Huawei: Trump disposto a intervenire sul caso, la Cfo ottiene rilascio su cauzione

Il presidente Usa pronto a essere coinvolto pur di raggiungere un accordo commerciale con la Cina. Con Xi, non ne ha ancora parlato

Il presidente americano, Donald Trump, è disposto a intervenire nel caso Huawei se farlo rendesse più facile il raggiungimento di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina e tutelasse la sicurezza della sua America.

"Se pensassi che sia un bene per quello che di sicuro sarà l'accordo commerciale più grande di sempre - cosa molto importante - e per la sicurezza nazionale, di sicuro interverrei", ha detto in una intervista a Reuters.

Parlando dallo Studio Ovale, Trump ha affermato che "farebbe qualsiasi cosa faccia bene a questo Paese". Il riferimento è al caso che vede protagonista Meng Wanzhou, la direttrice finanziaria del colosso cinese delle telecomunicazioni; la 46enne - figlia del fondatore di Huawei - è stata arrestata il primo dicembre scorso a Vancouver (Canada) su richiesta degli Stati Uniti, che ne vogliono l'estradizione perché sostengono abbia violato sanzioni Usa legate all'Iran.

Nel giorno in cui Meng ha ottenuto il rilascio su una cauzione di 7,5 milioni di dollari, Trump ha spiegato che del caso non ha discusso con il presidente cinese Xi Jinping. "Non mi hanno ancora chiamato. Stanno parlando con la mia gente ma non mi hanno ancora telefonato", ha aggiunto confermando che funzionari della Casa Bianca hanno discusso del caso sia con gli esperti del dipartimento di Giustizia sia con funzionari cinesi.

Trump e Xi si sono visti l'ultima volta proprio nel giorno dell'arresto di Meng, durante una cena a Buenos Aires (Argentina) dopo la fine del G20. In quell'occasione hanno siglato una tregua commerciale di 90 giorni che gli investitori temono possa saltare proprio per via del caso Huawei.

Quando gli è stato chiesto se Meng potrebbe essere rilasciata (ora è costretta a stare nella sua casa a Vancouver mentre l'iter legato alla richiesta di estradizione procede), il 45esimo presidente Usa ha detto: "Tante cose diverse possono succedere. E' anche possibile che sia parte dei negoziati".

William Ehrcke, il giudice della Corte Suprema della provincia canadese della British Columbia che si occupa del caso, ha accettato le proposte fatte dai legali di Meng: sarà costantemente monitorata da tre persone e dovrà indossare sempre un dispositivo elettronico. Inoltre, potrà muoversi in un'area ristretta di Vancouver (dove possiede due case) e dovrà rispettare un coprifuoco (dalle 23 alle 6 del mattino) a meno che non ci siano emergenze mediche o riceva un permesso speciale. Il giudice ha inoltre individuato cinque persone che agiranno come garanti finanziari nel caso la donna violi i termini del rilascio su cauzione. Meng dovrà ripresentarsi in tribunale a febbraio. Se fosse estradata in Usa, rischierebbe fino a 30 anni di carcere per ognuno dei vari capi di imputazione che pendono su di lei.

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