Hong Kong, la Cina accusa gli Usa di fomentare il caos

Pechino biasima soprattutto Pelosi e McConnell

Gli Stati Uniti fomentano il caos a Hong Kong. L'accusa è stata formulata dalla portavoce del ministero degli Esteri cinese, secondo cui ci sono "prove evidenti" del coinvolgimento di Washington nelle proteste. La portavoce Hua Chunying ha commentato: "Gli Stati Uniti hanno negato in molte occasioni il loro coinvolgimento nelle violenze in corso a Hong Kong. I commenti di alcuni membri del Congresso - il riferimento è alla speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, e al leader della maggioranza repubblicana in Senato, Mitch McConnell, ndr - hanno fornito al mondo nuove ed evidenti prove del coinvolgimento" degli Stati Uniti.

La portavoce ha aggiunto: "Trascurando e distorcendo la verità, mascherano violenti crimini da lotta per i diritti umani e la libertà, e deliberatamente rappresentano il lavoro della polizia di Hong Kong come repressione violenta, quando la polizia fa solo rispettare la legge, combatte il crimine e mantiene l'ordine sociale".

La portavoce ha aggiunto che gli Stati Uniti sono "ansiosi" di "istigare il caos". Negli ultimi giorni, Pelosi è più volte intervenuta a favore dei manifestanti; per esempio, il 6 agosto ha scritto che "la gente di Hong Kong sta mandando un messaggio commovente al mondo: i sogni di libertà, giustizia e democrazia non possono mai essere spenti da ingiustizia e intimidazioni". La leader democratica ha poi più volte chiesto alla Casa Bianca di "sospendere future vendite di munizioni ed equipaggiamento per le forze di polizia di Hong Kong", spiegando che "i democratici e i repubblicani in Congresso sono uniti dalla parte della gente di Hong Kong, che chiede un futuro democratico".

McConnell, su Twitter, ha scritto che "la gente di Hong Kong resiste coraggiosamente al partito comunista cinese, con Pechino che cerca di violare la sua autonomia e libertà". Inoltre, il leader repubblicano ha detto che le violenze della polizia "sono una tattica per intimidire la popolazione di Hong Kong e sottometterla". "Il mondo guarda e si domanda: se un governo non può rispettare i diritti basilari delle persone che considera propri cittadini, perché ci dovremmo fidare che rispettino i diritti dei vicini, dei partner commerciali o delle aziende che investono nella sua economia? [...] Noi, negli Stati Uniti, siamo con la popolazione di Hong Kong".

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