Harvard vince in tribunale contro conservatori sostenuti da Trump

La battaglia è sulla discriminazione nel processo di ammissione. I repubblicani sono contro l'affirmative action, che prevede di prendere in considerazione la razza per promuovere la diversità
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L'università di Harvard non ha discriminato gli studenti asioamericani. Lo ha stabilito un giudice federale, con una sentenza che probabilmente non chiuderà il caso, destinato a passare per la Corte d'Appello e a finire davanti alla Corte Suprema. Sconfitta, per ora, una nonprofit conservatrice sostenuta dall'amministrazione Trump.

Nella sentenza di 130 pagine, la giudice distrettuale Allison Burroughs ha scritto che il processo di ammissione alla Harvard University non è "perfetto" e potrebbe essere migliorato, ma non discrimina intenzionalmente gli asioamericani. Il processo di ammissione è in linea con i precedenti della Corte Suprema - che da quattro decenni sostiene che alle università debba essere consentito di considerare la razza nel processo di ammissione - e non viola la legge federale sui diritti civili, ha sentenziato la giudice. La sentenza è arrivata a circa un anno dalla tre settimane di testimonianze in aula. 

La causa era stata presentata nel 2014 dalla nonprofit Students for Fair Admissions, guidata dall'attivista conservatore Edward Blum; secondo la nonprofit, gli studenti asioamericani hanno il punteggio più alto per quanto riguarda il curriculum accademico ed extrascolastico, ma il più basso nel 'personal rating', che include una valutazione della personalità dello studente. Il governo statunitense si era esposto a sostegno della nonprofit nel giudizio consegnato in tribunale, con gli avvocati del dipartimento di Giustizia che avevano sostenuto che il 'personal rating' riflette i pregiudizi razziali contro gli asioamericani.

La battaglia apparentemente potrebbe sembrare contro le discriminazioni razziali; in realtà, è contro il 'racial balancing', simile alle quote, per favorire la diversità culturale s sociale nelle università attraverso l'affirmative action, ovvero la discriminazione positiva, che avrebbe portato Harvard a limitare il numero di asioamericani. Dato che gli asioamericani sono ora circa un quarto degli studenti di Harvard, ma rappresentano solo il 6% della popolazione statunitense, per la giudice "è ragionevole" che Harvard applichi degli standard per dare più possibilità ad altre minoranze.

Lo scorso anno, i dipartimenti di Giustizia e dell'Istruzione hanno iniziato a invitare le università ad adottare dei criteri di ammissione neutrali rispetto alla razza degli studenti, al contrario delle linee guida dell'ex presidente Barack Obama. L'argomento è al centro del dibattito da decenni, negli Stati Uniti, e la Corte Suprema si è più volte espressa. Nel 2016, il massimo tribunale statunitense ha respinto un appello contro l'affirmative action, presentato da una ragazza bianca a cui era stata negata l'iscrizione all'università del Texas. Il caso Harvard sarebbe però il primo di un'università privata ad arrivare davanti ai nove giudici della Corte Suprema.

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