All'orizzonte della politica estera americana ci sono due incubi nucleari. Uno vero, la Corea del Nord che ha armi atomiche già testate e un regime stalinista e formalmente in guerra con l'alleato americano Corea del Sud; e uno potenziale, a Tehran, dove il governo dei mullah lavora a un programma nucleare che secondo Washington (e tutte le altre capitali dell'Occidente) ha scopi militari. A ottobre scorso sono ripresi i colloqui a sei con la Corea del Nord, poi la morte di Kim Jong Il ha messo tutto in ghiaccio. Con l'Iran, invece, nessun dialogo.
Obama
Con entrambi, il presidente aveva cominciato in tono conciliante, persino mandando un messaggio diretto all'Iran per l'anno nuovo persiano, il Nowruz, nel 2009. Con la Corea del Nord i toni sono diventati più forti dopo il test nucleare del 2009: ora Obama vuole proseguire il dialogo a sei ma non perde occasione di affermare il sostegno alla Corea del Sud (dove ci sono 25.000 armatissimi soldati americani.) In Iran, agli auguri mal ricevuti per Nowruz hanno fatto seguito sanzioni inasprite, e forse la mano americana dietro al cyber-attacco del 2010 che ha fermato il programma nucleare per qualche mese. L'opzione militare è sul tavolo, ma la Casa Bianca continua a dire che la diplomazia viene prima di tutto.
Gingrich
Ha criticato sia presidenti del suo campo (Bush figlio) che avversari (Obama) per non aver fatto abbastanza per fermare la Corea del Nord: negoziare con Pyongyang, e con l'Iran, "è una fantasia avvocatesco-diplomatica". Bombardare tutti e subito? Non proprio: Gingrich sostiene invece l'azione segreta, come la cyberguerra e l'assassinio mirato degli scienziati, e la "guerra economica finché il regime non si spezza". Ma se l'Iran è davvero sul punto di avere l'atomica, allora sì, attaccare.
Romney
Per lui, Obama è debole in politica estera, ma sulla Corea del Nord non farebbe molto di diverso dal presidente: sanzioni e pressione sulla Cina in primis. Quanto all'Iran, "è inaccettabile che abbia un'arma atomica e con me presidente non ce l'avrà", ovvero se la diplomazia fallisse partirebbero i bombardieri.
Paul
Qui il super-libertario texano va davvero contro la corrente del suo partito. Da isolazionista vecchio stile in politica estera, la sua risposta alle ambizioni atomiche di Pyongyang e Tehran è l'equivalente diplomatico di un sonoro "e chi se ne frega". Anzi, di un altrettanto sonoro "affari vostri!" rivolto ai vicini dei due paesi. Gli Usa non sono tenuti a difendere nessuno in Asia: "Se davvero c'è una minaccia nordcoreana sono problemi di Corea del Sud, Cina e Giappone, non del contribuente americano". Anche sull'Iran, più che una colomba è un indifferente. Decida il Congresso se è una minaccia alla sicurezza nazionale, ma con calma e con le molle: "Temo che quella con l'Iran sia tanto una propaganda di guerra come nel caso dell'Iraq".
Gli altri
Rick Santorum è anche qui il più a destra di tutti e sostiene l'attacco preventivo insieme a Israele contro l'Iran. Gli scienziati nucleari iraniani e nordcoreani sono combattenti nemici e possono essere assassinati: ma anche quelli russi, se si scopre che lavorano per fornire una bomba atomica all'Iran. Michelle Bachmann vede la Corea del Nord come parte di un nuovo asse del male, ma non quello di George W. Bush che era fatto di Iraq, Iran e Siria: il suo è a quattro con Iran, Cina e Russia. Vuole bloccare i porti iraniani usando la marina militare. Per Rick Perry, Iran e Nordcorea sono entrambi "minacce imminenti". Il più moderato (ed esperto) del gruppo repubblicano è Jon Huntsman, ex ambasciatore a Pechino dal 2009 al 2011, che non a caso vede la Cina come chiave del negoziato con il regime del Nord. Con Tehran è decisamente meno conciliante: "L'Iran con la bomba atomica non lo potrei tollerare. Volete un esempio di quando userei la forza americana? Eccolo".














