Il brand di Ivanka Trump non è un buon affare per Nordstrom, vendite -70% prima delle presidenziali

Il retailer ha deciso di sospendere le vendite del brand. Per Trump sua figlia è stata trattata in modo ingiusto. La società si difende dicendo che è stata una decisione finanziaria, non politica
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Le vendite della linea di moda firmata da Ivanka Trump per Nordstrom sono calate del 32% nell'ultimo anno fiscale, accelerando notevolemente man mano che si avvicinavano le elezioni presidenziali che hanno consegnato la vittoria a Donald Trump. Sulla scia degli appelli a boicottare le linee di calzature e abbigliamento della figlia del presidente lanciati dagli oppositori del magnate repubblicano, le vendite sono calate più del 70% nelle ultime tre settimane di ottobre.

Successivamente i ribassi si sono attenuati, aggirandosi attorno a una media del 26% tra novembre e gennaio. Proprio il calo degli acquisti ha convinto Nordstrom a smettere di vendere il marchio, una decisione bollata come politica dal presidente: "Mia figlia Ivanka è stata trattata in modo così iniquo da Nordstrom", ha twittato Trump.

Il retailer si è difeso riferendosi proprio ai risultati deludenti: "Nell'ultimo anno, e soprattutto nella seconda metà del 2016, le vendite del marchio sono calate in modo costante, al punto che non aveva più senso da un punto di vista aziendale continuare a tenere i prodotti", ha detto un portavoce del gruppo, spiegando che la decisione è stata aziendale e finanziaria, non politica.

Nell'anno fiscale chiuso a gennaio, il brand di Ivanka Trump ha generato un fatturato di 14,3 milioni di dollari, in calo dai 20,9 milioni dell'anno precedente e gli acquisti si sono attestati in ribasso in 45 su 52 settimane. Viceversa, le vendite di Nordstrom sono salite del 7,2% a 3,5 miliardi nei tre mesi a ottobre e del 3% a 10,2 miliardi nei nove mesi.

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I resort di Trump sulla rotta dell'uragano Irma

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Mentre continua la fuga in Florida in vista dell'arrivo dell'uragano Irma, la "Casa Bianca d'inverno" di Donald Trump ha chiuso i battenti. Il resort Mar-a-Lago, amato dal presidente americano per trascorrevi molti fine settimana al posto di stare al freddo di Washington, si trova in un'area dove a partire da ieri alle 23 italiane l'evacuazione era obbligatoria. Grazie anche alle pietre importate da Genova (Italia) per la costruzione delle pareti esterne, degli archi e di alcuni interni, l'immibile dovrebbe resistere ai forti venti della tempesta ma non sono tuttavia esclusi pesanti danni causati da probabili allagamenti.

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"Ci ha fottuto". Questo commento dà l'idea dell'aria che tira dentro il partito repubblicano all'indomani dell'accordo siglato tra Donald Trump e l'opposizione democratica. E' la dimostrazione di come l'ostilità tra il Gop al Congresso e il presidente americano abbia raggiunto nuovi livelli. E c'è chi insinua che ora l'approvazione entro fine anno di una riforma fiscale tanto cara al leader Usa sembri meno probabile. Non solo: non manca chi a Washington si aspetta che nelle elezioni di metà mandato del 2018 i democratici riprendano il controllo della Camera (perso nel 2010). Così facendo Capitol Hill non sarebbe più interamente rosso come lo è dal 2014 ma anche blu (il colore del partito democratico).

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L'uragano Irma oscilla tra la categoria 4 e 5, quella più elevata e potenzialmente pericolosa. L'uragano, come ha fatto sapere il National Hurricane Center (Nhc), ha raggiunto Cuba alle 5 ora italiana di sabato, toccando terra sull'Arcipelago Camaguey, con raffiche di 260 chilometri orari e velocità di spostamento stimata in 20 chilometri orari.

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Complessivamente, secondo gli esperti, Irma potrebbe lasciarsi alle spalle danni per oltre 200 miliardi di dollari, di cui 135 miliardi solo in Florida. Circa 9 milioni di persone potrebbero restare senza energia elettrica. Coprifuoco a Miami.
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Irma, ora uragano di categoria 3, ma secondo le previsioni riguadagnerà forza nelle prossime ore (continua a oscillare tra la categoria 4 e 5, la più alta e pericolosa), viaggia verso la Florida e, dopo avere colpito Cuba, si prepara ad arrivare sulle isole Florida Keys nella mattina di domenica, con venti che soffiano a 200 chilometri all'ora, per poi muoversi verso Miami, che potrebbe essere investita solo marginalmente se l'occhio del ciclone si spostasse ulteriormente verso ovest.

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Prosegue senza sosta la ricerca di superstiti del terremoto che ha colpito il sud del Messico, provocando almeno 64 morti e oltre 200 feriti. Si è trattato del più violento sisma a colpire il Paese nell'ultimo secolo, con una magnitudo di 8,2 sulla scala Richter.

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Difficilmente Donald Trump nominerà Gary Cohn alla guida della Federal Reserve. Lo scrive il Wall Street Journal secondo cui il presidente americano è disposto a prendere in considerazione altri candidati per la poltrona che sarà ricoperta fino al prossimo febbraio da Janet Yellen. Il nome del consigliere economico della Casa Bianca era visto in pole position da quando, in una intervista del 25 luglio scorso, Trump aveva spiegato al giornale finanziario che stava valutando la promozione di Cohn al comando della banca centrale Usa oltre a una conferma della stessa Yellen. Le cose sono cambiate dopo la critica fatta dall'ex presidente di Goldman Sachs al leader Usa in merito alle violenze esplose il 12 agosto scorso a Charlottesville.

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Intorno al 13 ottobre prossimo, Stanley Fischer non sarà più il vicepresidente della Federal Reserve né membro del suo Board. Lo ha annunciato lui stesso dando le sue dimissioni per motivi personali. Intende stare più vicino alla moglie. Il mandato all'interno del Board della banca centrale del 73enne nominato da Barack Obama il 28 maggio 2014 doveva scadere il 31 gennaio 2020. Il suo mandato da braccio destro di Janet Yellen sarebbe scaduto il 12 giugno 2018. Quello della prima donna alla guida della Fed finirà nel febbraio del prossimo anno. Questo significa che nell'istituto forse più importante al mondo si preannuncia un giro di poltrone non indifferente che chiama in causa la Casa Bianca (le nomine passato dal suo inquilino).