pugno ad Obama; ultimamente si è notato un certo riavvicinamento ma pochi ci credono veramente. Se davvero lo scrutinio dovessen confermare un esito in bilico, questo sarebbe probabilmente sintomo di una situazione diversa da quella disegnata dalla gran parte dei sondaggisti.
  • Alle tre del mattino ora italiana chiudono i seggi in altri quindici Stati, tra i quali il Colorado, che assegna 9 Voti Elettorali e rappresenta una delle speranze di Romney di fare il colpaccio, ed il Wisconsin, che ne assegna 10 ed è lo Stato del candidato vicepresidente repubblicano Paul Ryan. Nelle ultime sei elezioni presidenziali, quindi da dopo Reagan, lì i Democratici hanno sempre vinto; ma il fattore Ryan, e l'elezione due anni fa di un governatore repubblicano molto conservatore, Scott Walker, riconfermato a sorpresa in un referendum tenutosi pochi mesi fa per decidere se sostituirlo o no dopo che aveva fatto passare delle leggi sfavorevoli ai sindacati del pubblico impiego, sollevano dubbi sulla tenuta dei Democratici in questo stato del Midwest. Nello stesso caglione ci sono anche due Stati che dovrebbero dare la misura del vantaggio di Obama: Minnesota e Michigan.
  • Alle quattro ora italiana chiudono i seggi in Iowa, che si trova relativamente ad est ma ha una tradizione di seggi elettorali aperti fino a tardi, nonché in Nevada, Montana e Utah. L'Iowa è uno degli ultimi Stati ancora prevalentemente rurali e ancora popolati al 90% da bianchi, ma proprio per questo è lo Stato vincendo nel quale la candidatura presidenziale di Obama divenne improvvisamente credibile nelle primarie democratiche del 2008. Quattro anni fa in quello Stato Obama vinse di quasi dieci punti percentuali contro l'avversario repubblicano John McCain; oggi i sondaggi gli attribuiscono un vantaggio che mediamente si assesta sui tre punti percentuali. Sarebbe una vera sorpresa se lo scrutinio non dovesse dare Obama vincente lì, o se dovesse darlo a forte rischio. Il Nevada è invece il classico esempio di uno Stato a lungo orientato verso il voto per i Repubblicani, e quindi politicamente omogeneo con lo Utah con il quale confina ad Est, ma recentemente ricollocatosi a favore dei Democratici per lo più grazie all'aumento della popolazione ispanica, colonna portante della Obama Coalition: persino nelle elezioni di mezzo termine di due anni fa, che videro sconfitto il partito di Obama quasi ovunque, il Nevada fece blocco con la California, la grande roccaforte Democratica, con la quale confina ad Ovest. In questo scaglione rientrano anche Stati fortemente conservatori il cui risultato sarà interessante soprattutto per capire come il voto per Romney è spalmato sul territorio nazionale: ad esempio se davvero in Texas il suo vantaggio risultasse più che doppio rispetto a quello del candidato repubblicano John McCain quattro anni fa, probabilmente si avvalorerebbe la tesi dominante secondo la quale il testa a testa nei sondaggi nazionali, e quindi nel conteggio del noto popolare nel complesso degli Stati Uniti, non si traduce in un suo vantaggio nei singoli Stati in bilico perchè il voto per Romney è inutilmente concentrato in Stati nei quali egli avrebbe vinto comunque, e manca in quelli in bilico che decidono l'elezione.
  • Alle cinque ora italiana chiudono le urne sulla costa Ovest: in California (lo Stato numero 1, assegna ben 78 Voti Elettorali: ma è del tutto scontato che vadano ad Obama), in Oregon, nello Stato di Washington e nelle Hawaii. Chiudono anche in Idaho, i cui 4 miseri Voti è scontato vadano a Romney.
  • Come al solito sarà l'Alaska a chiudere: lo Stato più vasto dell'unione è però scarsamente popolato e quindi assegna pochissimi Voti Elettorali. Le urne lì si chiudono quando in Italia sono le sette del mattino.

Oltre al risultato del voto, un altro dato che dirà molto è quello relativo all'affluenza: quattro anni fa Obama venne eletto grazie ad una impennata record nella partecipazione al voto di gruppi di elettori - giovani, afroamericani, ispanici - che solitamente si tengono alla larga dalle urne. Quest'anno può strappare la rielezione solo se la partecipazione al voto non sarà drasticamente più bassa rispetto al 2008.

Infine, va anche tenuto presente che oggi si vota anche per eleggere buona parte del Congresso, cioé del Parlamento: tutti i Deputati della Camera, e un terzo dei Senatori (a differenza di quanto accade alla Camera, i seggi del Senato non si rinnovano tutti insieme, ma "scaglionati" un terzo alla volta, ogni due anni). Attualmente i Democratici hanno la maggioranza al Senato (per 53 seggi contro 47) e i Repubblicani hanno la maggioranza alla Camera (con 241 seggi contro 191), e i sondaggi lasciano intendere che la situazione non verrà ribaltata dal voto di oggi.