Il Mit studia la punizione "maledetta" di Pirlo

Calcio e matematica. Le cuciture sul Brazuca, il pallone dei mondiali brasiliani, influiscono sulla traiettoria impressa al pallone e rendono la parabola più prevedibile.
Pirlo nella partita vinta dall'Italia contro l'Inghilterra a Manaus, Brasile, il 14 giugno 2014 AP

A foglia morta, di interno, di collo piede, di esterno, alla Zico, alla Mihajlović, alla Del Piero, alla Roberto Carlos, alla Beckham, e da qualche anno “la maledetta”. Sono i modi più conosciuti con cui i calciatori tirano le punizioni. "Maledetta" - il nome è stato coniato in Italia, ma è conosciuta così a livello mondiale - perché alla palla, calciata in modo particolare, viene impressa una traiettoria imprevedibile. Tra i più famosi esecutori di questo beffardo modo di calciare ci sono due “dottori” della materia quali Juninho Pernambucano – ex calciatore brasiliano del Lione - e l’italiano Andrea Pirlo. Nel pieno della febbre mundial la questione ha incuriosito i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, ovvero uno dei più prestigiosi politecnici del mondo con sede a Cambridge, in Massachussetts.

Il Mit, a differenza dei precedenti studi che si sono concentrati sul punto esatto e sul modo in cui il pallone viene calciato, ha preso in esame la superficie dei palloni e come questa possa incidere sull’imprevedibilità della traiettoria. In altri sport come il baseball, invece, non esiste un regolamento internazionale per le cuciture nel cuoio e negli altri materiali utilizzati per i palloni moderni. Non è un fatto di poco conto: anche le variazioni più impercettibili sulla superficie del pallone possono influenzarne la parabola. Una sfera più liscia tipo il Jabulani – il tanto criticato pallone di Sudafrica 2010 – sarebbe più difficile da controllare, mentre il Brazuca – il pallone con cui si stanno giocando i Mondiali brasiliani – ha circa il 50% in più di cuciture, un fattore che renderebbe apparentemente più prevedibile i suoi spostamenti in aria. Guai per Pirlo?

Se Juninho Pernambucano è considerato l’inventore di questo tipo di esecuzione, Pirlo negli ultimi anni è riuscito a migliorarlo al punto tale da ricevere gli apprezzamenti dello stesso Juninho che lo ha definito un "demonio". "Non ha solo copiato il mio tiro, ma lo ha migliorato. Se fossi ancora in attività cercherei di farmi spiegare le sue modifiche per impararle".

Il regista della nazionale ha svelato il segreto nella sua autobiografia: “La magia che stavo inseguendo non dipendeva dal punto in cui colpivo la sfera, ma dal come: Juninho non la prendeva con tutto il piede, bensì con sole tre dita. Il giorno dopo sono andato prestissimo a Milanello e senza togliere nemmeno i mocassini ho cominciato a provare. Fu subito un tiro perfetto, all'angolino. Finalmente avevo battuto il fantasma di Juninho. La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto più dritto possibile, e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l'effetto. Senza saperlo, eccola, la "maledetta", come qualcuno avrebbe poi ribattezzato quel tipo di tiro”.

In America, storicamente più attenta e incline ad altri sport, la maledetta ha una sorella gemella nel baseball, la knuckleball. Letteralmente la palla tirata con le nocche della mano. I pitcher (i lanciatori) che la usano sono pochissimi perché perfezionarla è difficilissimo. Il tiro non è particolarmente veloce, la presa per nulla elegante e alla palla non viene impressa alcuna curvatura. Il contrario, il tiro è privo di qualsiasi effetto, e in aria sono i vortici creati dalle cuciture a produrre variazioni di traiettoria imprevedibili.

Ma se nel baseball quella delle cuciture è una scienza esatta, nel calcio no. "I dettagli del flussi d'aria attorno alla sfera sono complicati, e in particolare dipendono da quanto è ruvida la palla”, ha spiegato John Bush, professore di matematica applicata all’Mit e autore di un recente articolo sull’aerodinamica dei palloni da calcio dal titolo "Se la palla è perfettamente liscia, curva nel modo sbagliato”. Per modo sbagliato Bush intende che due palloni diversi, anche solo in modo impercettibile, calciati nello stesso modo e dallo stesso giocatore, possono curvare in maniera totalmente differente proprio in virtù di quelle differenze sulla loro superficie.

Perché accade questo? La risposta è nell’effetto Magnus, scoperto da Gustav Magnus, e responsabile della variazione della traiettoria di un corpo rotante in un fluido (in questo caso l’aria) in movimento. Prima delle punizioni di Pirlo o Juninho, quest’effetto è stato studiato nel tennis e nel baseball. Per quanto riguarda il tennis, si sono evidenziati due differenti modi di colpire la pallina: il topspin e il backspin. Il primo comporta una palla a spiovente per via dell’effetto rotatorio che il colpo imprime dall’alto verso il basso e crea una differenza di pressione tra la parte superiore e quella inferiore che spinge la palla verso il terreno. Nel backspin, invece, la tipologia di colpo appiattisce la sua traiettoria; questa diventa parabolica ascendente a causa di una maggiore rotazione verticale dal basso verso l'alto in senso antiorario per via della quale il rimbalzo della pallina è generalmente corto e frenato dalla stessa rotazione.

Tornando a Bush e alla sua ricerca sui palloni da calcio, egli ritiene che la superficie del pallone influenzi lo strato limite tra le cuciture e l’aria nel punto in cui intervengono maggiormente le differenti pressioni in grado di imprimere effetti diversi al pallone. Secondo lui un pallone come il Brazuca, più “ruvido”, creerebbe la versione perfetta dell’effetto Magnus in cui il fluido rallenta in alto ed accelera in basso, con il risultato che la differenza di pressione genera una cosiddetta portanza (componente della forza aerodinamica globale calcolata in direzione perpendicolare alla direzione del vento relativo) negativa, ovvero diretta verso il basso, ma paradossalmente più prevedibile grazie ad un flusso laminare.

A questa traiettoria non si aggiungerebbero infatti quei cambiamenti di direzione da destra a sinistra e viceversa che danno al pallone un effetto ancora più “impazzito”. Viceversa, l’effetto della pressione sugli strati limite di un pallone liscio o poco ruvido è inferiore e ha come risultante un flusso turbolento, causa della totale imprevedibilità della traiettoria. Che Pirlo o Juninho abbiano fatto questi studi o queste ricerche prima di iniziare a calciare la “maledetta” appare quanto meno improbabile, come improbabile è provare a comprendere questi gesti tecnici senza prendere in considerazione il fattore più importante: la genialità dei grandi campioni.

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