Il crowdsourcing? Lo ha scoperto il New York Times un secolo fa

Il quotidiano chiese ai suoi lettori di inventare un nuovo slogan. In palio per il vincitore 100 dollari
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Il crowdsourcing, modello di business per cui un’azienda decide di interpellare il pubblico in una sorta di referendum per prendere decisioni, è diventato oggi molto popolare grazie a Internet e social media. Tuttavia, il primo esperimento di questo genere è stato condotto per la prima volta nel 1896 dal New York Times.

Quell’anno il quotidiano americano chiese ai suoi lettori un suggerimento per cambiare il proprio slogan “All the News That’s Fit to Print” (Tutte le notizie che vale la pena stampare) mettendo in palio una ricompensa di 100 dollari – somma ingente all’epoca - per la proposta migliore.

Risultato? La segreteria di redazione venne letteralmente inondata da una valanga di proposte da ogni parte degli Stati Uniti, alcune decisamente originali.
Ad esempio, in rima: “We use all news fit to peruse” letteralmente “Usiamo tutte le notizie che vale la pena approfondire”; altre sotto forma di metafora: “The Wheat of News Threshed of Chaff” ovvero “Il grano delle notizie ripulito dalla pula”; altre come anagramma: “TIMES – The Information Mankind Earnestly Seeks” vale a dire “L’informazione che tutti vogliono veramente”.

Tra le più curiose: “Quello che non è stampato, non vale la pena di leggerlo”; “Anticipa l’Herald, informa The World, spegne The Sun”; "New-York Times. Puro e veritiero, intelligente e sano"; "Il raggio Röntgen del giornalismo" (con riferimento a Wilhelm Röntgen, il fisico che ha scoperto i raggi-x); "La migliore spigolatrice di notizie e seminatore di pensieri"; "Tutto quello che è notizia senza inquinare, verità senza paura, senza calunnia". E ancora: "I più alti ideali della vita in poche parole”; "Filtro dell’azione e del pensiero del mondo”; "Ispira patriottismo, conferma la moralità, disdegna lo scandalo, incoraggia la buona cittadinanza". E ancora "New-York Times, per le notizie che sono notizie”; "Un faro per tutte le classi, un serbatoio per le masse”; fino a “Nel senso migliore, un giornale".

Alla fine? Fatica sprecata. Il Times premiò lo slogan inventato da D.M.Redfield, del Connecticut - “All the world’s news, but not a school for scandal” ovvero “Tutte le notizie del mondo, ma non una fabbrica di scandali” - ma decise che tutto sommato era meglio il suo slogan originale che dunque non cambiò e che ancora oggi si può leggere in testa alla prima pagina sul lato sinistro del nome della testata.

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