Il Canada legalizza la marijuana, sell-off per i titoli di gruppi produttori

Diventa il più grande paese al mondo (e il secondo dopo l'Uruguay) a consentire la vendita di quella a uso ricreativo e non solo medico

Il Canada diventa oggi il più grande paese al mondo (e il secondo dopo l'Uruguay) a legalizzare la marijuana a uso recreativo. Nonostante questo, i titoli di aziende produttrici di marijuana soffrono, in alcuni casi anche vistosamente.

E' il tipico effetto del "sell on news", vendere ciò su cui si è comprato in anticipazione del primo giorno di vendita di cannabis a uso non medico. Fino a ieri infatti i produttori dotati dell'opportuna licenza poteva vendere la sostanza nella nazione solo dietro la presentazione di una ricetta medica. I ricavi generati dal comparto sono stati fino ad ora modesti, specialmente se confrontati con le capitalizzazioni alte dei gruppi produttori quotati: solo negli ultimi tre mesi il settore di riferimeto ha guadagnato il 39% in borsa contro un -0,2% registrato dall'S&P 500 nello stesso arco temporale.

Ovviamente il mercato ha scommesso che le vendite di cannabis a uso ricreativo saranno decisamente superiori a quelle generate dalla marijuana a uso medico. Secondo alcune stime, quelle vendite potrebbero superare i 4 miliardi di dollari canadesi nel 2019 e i 10 miliardi entro il 2023. Se una tale previsione fosse corretta, tutti ne avrebbero da beneficiare se si pensa che il gruppo canadese Tilray non ha nemmeno raggiunto i 10 milioni di dollari di fatturato nel trimestre chiuso a giugno. Ora il settore della cannabis deve dimostrare agli investitori che può correre di nuovo.

Per ora la canadese Canopy Growth al Nyse perde il 3,7%, sopra i minimi intraday. Tilray, a sua volta canadese, cede il 6% al Nasdaq. A Toronto Aurora Cannabis e Cronos, loro connazionali, perdono nell'ordine oltre il 3% e più del 6%.

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