Il messaggio di unità di Barack Obama

Da Chicago l'ultimo discorso del presidente che ha ricostruito otto anni di lavoro. "Il merito è vostro". Conclude con Yes We Can a cui aggiunge Yes We Did. E il pubblico grida: altri quattro anni

Fu George Washington a stabilire due tradizioni, una diventata una regola sacra della democrazia americana, l'altra una consuetudine. Il primo presidente d'America infatti decise che dopo otto anni il suo tempo era finito. Così nel suo discorso di addio (diventato poi una consuetudine di tutti i presidenti) disse di volersi fare da parte per fare spazio alla democrazia. Barack Obama nella notte del 10 gennaio 2017 ha probabilmente sentito dentro la forza di Washington e di tutta la tradizione dei presidenti d'America. "La nostra democrazia è in pericolo solo quando la diamo per scontata", ha detto lasciando dopo due mandati la guida degli Stati Uniti, che hanno superato la peggiore crisi da quella del 1929 e ora sono forti, solidi, con una economia che continua a espandersi.

Ecco, ma il punto è proprio questo. Se l'economia funziona, la disoccupazione è ai minimi storici, Obama lascia nelle mani di Trump un'America in crisi d'identità. Un'America spaventata dal terrorismo, dall'immigrazione, dalla fuga del lavoro all'estero a cui il successore di Obama ha dato una risposta banale e allo stesso tempo vincente: "La renderemo ancora una volta grande". Per fare questo Trump si prepara a distruggere l'eredità di Obama: via alla riforma sanitaria, via alle leggi sull'ambiente, basta all'apertura dei rapporti commerciali con gli altri stati del mondo.

Per il suo discorso d'addio, Obama è voluto ritornare a Chicago, la città da cui è partita la sua parabola politica. Dal McCormick Place di Chicago ha puntato ancora una volta al suo messaggio ottimistico, in un momento in cui gli Stati Uniti sono divisi come non mai. Ha parlato al popolo, ai cittadini, come aveva fatto nel 2008. "Vi chiedo un'ultima cosa da presidente, continuate a credere - non in me ma in voi. Mi avete reso un presidente migliore, un uomo migliore", ha aggiunto Obama.

Un Trump citato esplicitamente una sola volta. "Tra 10 giorni il mondo testimonierà una garanzia della nostra democrazia", ha dichiarato Obama mentre il malumore montava ben udibile tra la folla che poco prima aveva cantato in coro "four more years" (altri quattro anni alla Casa Bianca, impossibili per legge). "No, no, no, no, no", ha detto lui. Interrotto per poco, ha spiegato che quella garanzia di democrazia è "il trasferimento pacifico di potere tra un presidente liberamente eletto a un altro". E in quel momento sono stati gli applausi a prevalere. "Mi sono impegnato con il presidente eletto che la mia amministrazione avrebbe garantito una transizione il più possibile senza intoppi, proprio come il presidente [George W] Bush ha fatto con me". Mentre si udivano altri applausi veniva da domandarsi se Obama pensava davvero di avere mantenuto quella promessa viste le mosse controverse e a scoppio ritardato da lui decise agli sgoccioli del suo mandato, dalla storica astensione degli Usa al Consiglio di sicurezza dell'Onu che il 23 dicembre ha permesso l'adozione di una risoluzione che condanna le colonie israeliane nei territori occupati della Palestina in Cisgiordania e a Gerusalemme Est alle sanzioni contro la Russia annunciate il 29 dicembre 2016 per la sua interferenza nelle elezioni Usa fino al trasferimento - di cui Trump aveva chiesto un congelamento - di altri detenuti nel carcere di massima sicurezza a Guantanamo che Obam sognava di chiudere.

È stato un discorso simbolico quello di Obama, che ha ricostruito le conquiste, le difficoltà e le sfide di otto anni alla Casa Bianca. "Nonostante tutti i progressi che abbiamo fatto, sappiamo che non bastano", ha spiegato elencando in ordine, la lotta al terrorismo, la cattura di Bin Laden, la fine delle torture negli interrogatori, la chiusura sfiorata di Guantanamo, la lotta per fermare le discriminazioni. E ancora l'accordo con l'Iran sul nucleare, i matrimoni omosessuali, la riforma della sanità e la battaglia per l'ambiente.

"Certo, il nostro progresso non è stato uniforme. Il lavoro della democrazia è sempre stato difficile, controverso, a volte violento. Ogni due passi in avanti, spesso facciamo un passo indietro. Ma il lungo cammino dell'America è stato definito dal movimento in avanti, un ampliamento costante della nostra fede fondatrice ad abbracciare tutti, e non solo alcuni", ha detto il presidente. Obama ha mantenuto come sempre un alto livello oratorio, cedendo solo una volta alla commozione, quando ha ringraziato sua moglie Michelle (a sua volta in lacrime) e le figlie Malia e Sacha.

Ad aprire la serata il cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, che nel 2007 nella canzone Society dell'album 'In to the Wild' cantava: "Society, you're a crazy breed/I hope you're not lonely without me" (Società, sei una razza folle/Spero non ti sentirai sola senza di me), quasi fosse la voce del presidente mentre lascia il suo incarico. In realtà Obama non ha alcuna intenzione di ritirarsi. E infatti ha concluso il suo ultimo discorso con la frase che ha guidato la sua campagna elettorale nel 2008, Yes We Can, unendo però tutto quello che è stato fatto in questi otto anni (Yes We Did) e quello che succederà nei prossimi anni: Yes We Can. Quasi a voler riaprire il cerchio di una nuova stagione "da cittadino".

Altri Servizi

Pence in Medio Oriente, focus su sicurezza e terrorismo

Le tensioni su Gerusalemme capitale peseranno sul viaggio del vicepresidente Usa tra Egitto, Giordania e Israele. Parlerà alla Knesset, il parlamento israeliano: primo leader statunitense a farlo dal 2008

Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è al Cairo, in Egitto, prima tappa di un delicato tour in Medio Oriente, iniziato nonostante lo 'shutdown' in patria, ovvero la paralisi delle attività dell'amministrazione federale, causata dal mancato accordo tra repubblicani e democratici. "Gli incontri del vicepresidente con i dirigenti di Egitto, Giordania e Israele fanno parte integrante della sicurezza nazionale dell'America" ha commentato Alyssa Farah, portavoce del vicepresidente, per spiegare i motivi che hanno spinto Pence a non cambiare i suoi piani, almeno questa volta.

Goldman Sachs: primo rosso trimestrale da 2011, ma conti sopra stime; da riforma 4,4 miliardi di oneri

Il Ceo Blankfein: "Con la prevista accelerata dell'economia globale, i benefici che arriveranno dalla nuova legislazione fiscale e grazie a un franchise di primo piano, siamo ben posizionati per fare significativi progressi sul piano di crescita".

Nei tre mesi a dicembre Goldman Sachs ha virato in rosso, riportando le sue prime perdite trimestrali dal 2011. Come già successo con i conti delle maggiori rivali dell'istituto newyorkese, ha pesato l'impatto della riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump, che ha provocato oneri straordinari per 4,4 miliardi di dollari.

Rinnovo della 702, c'è la firma di Trump: difesa la sorveglianza di massa, sconfitta la privacy

Rinnovata per sei anni la sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), che permette di spiare le conversazioni di cittadini statunitensi con stranieri di 'interesse' senza mandato

Per gli Usa, il primo pericolo sono Russia e Cina. Terrorismo in secondo piano

Presentata la nuova strategia di difesa nazionale dal capo del Pentagono, James Mattis. Dal documento è stato cancellato il pericolo portato dal cambiamento climatico
U.S. Department of Defense

Non c'è accordo sui fondi, Stati Uniti in shutdown: bloccate le attività federali

Il Senato non ha approvato la legge di rifinanziamento provvisorio per quattro settimane. Trump attacca: "I democratici vogliono svilire il grande successo dei tagli alle tasse". Possibile riduzione del Pil di 6,5 miliardi alla settimana

S&P promuove la Grecia, prima volta in due anni

Il rating passa a B da B-, comunque cinque gradini sotto l'investment grade. L'outlook resta positivo
iStock

Svolta storica al Los Angeles Times, arrivano i sindacati

Sono gli stessi che rappresentano già NY Times, Washington Post e Wsj. Il proprietario Tronc: aperto a discussioni produttive. Al via formazione di un comitato per trattare aumenti salariali
L'edizione del 5 novembre 2008 del giornale AP

Usa vogliono l'estradizione di due italiani, sono accusati di traffico illecito di oppiacei

Si chiamano Luca Sartini, 58 anni, e Luigi Palma, 51. Entrambi sono di Roma. Arrestati nella capitale italiana

In Usa è scattato lo shutdown: cosa è e cosa comporta

Per la prima volta dall'ottobre 2013, il governo federale subisce una paralisi parziale. La Casa Bianca accusa i democratici

JP Morgan: per il Ceo Dimon, compensi 2017 per 29,5 milioni di dollari

Sono saliti del 5,4% sul 2016 ma restano sotto il record da 30 milioni del 2007. Salario di base fermo a 1,5 milioni; a lui azioni vincolate per 23 milioni di dollari
Wikimedia Commons