Il design italiano sbarca in Usa con "Material Immaterial". Focus su creatività e investimenti

Gli Stati Uniti hanno dimostrato grande interesse a investire in nuove proposte nel settore dell’architettura. In questo campo, l'Italia è da sempre fucina di idee e progetti all’avanguardia

Celebrare la sinergia tra il mondo del design italiano e gli Stati Uniti: questo l'obiettivo dell’evento "Material Immaterial", organizzato dal periodico italiano di design "Interni" in collaborazione con il Consolato generale d'Italia a New York. Perché se gli Stati Uniti hanno dimostrato grande interesse a investire in nuove proposte nel settore dell’architettura, è anche vero che, in questo campo, l'Italia è da sempre fucina di idee e progetti all’avanguardia.

Del resto, come sottolinea Glenn Adamson, studioso dello Yale Center for British Art e moderatore della discussione, "l'Italia ha sempre avuto un ruolo centrale e di prestigio nel mondo dell’architettura e del design, così come in quello dell’arte, dell’ingegneria e dell’artigianato. Ed è da sempre stata pioniera di questa visione olistica della creatività, capace di combinare idee astratte e realtà concrete, abilità artistiche e lavoro artigianale".

Organizzato in concomitanza del "NYCxDesign", annuale kermesse del design in tutti i suoi campi, "Material Immaterial" presenta le menti creative dietro due tra i più recenti progetti architettonici di successo italiani, presentati per la prima volta il mese scorso al FuoriSalone di Milano.

Il primo, l’installazione luminosa "Quick brown fox jumps over the lazy dog", è il frutto di una collaborazione tra il gruppo italiano Artemide e lo studio Danese Bjarke Ingels Group (BIG). Il titolo, che è anche il cuore dell’installazione, è un pangramma - una frase di senso compiuto che contenga in sé tutte le lettere dell’alfabeto - e, come spiega Daniel Sundlin, architetto partner di BIG, si propone di sfruttare la luce dell’installazione al neon, elemento astratto e al contempo moderno per eccellenza, per "creare un contrasto con la materialità dell’edificio storico in cui è realizzata", che è appunto il loggiato est dell’Università Statale di Milano.

"L’idea era creare qualcosa che fosse semplice all’esterno, ma racchiudesse al suo interno un’idea complessa", continua Carlotta de Bevilacqua, vice presidente e amministratore delegato del gruppo Artemide. "Qualcosa che, in un certo senso, rispecchiasse il nostro impegno nel guardare alla modernità, al futuro", ha detto.

Il secondo progetto presentato nel corso dell’evento si intitola “Wave/Cave”, realizzato attraverso una collaborazione tra l’azienda ingegneristica italiana Metalsigma Tunesi e la casa creativa tedesca NBK Keramik. A partire dal progetto originario, nato da un’idea dello studio architettonico newyorkese SHoP, “Wave/Cave” si propone di creare un’installazione “lenta”, che trasmetta allo spettatore un senso di solidità, di stabilità, in netta contrapposizione ai ritmi frenetici del mondo odierno.

Come fa presente Christopher Sharples, fondatore e partner di SHoP, mostrando al pubblico l’installazione per fasi, procedendo lentamente e senza fretta di arrivare all’opera finita, questo “ha potuto vedere [l’opera] venire alla luce comprendendo come ogni [sua] parte fosse un tassello di un più grande puzzle”. Sono 1670 i blocchi di terracotta non smaltata che vanno a comporre l’installazione, tagliati secondo un preciso ordine numerico in 797 forme geometriche diverse, e disposti su tre livelli. Dal punto di vista della realizzazione, la sfida era utilizzare un materiale povero e all’apparenza semplice come l’argilla per realizzare una struttura complessa, che fosse al tempo stesso di forte impatto artistico, come spiega Carlo Geddo, amministratore delegato di Metalsigma Usa. L’opera, che occupa un’area di 55 metri quadrati e 3,6 metri in altezza, è anch’essa esposta all’Università Statale di Milano.

Dalle strutture architettoniche e il design di ambienti si passa poi al design digitale, dando la parola a Mauro Porcini, vice presidente senior e direttore capo design per la multinazionale americana PepsiCo. Secondo Porcini, in un’epoca in cui “tutto si muove alla velocità della luce” è cruciale, per un designer, domandarsi: “come essere creativi, e produrre innovazione?”. La risposta, per Porcini, sta nel creare “proposte, e non prodotti - solo così si lasciano i clienti liberi di decidere se quel qualcosa piace o no”. Che è ad ultimo, in questo come in altri settori, ciò che determina il successo a lungo termine di un’idea o di un prodotto.

C’è ancora spazio la creatività e l’innovazione italiana all’estero, e i nostri architetti e designer sono quanto mai richiesti, negli Usa e non solo: questo il messaggio con cui si chiude l’evento. E questa, come conclude Porcini, è per gli Italiani “una splendida opportunità, ma - non dimentichiamoci - anche una grande responsabilità”.

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