Il Nyt prende le parti del fratello minore del Brunello, il Rosso di Montalcino

Definito "Baby Brunello", bistrattato e ricordato come versione low cost del padrone di casa. Ma per il quotidiano di New York il Rosso è "un vino più gioioso che contemplativo"

Sarà perché il fratello minore del blasonato Brunello o perché le sue uve sono solo il secondo taglio dopo i grappoli sceltissimi del suo parente importante. O ancora potrebbe essere per gli scandali che per anni hanno investito i vitigni di Montalcino. Di certo il New York Times, dopo aver stroncato il Pinot Grigio (definendolo senza sapore), torna a parlare di vini italiani, difendendo strenuamente il Rosso di Montalcino. 

"Il Rosso di Montalcino non è molto rispettato", si legge in un lungo articolo dell'esperto di enologia del giornale di New York, Eric Asimov. Anche se il suo cognome può far sorgere qualche dubbio (è veramente il nipote dello scrittore Isaac Asimov) in questo caso le sue opinioni sono tutt'altro che fantascientifiche. Il giornalista racconta di essere stato l'unico, in un gruppo di assaggiatori, ad aver apprezzato veramente il vino toscano. 

Nel suo articolo racconta in che modo viene prodotto: viene fatto riposare un anno (minimo) e deve passare sei mesi in botti di quercia. Per i consumetori - scrive Asimov - risulta fresco, più facile da bere dell'importatnte Brunello. "In una parola è più gioioso che contemplativo".

Molti pensano che il prezzo più limitato (dai 30 agli 80 dollari a bottiglia) faccia del vino un "Bay Brunello". Questo non è vero - sostiene Asimov - anzi il Rosso non è una versione economica del padrone di casa ma è "una semplice introduzione allo stile di un produttore", ha concluso Asimov.