Il Congresso Usa approva la riforma fiscale, vittoria per Trump prima degli scontri elettorali del 2018

Manca ancora la firma del presidente, che giudica le critiche al "provvedimento storico" come pure "fake news"

Un Congresso americano a maggioranza repubblicana ha regalato a Donald Trump la sua prima vittoria legislativa nei sui 11 mesi alla Casa Bianca. E il presidente si è subito vantato di avere mantenuto la sua promessa con gli elettori, a cui ha detto di garantire "un grande, bellissimo taglio delle tasse per Natale". I legislatori hanno infatti approvato la maggiore riforma fiscale da quella voluta nel 1986 dall'allora presidente Ronald Reagan. Nonostante il leader Usa canti letteralmente vittoria e tacci come "fake news" le critiche al provvedimento per lui "storico", sono state gettate le basi per uno scontro tra partiti che dominerà le battaglie elettorali dell'anno prossimo: con le elezioni di metà mandato nel novembre 2018, la minoranza democratica a Capitol Hill spera di riprendere il controllo almeno del Senato.

Ore dopo l'approvazione della riforma al Senato, anche la Camera ha dato il suo via libera. A rigor di cronaca, i deputati lo aveva già fatto 24 ore prima ma sono stati costretti a rimettere al voto la legislazione per via di qualche cambiamento minore al testo, reso necessario per essere esaminato dai senatori senza violare regole arcaiche in quell'aula. Ora manca solo la firma di Trump, che potrebbe slittare a gennaio per questioni tecniche. Una tale tempistica, darebbe alla Corporate America il tempo di calcolare gli effetti della riforma sui bilanci aziendali, cosa richiesta per legge e che deve verificarsi nel trimestre in cui avviene la firma.

Prima di ricevere i leader del Congresso alla Casa Bianca per festeggiare, Trump aveva già lodato i legislatori e si era vantato, come suo solito: "Abbiamo fatto un lavoro come nessun'altra amministrazione". Promettendo "grandi cose" nel 2018, il leader Usa ha ricordato alla sua base elettorale che ha mantenuto la promessa di regalare all'America tagli alle tasse, pari a 1.500 miliardi di dollari in 10 anni. E prendendosi il merito, ancora una volta, di un tasso di disoccupazione sceso il mese scorso al 4,1%, minimi del dicembre 2000, e dei record messi a segno dagli indici a Wall Street, Trump ha rispolverato il suo cavallo di battaglia: "Tagliando le tasse e riformando un sistema a pezzi, stiamo rovesciando carburante per razzi nel motore della nostra economia".

Come detto due giorni prima durante la presentazione della sua strategia per la sicurezza nazionale, Trump ha aggiunto: "L'America è tornata a vincere di nuovo e stiamo crescendo come non mai. C'è un forte spirito di ottimismo in tutta la nazione. Gli americani posso essere rassicurati che i giorni migliori devono ancora arrivare".

Su questo una fetta crescente del Paese ha dubbi. Basti citare l'ultimo sondaggio elaborato da Cnbc e Wall Street Journal: solo il 24% degli americani approva la riforma fiscale, considerata in un editoriale del Washington Post come "una tangente da 1.500 miliardi di dollari" con cui Trump sta di fatto comprando voti. Resta da vedere se la riforma aiuterà la classe media, come il Gop sostiene, o se renderà ancora più ricchi i contribuenti già abbienti, come dicono i democratici.

Certo è che il partito repubblicano ha saputo cavalcare l'esito di tre elezioni per portare a casa questo risultato: nel 2010 prese il controllo della Camera, nel 2014 conquistò il Senato e con la vittoria shock di Trump nel 2016, ha preso il timone del Congresso e della Casa Bianca per la prima volta dal 2007.

Va detto però che il taglio delle tasse non è il più grande di sempre, come Trump ripete. E' vero che la riduzione permanente dell'aliquota aziendale - dal 35% al 21% - è la più ampia mai contenuta in un singolo provvedimento; ma altri tagli alle tasse, come quelli voluti da Reagan negli anni '80, erano più grandi in termini di percentuale rispetto al Pil. Inoltre, secondo vari analisti ed economisti la riforma dà benefici a multimilionari e grandi aziende e non ai singoli individui, i cui tagli delle aliquote sono per altro temporanei. Non a caso FedEx ha raggiunto nuovi record in Borsa dopo avere rivisto al rialzo le stime per l'intero anno fiscale (aspettandosi una spinta dalla riforma). AT&T ha detto che, per via della legislazione, intende aumentare le spese in capitale per 1 miliardo di dollari nel 2018 e di pagare mille dollari di bonus a oltre 200mila dipendenti in Usa. Musica per le orecchie di Trump.

Ora la vera sfida del presidente e del Gop sta nell'opera di convincimento necessaria per portare l'America a credere a quanto detto dall'amministrazione al governo. Mitch McConnell -il leader della maggioranza repubblicana al Senato che è riuscito ad evitare una debacle come quella di luglio, quando non riuscì a fare abrogare l'Obamacare - ha detto: "Se non riusciamo a venderla alla popolazione americana, dobbiamo cambiare lavoro". Ma Trump si è tradito da solo in una riunione mattutina con la sua squadra di governo: mentre parlava del taglio dell'aliquota aziendale, ha ammesso: "E' stato probabilmente il fattore determinante in questo piano" fiscale, in barba alla classe media.

Dopo le critiche pesanti sollevate da un miliardario come Trump, Micheal Bloomberg (secondo cui la riforma è una "cantonata economicamente indifendibile"), il leader Usa deve sperare che l'economia acceleri a un passo di almeno il 3% annuo come sostiene (ma che nemmeno la Federal Reserve si aspetta). E deve sperare che il rally a Wall Street si intensifichi, visto che persino il suo consigliere economico crede che la riforma non sia inclusa nei prezzi di borsa. Altrimenti il 45esimo presidente Usa - già ora il meno apprezzato alla fine del primo anno di mandato - dovrà fare i conti con (false) promesse mancate e un elettorato deluso, un binomio preoccupante in vista delle prossime elezioni.

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