Gli Usa chiedono all'Fmi di fare di più, il mondo teme guerre commerciali

Gli Spring Meetings dell'istituto di Washington terminano come erano iniziati. La linea americana non cambia. Mnuchin: il Fondo alzi la voce per ridurre gli squilibri. Lagarde: avanti con il dialogo "pacifico"

Washington - Il Fondo monetario internazionale voleva usare i suoi lavori primaverili per "unire le nazioni" e allentare le tensioni commerciali riaccese dal braccio di ferro tra Usa e Cina. I cosiddetti Spring Meetings dell'istituto guidato da Christine Lagarde sono invece finiti come erano iniziati. Il mondo continua a temere una guerra commerciale dalla quale - è la tesi - non emergerebbe nessun vincitore mentre gli Stati Uniti continuano a volere perseguire un commercio "libero, equo e reciproco". Dunque, non resta che trattare.

Rispetto a quello a cui ci ha abituato Donald Trump a colpi di tweet, il linguaggio del segretario americano al Tesoro Steven Mnuchin - il volto degli Usa di questi lavori primaverili dell'Fmi - è stato "meno dirompente". Così lo ha definito il nostro ministro all'Economia, Pier Carlo Padoan, che nei suoi vari incontri nella capitale americana ha registrato una "grande preoccupazione" che i dazi annunciati o adottati dagli Usa portino a una guerra commerciale. Ma la posizione di Washington non è cambiata. Anzi. Gli Stati Uniti - che del Fondo e della Banca Mondiale sono il principale azionista - vogliono di più dal Fondo monetario di Christine Lagarde.

"In questo momento, gli squilibri commerciali sono circa un terzo più grandi rispetto ai livelli degli anni '80 e '90 e non ci sono segnali che si stiano assottigliando", ha detto Mnuchin in un comunicato al comitato che governa l'Fmi. Il segretario non ha usato mezzi termini aggiungendo che "il Fondo deve fare di più sulla questione, fornendo una voce più forte e insistente nel fare notare quando i Paesi membri ricorrono a politiche commerciali, macroeconomiche e valutarie che facilitano vantaggi competitivi o che portano a una crescita squilibrata". Il chiaro riferimento è alla Cina, ma anche alla Germania famosa per il suo avanzo commerciale e che Lagarde da sempre invita a spendere di più in infrastrutture.

Sostenendo che una crescita forte in Usa e in Europa ha contribuito al rimbalzo dell'economia globale nel 2017, Mnuchin ha dichiarato che "garantire che il commercio sia libero, giusto e reciproco spingerà il commercio globale e sosterrà una crescita più forte e più sostenibile". Secondo lui, per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi, il Fondo che tanto ha criticato i dazi sull'acciaio e sull'alluminio voluti da Donald Trump e che ha invitato chi li subisce a evitare ritorsioni "dovrebbe avere una voce più forte affinché i suoi membri smantellino barriere commerciali e non commerciali e proteggano la proprietà intellettuale", di cui gli Usa hanno accusato la Cina di furti.

L'ultima volta che l'Fmi ha cercato di ridurre gli squilibri a cui ha fatto riferimento Mnuchin era il 2006. Allora lanciò "consultazioni multilaterali" in un tentativo fallito di riequilibrare i flussi commerciali nel mondo.

Nella conferenza stampa conclusiva, Lagarde ha espresso il desiderio che il commercio continui a essere di sostegno alla crescita. Dagli Spring Meetings - durante i quali ha chiaramente detto che gli Usa dovrebbero ridurre il debito/Pil ed evitare politiche fiscali procicliche - lei porta a caso uno "slancio per dialogare". Il Fondo, ha spiegato, "continuerà a fornire i dati e le informazioni che sono desiderabili". Nel frattempo Lagarde scommette su un "dialogo pacifico", condotto "in modo discreto, non necessariamente di fronte a tutti voi, non necessariamente con comunicati come vi aspettereste, non necessariamente con dichiarazioni alla stampa o fughe di notizie".

Citando Winston Churchill, ha concluso Lagarde, "better chat chat than war war". Avanti con il dialogo, dunque. Per evitare una guerra commerciale. Perché come ha avvertito Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, "le restrizioni commerciali potrebbero causare shock avversi all'economia globale", che di conseguenza rischierebbe una "contrazione della crescita". 

Altri Servizi

Wall Street, giornata di trimestrali

Restano le preoccupazioni per il più lungo shutdown nella storia degli Stati Uniti
AP
Ibm

Per International Business Machines (Ibm), il recupero dei ricavi trimestrali sembra un miraggio dopo la breve ripresa finita lo scorso giugno e durata nove mesi consecutivi (i primi successivi a cinque anni di declini). L'azienda ha tuttavia saputo superare le stime degli investitori, concentrati sul fatto che le vendite siano salite nell'intero esercizio per la prima volta in vari anni.

Shutdown e Russia, sempre più americani bocciano Trump

Sondaggio di Politico: il 57% disapprova il suo operato (record)
White House /Shealah Craighead

Il tasso di disapprovazione per l'operato del presidente statunitense, Donald Trump, ha raggiunto un nuovo record, a causa dello shutdown più lungo nella storia del Paese e delle preoccupazioni per i rapporti con l'omologo russo Vladimir Putin. Questo il risultato dell'ultimo sondaggio di Politico/Morning Consult, secondo cui il 57% degli elettori disapprova il lavoro di Trump, mentre il 40% lo approva.

La Corte Suprema Usa respinge Trump: resta la tutela per i Dreamers (per ora)

Il massimo tribunale ha deciso di non pronunciarsi sulla fine del programma Daca, cercata dal presidente anche per avere un'arma in più nei negoziati con i democratici su immigrazione e muro
Ap

La Corte Suprema statunitense ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di valutare subito e pronunciarsi sulla fine del programma Daca, che protegge dal rimpatrio 700.000 immigrati irregolari arrivati da bambini. Questo significa che il programma voluto dall'allora presidente Barack Obama, contro cui si batte Donald Trump, resta per ora in vigore, in attesa che lo scontro arrivi a conclusione nei tribunali inferiori; inoltre, nel caso in cui il massimo tribunale dovesse accettare un nuovo tentativo da parte del governo, il caso non verrebbe discusso prima di ottobre e una decisione non sarebbe presa prima del 2020. La volontà del massimo tribunale statunitense di non valutare il caso toglierà una potente arma di negoziazione al presidente, che si era detto sicuro di una vittoria davanti alla Corte Suprema, nelle trattative con i democratici sull'immigrazione.

Casa Bianca smentisce: nessuna trattativa è stata cancellata con la Cina

Secondo l'FT, saltati incontri in questa settimana in vista di quello che secondo Larry Kudlow conta più di tutti: quello con il vice premier cinese
AP

Larry Kudlow, il consigliere economico della Casa Bianca, ha negato indiscrezioni di stampa secondo cui gli Stati Uniti hanno cancellato un incontro con la Cina pensato per spianare la strada al prossimo round di negoziati di alto livello previsto a Washington tra i negoziatori delle due nazioni il 30 e il 31 gennaio prossimo.

"Il Buffett di Boston" preoccupa i leader riuniti a Davos

Seth Klarman, a capo di Baupost Group (uno degli hedge fund più grandi al mondo), non esclude una crisi che si manifesterà con disordini sociali e non solo con sell-off dei mercati

Un investitore miliardario - conosciuto negli Stati Uniti per essere l'equivalente di Boston del cosiddetto Oracolo di Omaha, ossia Warren Buffett - ha messo in guardia gli investitori "compiaciuti" che stanno ignorando i rischi esistenti prendendone di nuovi. Seth Klarman, a capo di Baupost Group (uno degli hedge fund più grandi al mondo), ha lanciato il suo avvertimento nella lettera annuale da 22 pagine scritta agli investitori e di cui il New York Times ha ottenuto una copia.

Shutdown, idea Kushner: Green Card per i Dreamers in cambio del muro

La Casa Bianca cerca una soluzione per mettere fine alla paralisi

Un permesso di soggiorno permanente per i 'Dreamers' in cambio dei fondi per il muro con il Messico. Sarebbe questa l'ultima idea in circolazione alla Casa Bianca per un compromesso con i democratici che faccia terminare lo shutdown, secondo tre fonti del sito Axios.

Procter & Gamble ha chiuso un trimestre con utili superiori alle stime e vendite organiche forti, cosa che ha spinto il colosso dei beni al consumo ad alzare il suo outlook.

Gli Usa celebrano Martin Luther King (e Pence lo paragona a Trump)

Oggi è il giorno festivo dedicato al leader della lotta per i diritti civili, premio Nobel per la Pace, ucciso nel 1968

Nel 1965, le marce da Selma a Montgomery, in Alabama, furono un momento fondamentale della rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti; diritti per cui, secondo associazioni e comunità afroamericane, è ancora necessario combattere. Per questo, ancora oggi è fondamentale celebrare Martin Luther King, il leader della lotta per l'uguaglianza razziale, premiato nel 1964, a soli 35 anni, con il Nobel per la Pace, e ucciso il 4 aprile 1968 a Memphis con un colpo di fucile alla testa.