"Il Buffett di Boston" preoccupa i leader riuniti a Davos

Seth Klarman, a capo di Baupost Group (uno degli hedge fund più grandi al mondo), non esclude una crisi che si manifesterà con disordini sociali e non solo con sell-off dei mercati

Un investitore miliardario - conosciuto negli Stati Uniti per essere l'equivalente di Boston del cosiddetto Oracolo di Omaha, ossia Warren Buffett - ha messo in guardia gli investitori "compiaciuti" che stanno ignorando i rischi esistenti prendendone di nuovi. Seth Klarman, a capo di Baupost Group (uno degli hedge fund più grandi al mondo), ha lanciato il suo avvertimento nella lettera annuale da 22 pagine scritta agli investitori e di cui il New York Times ha ottenuto una copia.

Pur non partecipando al World Economic Forum in corso a Davos (Svizzera), le sue parole echeggiano tra i leader mondiali. L'idea è che le divisioni sociali e politiche sfoceranno in una crisi economica: "Tutto non può rimanere normale di fronte a proteste, disordini, shutdown e crescenti tensioni sociali". Secondo lui, "le frizioni sociali restano una sfida per le democrazie nel mondo e ci domandiamo quando gli investitori se ne renderanno conto".

Klarman è incredulo che gli investitori continuino a ignorare i tweet controversi del presidente americano e l'isolazionismo crescente degli Stati Uniti: "Mentre l'ordine internazionale post Seconda guerra mondiale continua a erodersi, i mercati ignorano le implicazioni di lungo termine di un'America più isolata, di un mondo sempre più alla deriva e della leadership globale che è in gioco".

L'investitore ha messo in guardia anche su un debito nelle economie sviluppate cresciuto visibilmente sin dai tempi dell'ultima crisi: "I semi della prossima crisi finanziaria (o di quella successiva alla prossima) potrebbero essere nei livelli odierni del debito sovrano". In particolare, gli Stati Uniti rischiano secondo lui di arrivare a un "punto di svolta" in cui non riusciranno più a emettere debito a tassi ragionevoli. Quando la prossima crisi arriverà, è il suo messaggio, sarà "troppo tardi per mettere la casa in ordine". Insomma per l'investitore spesso apprezzato da Buffett, una crisi sta per arrivare e non si manifesterà solo con un sell-off di borsa ma anche con ulteriori "disordini sociali" da parte dei membri di "una generazione che si sente tradita da debiti nazionali enormi che sono stati contratti senza un ovvio beneficio" per loro.

Anche l'uomo a capo del più grande hedge fund al mondo, quello che all'inizio dell'anno scorso aveva triplicato le sue scommesse contro banche e gruppi assicurativi italiani in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, ha usato toni allarmanti vedendo "rischi significativi" di una possibile recessione negli Stati Uniti nel 2020. Ray Dalio, numero uno di Bridgewater Associates, ha detto che "la cosa che mi preoccupa di più è la prossima frenata dell'economia". Lui anche preoccupato da "crescenti tensioni politiche e sociali". Parlando da Davos, Dalio ha spiegato che sarà tutto il mondo a frenare, non solo gli Usa. "A definire il 2019 e il 2010 saranno l'incapacità delle banche centrali di allentare più di tanto la loro politica monetaria e il fatto che ci troviamo alla fine del ciclo economico". Secondo lui, la Federal Reserve non dovrebbe alzare i tassi; lo scorso dicembre, quando annunciò la quarta stretta del 2018, la banca centrale aveva ridotto a due da tre il numero delle strette previste nel 2019 deludendo i mercati che avevano messo in conto a malapena un aumento del costo del denaro per l'anno in corso. Poi il governatore Jerome Powell ha rassicurato i mercati promettendo "pazienza". "Se la Fed alzerà i tassi più rapidamente del previsto, avremo un altro problema", ha aggiunto Dalio.

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