Il boomerang delle accuse di Trump a Obama

Il direttore dell'Fbi Comey avrebbe chiesto al dipartimento di Giustizia di smentire pubblicamente le affermazioni del presidente, che ha accusato Barack Obama di aver fatto intercettare le sue chiamate. A rischio c'è ora la sua stessa credibilità
AP

Anche l’Fbi e il suo direttore James Comey sono intervenuti nel polverone scatenato sabato dal presidente Donald Trump, che con una serie di tweet - formalizzati domenica in una nota ufficiale della Casa Bianca - ha accusato Barack Obama di aver intercettato le sue chiamate dalla Trump Tower.

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Secondo quanto rivelato da alcuni informatori, Comey avrebbe infatti chiesto al dipartimento di Giustizia di sconfessare pubblicamente le affermazioni di Trump, non solo perché prive di fondamento, ma anche perché di fatto intercettazioni di questo genere sarebbero state illegali. Il presidente infatti, come ha sottolineato lo stesso portavoce di Obama, non può ordinare di spiare un privato cittadino. Il dipartimento per ora non ha rilasciato alcun commento, ma la richiesta di Comey pesa come un macigno: di fatto il direttore dell’Fbi avrebbe messo in discussione la credibilità del presidente americano. E non è stato l’unico. “Se la corte federale avesse ordinato delle intercettazioni” - ha detto l’ex direttore dell'Intelligence Nazionale James Clapper - lo avrei saputo: quindi posso escluderlo categoricamente”.

La vicenda si sta dunque trasformando in un boomerang per il nuovo presidente americano. Dopo aver ripetutamente accusato la stampa e i giornalisti di dare notizie false, è infatti proprio lui - almeno secondo le dichiarazioni dell’intelligence - ad essere diventato l’autore di quelle che ama chiamare ‘fake news’. Le ragioni che potrebbero aver spinto Trump su questo sentiero tanto aggressivo quanto pericoloso sono fondamentalmente due. La prima è che il presidente si trova sotto pressione per il ‘Russiagate’, ovvero gli scandali dei contatti tra i membri della sua amministrazione e il Cremlino, mentre la seconda ha a che fare con la figura poco cristallina del suo consigliere Steve Bannon. Trump continua a subirne l’influenza, tant’è vero che la fonte da cui ha tratto le prove delle intercettazioni di Obama è proprio la rivista di estrema destra ‘Breitbart News’, di cui Bannon era a capo prima di diventare consigliere della sua campagna.

Sono bastati così solo pochi giorni per dimenticare il Donald Trump nei panni dello 'statista' moderato visto marted" scorso di fronte al Congresso. Questa volta però Bannon ha commesso un passo falso che potrebbe anche costargli caro: la sua linea aggressiva ha infatti messo in discussione la credibilità stessa del presidente Usa. Che Trump decida o meno di affidarsi a figure più moderate, come ad esempio quella del nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale H. R. McMaster, una cosa appare ormai chiara: dovrà trovare il modo di arginare l’influenza di Steve Bannon, ‘l’anima nera’ della Casa Bianca, nelle questioni di Stato.

 

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