Il modello italiano di sostenibilità del pellame arriva a New York

In occasione della trentaseiesima edizione di LINEAPELLE NEW YORK – importante appuntamento per il mercato della pelle nord americano che si prepara all’evento mondiale di LINEAPELLE in programma dal 21 al 23 febbraio a Milano – l’Unione Nazionale Industria Conciaria vola negli Usa per promuovere un innovativo concetto di sostenibilità nel settore.

Il workshop ospitato l'1 febbraio dal Metropolitan Pavilion di New York ha illustrato infatti un nuovo modo di guardare l’intera filiera produttiva del pellame. Un approccio che va oltre quello tradizionale: più responsabile non solo nei confronti dell’ambiente, ma anche verso le risorse umane e i consumatori, ormai sempre più attenti e preparati. A parlare tre esperti dell’industria: Luca Solca (Exane Bnp Paribas), Federico Brugnoli (360) e Giacomo Zorzi (Istituto di Certificazione della Qualità per l'Industria Conciaria, ICEC).

Cosa si intende per sostenibilità nel mercato del pellame? Quali obiettivi le aziende dovrebbero porsi per garantire un implemento corretto?, Come gestire, all'interno di un perimetro globale, i diversi rischi presenti in ogni fase della filiera?

La risposta a questa nuova sfida sembra essere racchiusa nello sviluppo di nuovi sistemi informativi, di management e di gestione del rischio. Lo sforzo che viene oggi richiesto alle organizzazioni è quello di essere più preparate e consapevoli degli impatti negativi e degli eventuali rischi relativi ad ogni fase del processo produttivo: dall’approvvigionamento, lavorazione, alla distribuzione del prodotto finito

"Siamo qui per proporvi un nuovo modo di agire", dice Brugnoli, fondatore di SPIN 369 che ha come obiettivo quello di promuove nuovi modelli di business sostenibili. "Evitiamo di essere semplicisti, piuttosto adottiamo una ‘semplicità elegante’ ", aggiunge.

Non solo parole. Per diventare davvero “sostenibili” bisogna passare all’azione: da un approccio “commond and control” verso un approccio “integrato” basato sulla fiducia e la trasparenza.

Cosa serve per diventare davvero migliori quindi?

Il consiglio degli esperti è quello di coltivare la conoscenza e l’educazione rispetto alla materia, in continua trasformazione. Comunicare in maniera trasparente, conoscere le regole e applicarle correttamente. Essere consapevoli di ogni fasi della filiera produttiva, dei limiti da non varcare e delle conseguenze negative che potrebbero verificarsi durante l’iter operativo.

“Un’organizzazione dovrebbe essere in grado di poter comunicare tutte le informazioni relative ad ogni fase della catena produttiva”, questo significa essere trasparenti, secondo Giacomo Zorzi consulente per ICEC,

Ad ogni modo a supporto delle aziende interessate ad una corretta applicazione di un sistema integrato sostenibile, esiste un ricco network di istituti dedicati. Tra i quali ricordiamo qui: ECO Pelle e EPD, dedicati alla certificazione dei prodotti; SAFE, OHSAS, UNIC, a sostegno della creazione di luoghi di lavoro sostenibili; le guide ISO26000, altri istituti come ZDHC (Zero Discharge of Hazardous), il già menzionato ICEC e il regolamento REACH.

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