Il piano 2018 di Trump per l'immigrazione: riformare il sistema e costruire il muro

Il presidente Usa vuole rafforzare i controlli e concedere meno visti. Per il completamento delle barriere con il Messico, mancano al momento i soldi

Riformare il sistema e costruire il muro. Questi gli obiettivi in tema di immigrazione del presidente Donald Trump per il suo secondo anno alla Casa Bianca, durante il quale porterà avanti anche il suo programma di contrasto all'immigrazione irregolare e di rafforzamento dei controlli ai confini e della sicurezza nazionale.

 

La promessa

A gennaio, pochi giorni dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, Trump ha firmato due ordini esecutivi: uno per dare il via alla costruzione del muro con il Messico, l'altro per dar più poteri alle agenzie federali contro gli immigrati irregolari. Previsti dal primo ordine anche "l'assunzione di altri agenti per pattugliare il confine", "più spazi per la detenzione di immigrati irregolari lungo il confine con il Messico", "l'eliminazione del catch-and-release", ovvero del rilascio subito dopo la cattura, e "la priorità per le azioni penali". Il secondo ordine esecutivo prevede di "togliere i fondi federali alle sanctuary cities", ovvero le città che proteggono gli immigrati irregolari, di "rafforzare i poteri dell'Ice (l'agenzia federale che si occupa di immigrazione, ndr) per arrestare, detenere e allontanare gli immigrati irregolari", di "dare al dipartimento di Stato maggiori strumenti per rimpatriare gli immigrati irregolari e criminali con visti scaduti" e il ripristino di "programmi per la sicurezza delle comunità". In un'intervista alla Abc, Trump ha detto che la costruzione del muro con il Messico sarebbe cominciata "nel giro di mesi" e che il Messico avrebbe pagato per la costruzione delle barriere.

 

La situazione

Le autorità, però, lottano contro la mancanza di fondi. Il portavoce della Customs and Border Protection ha detto che l'agenzia non ha i soldi per i 5.000 nuovi assunti chiesti da Trump e nemmeno per la costruzione (o, per meglio dire, per il completamento) del muro (che esiste già). "Il muro sarà un'iniziativa importante per l'agenzia, una volta finanziato" ha detto Dan Hetlage.

Senza soldi, la costruzione del muro non può cominciare. Il dipartimento per la Sicurezza interna ha speso circa 20 milioni di dollari per la costruzione di otto prototipi e per testarli, ma non sarà in grado di procedere senza l'approvazione in Congresso del finanziamento da 1,8 miliardi di dollari. Finanziamento che sarà al centro dello scontro tra repubblicani e democratici, visto che la minoranza ha più volte ribadito che non lo voterà, nemmeno in cambio della protezione legale per gli 800.000 Dreamers, ovvero gli immigrati arrivati senza documenti da bambini, privati dal prossimo 5 marzo del programma voluto da Barack Obama per farli vivere legalmente negli Stati Uniti. Per evitare l'ostruzionismo e procedere con l'approvazione in Senato, il finanziamento avrebbe bisogno del sostegno di 60 senatori, ma i repubblicani ne hanno solo 51.

 

I visti

I repubblicani intendono anche riformare il sistema dei visti, partendo dall'eliminazione della migrazione a catena, ovvero la possibilità, per gli immigrati regolari, di sponsorizzare i parenti e portarli negli Stati Uniti. Recentemente, Trump ha chiesto la cancellazione di questa opportunità, dopo che un uomo, originario del Bangladesh e arrivato con un visto per i figli dei fratelli di cittadini statunitensi, ha tentato di compiere un attentato nella metropolitana di New York.

Ad agosto, Trump ha dichiarato il proprio sostegno al piano dei senatori David Perdue e Tom Cotton, il Raise Act, per ridurre l'immigrazione legale del 50%, dimezzando il numero di Green Card emesse. Il piano prevede anche un tetto annuale di 50.000 ingressi per i rifugiati e la fine della lotteria per la Green Card. Inoltre, il piano prevede un sistema a punti per privilegiare i lavoratori specializzati.

 

Il Daca

A settembre, Trump ha deciso di cancellare il Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), il programma voluto nel 2012 da Barack Obama che consentiva agli immigrati irregolari, entrati da bambini nel Paese, di evitare l'espulsione e ricevere un permesso di lavoro o di studio biennale e rinnovabile. Trump ha dato 6 mesi di tempo al Congresso, fino al 5 marzo, per trovare una soluzione appropriata per le quasi 800.000 persone interessate dal provvedimento.

In cambio di un accordo per proteggere le persone che rischierebbero l'espulsione, il presidente vuole più controlli alle frontiere e il muro con il Messico. Per ora, i parlamentari stanno lavorando a diverse proposte.

 

Temporary Protected Status

L'amministrazione Trump dovrà decidere entro giugno se garantire ancora la protezione temporanea a 57.000 honduregni tramite il Temporary Protected Status, un programma che fornisce una speciale protezione per gli stranieri, soprattutto provenienti dall'America Centrale, che emigrano per fuggire da guerre, disastri naturali e catastrofi, entrando negli Stati Uniti senza documenti.

Washington ha invece già deciso di cancellare la protezione a circa 2.500 nicaraguensi, che avranno tempo fino al 5 gennaio 2019 per lasciare il Paese o regolarizzare la propria permanenza negli Stati Uniti. L'amministrazione ha poi reso noto che tale protezione sarà tolta anche a 59.000 haitiani.

 

 

 

Altri Servizi

Wall Street ignora il rischio shutdown

Ieri chiusure in calo, ma Dow Jones oltre 26.000 punti
AP

In Usa è scattato lo shutdown: cosa è e cosa comporta

Per la prima volta dall'ottobre 2013, il governo federale subisce una paralisi parziale. La Casa Bianca accusa i democratici

Per la prima volta dall'ottobre 2013, quando il presidente era Barack Obama, il governo federale degli Stati Uniti  è protagonista di una paralisi parziale. Per trovare una soluzione c'era tempo fino alla mezzanotte del 19 gennaio 2018 di Washington, le sei del mattino di sabato 20 gennaio in Italia. Come successo oltre quattro anni fa, il cosiddetto "shutdown" ha visto repubblicani e democratici scontrarsi sulla legislazione che andava approvata per continuare a finanziare le attività del governo.

Continua l'esodo in Twitter: il direttore operativo lascia, diventa Ceo di SoFi

Anthony Noto - direttore operativo dal novembre 2016 ma nel gruppo dal 2014 - guiderà società specializzata nei prestiti online il cuo a.d. fu travolto da accuse di molestie

Continua l'esodo in Twitter. Il direttore operativo del sito di microblogging ha dato le sue dimissioni per accettare l'incarico - effettivo dal primo marzo - di amministratore delegato di Social Finance, azienda specializzata nei prestiti online il cui Ceo lo scorso anno fu costretto ad andarse per via di accuse di molestie. Si tratta di Anthony Noto, entrato in Twitter nel luglio 2014 come direttore finanziario e dal novembre 2016 a capo di attività che comprendono la generazione delle vendite dell'azienda.

Fine dello shutdown, democratici contro Schumer: "Battaglia persa in partenza"

Critiche al leader della minoranza in Senato per la gestione dello scontro con i repubblicani, che non ha portato alcun risultato
AP

Se non era chiaro a chi convenisse lo shutdown, nell'anno delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, sembra invece evidente, ora, il vero sconfitto: Charles Schumer, il leader democratico in Senato. Molti suoi colleghi criticano la gestione dello scontro con i repubblicani: prima ha fatto chiudere le attività del governo per tre giorni, poi ha ceduto di fronte a minime concessioni del leader della maggioranza, Mitch McConnell, dando il via libera al finanziamento delle attività federali fino all'8 febbraio.

Donald Trump continua la sua battaglia commerciale contro la Cina. Questa volta l'amministrazione del presidente Usa ha posto nuovi dazi per proteggere la produzione americana di pannelli solari e di lavatrici: inizia così un 2018 di azioni dure, soprattutto contro la Cina e contro il suo potere di penetrazione nei mercati internazionali.

La politica estera di Trump nel primo anno di presidenza

I pochi cambiamenti che il presidente ha fatto in politica estera sono fortemente improntati sulla sua agenda di America First. Ma ci sono anche tante promesse non rispettate e minacce via Twitter con non porteranno mai a nulla di concreto
AP

Donald Trump si è presentato alle elezioni del 2016 promettendo di cancellare la politica estera di Barack Obama, ridando agli Stati Uniti un ruolo di primaria importanza nel mondo. Dopo un anno di presidenza, Trump non ha portato a termine molte delle sue promesse e in molti casi ha mantenuto le scelte fatte dal suo predecessore, nonostante le abbia fortemente criticate su Twitter o in occasioni pubbliche. Tra gli annunci non portati a termine ci sono l'uscita dalla NATO e dal NAFTA, il muro lungo il confine con il Messico e i rapporti con la Russia, che Trump aveva promesso di aumentare e migliorare rispetto a Obama.

Per gli Usa, il primo pericolo sono Russia e Cina. Terrorismo in secondo piano

Presentata la nuova strategia di difesa nazionale dal capo del Pentagono, James Mattis. Dal documento è stato cancellato il pericolo portato dal cambiamento climatico
U.S. Department of Defense

Non è più il terrorismo, ma la minaccia portata da Russia e Cina il maggior pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. A sentenziarlo è la nuova strategia di difesa nazionale (Nds) presentata dal Pentagono.

La settimana negli Stati Uniti: shutdown, Davos e gli Oscar

Lo shutdown continua, sempre che lunedì il Senato non trovi un accordo. Trump dovrebbe andare a Davos, in Svizzera, dove parlerà venerdì. Martedì invece ci sono le nomination degli Oscar
AP

Donald Trump ha appena superato il primo anno di presidenza degli Stati Uniti e i regali che ha ricevuto sono poco edificanti: da una parte il Paese è entrato nel secondo giorno di shutdown, la paralisi delle attività del governo per mancanza di fondi, dall'altra milioni di donne (e uomini) hanno manifestato contro la sua presidenza, nel corso di un fine settimana di marce. È stato soprattutto lo shutdown a rovinanrgli la festa, visto che ha rimandato il party che sabato avrebbe dovuto tenere a Mar-a-Lago, dove i biglietti, si dice, partissero da 100.000 dollari a coppia.

Amazon apre il negozio senza casse

Da domani a Seattle apre Amazon Go, permette di entrare nel negozio, prendere ciò che vogliamo e uscire senza pagare. Lo fanno in automatico una app del colosso e centinaia di telecamere

Con un anno di ritardo lunedì a Seattle apre Amazon Go, il primo negozio in cui è possibile entrare, prendere i prodotti che vogliamo e uscire senza dover passare da una cassa o dover passare sotto uno scanner il codice a barre del nostro articolo.