Il pasticciaccio brutto dell'assassinio di Obama per mano del Mossad

Lo chiede l'editoriale di un piccolo giornale rivolto alla comunità ebraica di Atlanta. Scoppia un caso, e anche un'indagine dei servizi segreti
New York Times /Doug Mills

Per ore, quando la notizia è rimbalzata su Twitter, è rimasta l'incertezza che fosse una parodia, satira bella e buona come quella di The Onion o di Christwire.org. Perché altrimenti il direttore di un giornale, per quanto piccolo e di nicchia, come l'Atlanta Jewish Times avrebbe chiesto al Mossad di assassinare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama per il bene di Israele? Ma Andrew Adler, che ha rilevato il settimanale due anni fa quando aveva cinque reporter e 3.500 abbonati, non scherzava e alla fine è stato costretto a fare mezza marcia indietro e chiedere scusa.

Ecco cos'ha scritto:

... occorre dare il via libera agli agenti del Mossad che operano negli Stati Uniti per fare fuori un presidente che non è amico di Israele affinché l'attuale vice presidente prenda il suo posto. Il nuovo presidente detterà con autorevolezza una nuova politica per aiutare lo stato ebraico ad annientare i suoi nemici. Si avete letto bene. Occorre ordinare l'assassinio del presidente perché è in gioco l'esistenza di Israele. Riflettete. E se questa ipotesi estrema è venuta in mente a me, non pensate che sia stata discussa anche nei circoli più influenti di Israele?

La provocazione di Adler era, secondo l'autore, per l'appunto questo: una provocazione. Una ipotesi controversa formulata per fare discutere. La reazione? "Abbiamo avuto un sacco di telefonate ed email", ha risposto il direttore a John Cook di Gawker, che si è occupato per primo del caso.

Nel frattempo il National Jewish Democratic Council ha risposto con una condanna di fuoco. "E' profondamente irresponsabile ipotizzare un macabro scenario in cui lo stato di Israele ordini l'assassinio del presidente degli Stati Uniti", ha scritto il direttore David Harris in una nota "Inimmaginabile che si osi dare spazio a idee disgustose come queste in un giornale, e ancor più se si tratta dell'editore di una pubblicazione, e in particolare una pubblicazione rivolta alla comunità ebraica. Questa vicenda è la misura dell'abisso in cui è caduta la nostra politica e spero che serva da allerta per i moderati, affiché possano cambiare i toni".

Alla fine, nella serata di venerdì, sono arrivate le scuse di Adler, con la promessa di una rettifica articolata sul prossimo numero. "Rimpiango quello che ho detto, vorrei non avere detto nulla". Ha aggiunto che la reazione dei lettori è stata profondamente negativa. Secondo Fox News l'editoriale ha fatto scattare anche un'indagine dei servizi segreti americani, ma Adler non ha avuto finora né visite né contatti con gli agenti.

Al di là del caso specifico, il cattivo sangue di numerosi attivisti filoisraeliani con Obama ha numerose spiegazioni di carattere politico, dalla posizione giudicata troppo moderata nei confronti del pericolo nucleare iraniano al nodo palestinese con forti divergenze tra la posizione della Casa Bianca e quelle del primo ministro di Gerusalemme Benjamin Netanyahu.

La proposta di Obama di tornare ai confini del 1967 per disegnare la mappa politica dei due Stati ha trovato ferma opposizione nella destra israeliana e ha generato profondo scontento anche nelle comunità ebraiche degli Stati Uniti. Ritornare al 1967 significherebbe per Israele la rinuncia alla Cisgiordania e a Gaza.

Il peso di questa situazione, sul piano politico interno, si misura con la storica sconfitta dei democratici in una delle roccaforti storiche di Brooklyn, alcuni mesi fa, alla vigilia del dibattito alle Nazioni Unite sull'indipendenza dello Stato palestinese.

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