Il New York Times ha selezionato i migliori film del 2019

Sono stati scelti dai due critici Manohla Dargis e Anthony Oliver Scott tra quelli meno acclamati dal pubblico
Scena tratta dal film The Souvenir Wikipedia

Quando siamo ormai a metà di un anno che si è dimostrato già ricchissimo dal punto di vista cinematografico, il New York Times ha selezionato i migliori film del 2019 tra quelli usciti finora. A scegliere le pellicole sono stati i due più importanti critici del giornale di New York, Manohla Dargis e Anthony Oliver Scott. Come si legge nell’introduzione dell’articolo, tra i film selezionati non ci sono però quelli più acclamati come Avengers: Endgame o Us bensì quelli che secondo i due critici si sono davvero fatti notare pur non avendo ricevuto la stessa attenzione da parte del pubblico.

La prima pellicola indicata nell’articolo è The Souvenir di Joanna Hogg, film drammatico ispirato a un episodio accaduto nella vita della regista. La storia è ambientata in Inghilterra e parla dell’amore tra una studentessa di cinematografia (interpretata da Honor Swinton Byrne) e un ragazzo con un apparente impiego agli Affari esteri inglesi (interpretato invece da Tom Burke) e una dipendenza dall’eroina. Scott lo ha descritto come “un film intimo che vale come un’esperienza privata che si preferisce tenere per sé".

Subito dopo, tra i film consigliati, troviamo The Last Black Man in San Francisco di Joe Talbot. Ci troviamo ovviamente nella città californiana diventata capitale della tecnologia mondiale dove il protagonista (Jimmie Fails) cerca di riprendersi la casa vittoriana del nonno, costruita nel cuore della metropoli. Aiutato dal suo miglior amico Mont, Jimmie cerca di integrarsi nella città che, con i suoi veloci cambiamenti, sembra correre più veloce di lui. Secondo Dargis "oltre a essere una storia che parla del desiderio più profondo di casa, è una storia sull’essere neri negli Stati Uniti, il che forse fa sembrare il film un lamento quando è più un sogno ad occhi aperti. O, piuttosto, è a volte una cosa e poi l’altra".

Terzo film della lista è Her Smell di Alex Ross Perry che racconta la storia di Becky Something (nei cui panni si cala Elisabeth Moss) una cantante rock discretamente famosa che, come scrive il New York Times, ricorda vagamente Courtney Love, tra la dimensione artistica e reale. Quello che convince maggiormente i due critici è l’interpretazione di Moss "capace di entrare profondamente nella pelle del suo personaggio". Figurano nel cast anche Cara Delevingne e Amber Heard.

Passiamo quindi a Gloria Bell di Sebastian Lelio, remake americano dell’omonimo film cileno girato proprio dallo stesso regista. Protagonista è Julianne Moore che interpreta una donna di mezza età, divorziata e con figli già cresciuti, mentre cerca di riprendersi la propria libertà a Los Angeles. Secondo Dargis il regista si è affidato a una "magistrale" Julian Moore dimostrandosi "incredibilmente sensibile nel rappresentare le assurdità della vita di tutti i giorni".

Subito dopo, nella classifica dei consigli, troviamo Booksmart di Olivia Wilde. Destinate a studiare nelle università della Ivi League (le università che fanno parte della ristretta cerchia delle migliori d’America), due amiche all’ultimo anno di liceo (interpretate da Beanie Feldstein e Kaitlyn Dever) vengono a sapere che alcuni loro compagni di scuola, decisamente meno bravi e costanti, andranno ugualmente a studiare nelle stesse loro università. Proprio per questo, durante i loro ultimi giorni di scuola, decidono di divertirsi un po’ di più e migliorare la loro reputazione da "party girl". Il pensiero di Scott è che sia una commedia "acuta ma non cattiva, calda e nemmeno troppo timida".

C'è spazio poi anche per il documentario Rolling Thunder Revue diretto da Martin Scorsese che usa materiale d’archivio e scene recitate per raccontare la storica tournée di concerti tenuti in giro per gli Stati Uniti fra il 1975 e il 1976 da Bob Dylan assieme a un folto gruppo di artisti. Secondo Dargis è da un lato "una celebrazione, dall’altro una missione di salvataggio di un capitolo unico" della storia del menestrello di Duluth.

Altro documentario vivamente consigliato dai critici del Times è The Edge of Democracy di Petra Costa, opera che si occupa di politica brasiliana fornendo un accurato resoconto della lunga crisi politica che ha colpito il Paese, dall’elezione di Lula a quella recente di Jair Bolsonaro. SecondoScott si tratta di "una cronaca straziante del tradimento civico e dell’abuso di potere".

A chiudere la lista c’è Transit, film diretto da Christian Petzold e ambientato a Parigi. La capitale francese viene invasa da milizie armate che isolano la città. Un immigrato tedesco (Franz Rogowski) fugge a un rastrellamento, si nasconde e raggiunge Marsiglia, dove si riunisce con altri rifugiati in attesa dei documenti che gli permetteranno tornare in Germania. In sostanza, il film non si sofferma più di tanto sulle ragioni dell’occupazione di Parigi né su altri dettagli a essa connessi, un escamatoge che secondo Dargis il regista usa per "abbracciare l’ambiguità come principio, dando a volte l’accelerata di un film d'azione".

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