Il coronavirus potrebbe costare 2.700 miliardi di dollari all'economia mondiale

Bloomberg Economics ha preparato quattro possibili scenari; l'ultimo prevede uno shock finanziario in ogni Paese colpito dal Covid-19, con Eurozona, Giappone e Usa in recessione
AP

Il nuovo coronavirus potrebbe far perdere all'economia mondiale 2.700 miliardi di dollari. Un'epidemia iniziata nella provincia cinese di Hubei si è diffusa rapidamente e ora il virus sta duramente colpendo la Corea del Sud, l'Iran e l'Italia; i primi morti sono stati registrati anche negli Stati Uniti. Tra le possibili ripercussioni economiche ci sono una recessione negli Stati Uniti, nell'Eurozona e in Giappone, e un rallentamento della crescita della Cina. Una perdita potenziale di 2.700 miliardi di dollari, equivalente all'intero Pil del Regno Unito.

Questo, almeno, è lo scenario più estremo tra i quattro sviluppati da Bloomberg Economics, che ha stimato i possibili costi della diffusione del Covid-19. Scenari preparati in base a quanto avvenuto in Cina, alla distribuzione dei casi negli altri Paesi, alle stime dei rischi per le filiere e a un modello di larga scala dell'economia globale. Naturalmente, si tratta di previsioni che non posso aspirare alla precisione, viste le tante variabili in gioco, dalla diffusione dell'epidemia alla risposta dei governi e delle aziende.

Il punto di partenza dell'analisi di Bloomberg è la Cina, dove le vendite di auto sono calate dell'80%, il traffico passeggeri è crollato dell'85% e gli indici manifatturieri stanno toccando nuovi minimi storici. L'economia, in altre parole, è praticamente ferma. Secondo Bloomberg Economics, il Pil nel primo trimestre del 2020 rallenterà a +1,2% rispetto a un anno prima, la crescita più debole mai registrata. Naturalmente, la Cina è ormai parte essenziale dell'economia globale e, per questo, se riuscirà velocemente a tenere il Covid-19 sotto controllo, ripartendo nel secondo trimestre dell'anno, allora l'impatto sul resto dell'economia globale potrebbe essere contenuto. Secondo i primi dati in arrivo, questa appare come una reale possibilità, visto che, alla fine di febbraio, l'80% delle aziende manifatturiere aveva ripreso le operazioni e che la produzione è prevista ai livelli normali entro la fine di aprile. Se dovesse accadere, difficilmente economie come quella statunitense subirebbero l'impatto del coronavirus sul Pil dell'intero anno.

L'ampia diffusione del virus oltre i confini della Cina, però, fa ora sembrare ottimistica questa previsione. Se la Cina poi dovesse avere bisogno di più tempo per riprendersi - anche perché potrebbe subire il calo della domanda dall'estero - è facile immaginare che la crescita globale possa diminuire sensibilmente: secondo Bloomberg, dal 3,1% delle previsioni pre-virus al 2,3%.

Nel terzo scenario, l'epidemia colpirebbe duramente anche Corea del Sud, Italia, Giappone, Francia e Germania; inoltre, un piccolo shock economico è previsto per ogni Paese con almeno un caso di contagio a partire dall'inizio di marzo, ovvero per Paesi come Stati Uniti, India, Brasile, Canada e Regno Unito. Questo significherebbe avere un rallentamento in ciascuna delle maggiori dieci economie al mondo. In questo scenario, la crescita globale scenderebbe all'1,2%, con Giappone ed Eurozona in recessione e il Pil statunitense allo 0,5%.

Quarto scenario: pandemia globale, con ogni Paese costretto ad affrontare un duro shock, equivalente a quello subito dalla Cina nel primo trimestre. Se dovesse accadere, ci sarebbe una crescita zero: gli Stati Uniti raggiungerebbero Eurozona e Giappone in recessione, cambiando potenzialmente le dinamiche delle elezioni presidenziali di novembre. L'economia cinese si espanderebbe solo del 3,5%, la crescita minore dal 1980. Nel mondo, la perdita sarebbe di 2.700 miliardi di dollari.

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