Iguatemi São Paulo, tra shopping e arte: una storia lunga 50 anni

Il primo shopping mall dell'America Latina compie mezzo secolo. Continua a evolversi, tra retail, cultura e tecnologia nel panorama di San Paolo e del Brasile

L'intuizione di unire di arte e shopping, l'idea di avvicinare le persone alla cultura, l'obiettivo di educare alla cultura del bello, lanciando un messaggio semplice e didascalico, affinché venga colto senza essere percepito come un’imposizione. È quello che succede in Brasile, in città come San Paolo, Brasilia e Porto Alegre. È l'ambizioso progetto di Carlos Jereissati Filho, amministratore delegato di Iguatemi Group, che si occupa della gestione di shopping mall e fa parte di Jereissati Group, una delle maggiori 500 società dell'America Latina per fatturato, con attività nei settori del real estate commerciale, delle materie prime e delle telecomunicazioni.

Iguatemi da tempo affianca il lavoro artistico/culturale a quello prettamente legato allo shopping: circa dieci anni fa ha cominciato a sponsorizzare eventi e fiere e a sostenere progetti in campo artistico, poi il gruppo ha anche iniziato a comprare opere di artisti brasiliani e internazionali, con una collezione che si è progressivamente allargata arrivando agli attuali 60-70 pezzi.

I lavori sono esposti, con una rotazione di circa tre-quattro mesi nei 17 shopping mall del gruppo, che conta anche due outlet e un nuovo centro commerciale di prossima apertura a Belo Horizonte. Si possono ammirare anche a Casa Jereissati, una struttura concepita proprio come una casa, bassa, ispirata al lavoro di Mies van der Rohe, con ampie vetrate e pavimenti in parquet, dove la famiglia Jereissati organizza eventi per i propri ospiti e clienti vip e dove sono esposte opere di artisti come Sarah Morris, Lisa Oppenheim, Alexandre de Cunha e Olafur Eliasson.

"Abbiamo iniziato un decennio fa, volevamo entrare in un contesto vibrante e in fermento e sostenere progetti interessanti, poi il progetto si è allargato ed evoluto con la collezione. Ma non pensiamo all'arte come a un asset del gruppo, non abbiamo mai venduto nessun pezzo. Quello che vogliamo fare è rappresentare il nosto tempo, vedere cosa succede e tenerne traccia. Vogliamo che nei prossimi decenni possa essere ricordato cosa era rilevante oggi", ha detto Carlos Jereissati Filho, figlio di Carlos Francisco Ribeiro Jereissati, fondatore del gruppo e capostipite di una delle famiglie più potenti del panorama aziendale brasiliano.

L'intento è dunque didascalico, non commerciale. "L'idea è portare l'arte nei posti che le persone visitano di più, gli shopping mall appunto. I clienti apprezzano, vogliono capire, entrare nelle cose", dice Jereissati. Le opere esposte sono pensate per lo spazio che dovrà accoglierle: in ogni mall l'allestimento è diverso e comprende un numero ristretto di lavori, perché chi visita i centri commerciali ha poco tempo e comunque non ha come priorità la parte artistica.

"Non sono esposizioni complesse, è una sorta di introduzione all'arte. In Brasile non è sempre così ovvio il rapporto con l'arte, la fruizione non è sempre immediata. Quello che facciamo è come piantare un seme, sperando che germogli e generi cultura", ha detto Jacopo Crivelli Visconti, curatore degli allestimenti di Casa Jereissati e consulente del gruppo per i programmi e la collezione artistica. "Non vogliamo forzare le persone, vogliamo prenderle per mano. È un po' come un'educazione al bello e all'arte, che vorremmo entrasse nel quotidiano dei nostri clienti", dice ancora Crivelli Visconti.

L'ultimo progetto realizzato è quello all'Iguatemi São Paulo, a San Paolo, il primo shopping center della catena e il primo mai aperto in America Latina, che proprio quest'anno festeggia il cinquantenario dall'inaugurazione. "Changing Rooms", un’installazione dell’artista argentino Leandro Erlich, resterà in mostra fino al 10 luglio: è pensata come un grande labirinto di camerini per la prova degli abiti, changing room in inglese, con giochi di specchi e passaggi da un salottino all’altro.

"È un'esprienza fisica e visuale, che usa uno spazio che fa parte della vita quotidiana. Chi visita attraversa la frontiera tra realtà e finzione e si proietta in un mondo familiare e allo stesso tempo onirico", racconta Erlich. "Il punto di quest'opera non è quello che è, il punto è quello che chi ci entra pensa che sia. Ognuno ci vede qualcosa di diverso e personale, è un'esperienza che deve essere vissuta da ciascuno secondo la propria sensibilità", ha detto Marcelo Dantas, curatore dell'installazione.

"Changing Rooms" si inserisce nel programma per festeggiare i cinquant'anni di Iguatemi São Paulo e ispirato al motto "la vita è meravigliosa". È questo il biglietto da visita degli shopping center, in particolare di quello di San Paolo, che ha il suo marchio di fabbrica nella voglia di innovare, unendo moda, stile, tendenze, arte e cultura.

"Cinquant'anni fa abbiamo aperto il primo shopping mall. Da allora abbiamo lavorato per fare in modo che il Dna di Iguatemi restasse sempre presente tramite moda, arte, tecnologia e i servizi unici che offriamo. Abbiamo vissuto momenti memorabili, che si riflettono nei dettagli", ha spiegato Carlos Jereissati Filho. La storia di Iguatemi è destinata a durare ancora a lungo, anche attraverso la sua eredità artistica, che si ritrova anche nella sponsorizzazione di eventi come Sp-Arte, la Biennale d’Arte brasiliana e la Fashion Week di San Paolo.

Iguatemi Group
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