Il progetto “Talmud”: come la tecnologia può favorire il dialogo a scapito delle discriminazioni

Un software traduce in italiano il testo fondamentale della religione ebraica scritto in aramaico antico

Il progetto “Talmud” è tornato a fare parlare di sé. Questa volta al Palazzo di vetro. In un evento organizzato durante i lavori della 73esima Assemblea generale dell'Onu, Clelia Piperno, è tornata a descrivere, non senza emozione, la missione del progetto di cui è a capo: la traduzione in italiano, mai realizzata prima, del Talmud babilonese, il testo fondamentale della religione ebraica scritto in aramaico antico. L’intento dichiarato è promuovere l’applicazione delle nuove tecnologie in favore del dialogo interculturale e interreligioso attraverso la diffusione della conoscenza quale strumento imprescindibile di lotta alla discriminazione delle minoranze.

"Dieci anni fa, provando ad immaginare il ruolo futuro della tecnologia", ha spiegato Piperno, "ho visto il mondo diviso in due, come fosse un’app. Chi lo usa e chi lo inventa e ho capito che bisognava costruire un diverso modello di inclusione utilizzando la tecnologia, un modello che oggi è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, come una delle eccellenze mondiali del settore".

Il Progetto si base su un software di traduzione sviluppato ad hoc in Italia, a base semantica, e applicabile a qualsiasi lingua. Si tratta di un sistema informatico di traduzione avanzato e innovativo, operativo tramite un’applicazione webcloud, specificamente realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e sviluppato anche grazie alle competenze dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane – Collegio Rabbinico Italiano (UCEI/CRI).

La traduzione viene sviluppata avvalendosi delle nuove tecnologie, attraverso una piattaforma digitale “a nuvola” che coinvolge 90 ricercatori e traduttori in tutto il mondo.

Il Talmud è composto da 5.422 pagine, di cui ne è stato tradotto il 60% circa. "Mediamente ogni pagina tradotta sviluppa cinque pagine in italiano", ha spiegato Piperno aggiungendo: "Abbiamo costruito un apparato di aiuto e di comprensione per lo studio composto da tabelle, note di natura, note scientifiche, note giuridiche, disegni e biografie e di oltre 17.000 concetti". Ogni giorno il software traduce mediamente 1.400 parole con un indice di affidabilità della traduzione dell'80,72%, vengono create in media 41 nuove note per la comprensione e 35 nuove voci di glossario che ha raggiunto oggi il "ragguardevole" numero di 193.243 frasi tradotte.

Per Piperno, "la tecnologia è uno strumento che può ridurre le distanze tra i popoli e le comunità, valorizzandone le culture partendo dalla storia di ognuno di noi e dalle radici profonde presenti nel Talmud. Nel Talmud c’è molto di più dell’intelligenza dei maestri ebrei del diritto e della legge. C’è l’ebreo al lavoro, il suo spirito, il suo cuore, la sua mente, i suoi desideri, la sua logica, la sua praticità, la sua conflittualità senza alcuna astrazione ideologica. Non c’è spazio per le ideologie nel Talmud, c’è la negazione del nichilismo. C’è il libero arbitrio. Ognuno può scegliere tra il bene e il male".

La neo ambasciatrice italiana all'Onu, Mariangela Zappia, ha spiegato perché il governo italiano abbia promosso l'iniziativa, che ricevuto un finanziamento pari a circa 11 milioni di euro. "Questo progetto include due aspetti importanti: l’aspetto innovativo e tecnologico e l’aspetto del dialogo interculturale. Si tratta di due componenti con un grande potenziale che si rispecchiano in altri progetti Onu. Proteggere la cultura, la religione e il patrimonio culturale di un Paese impatta positivamente la convivenza pacifica nella comunità mentre l’innovazione e la tecnologia permettono di creare le condizioni per parlare delle differenze culturali e portare a benefici".

Ciò è in linea con l'impegno del governo italiano a tutela del patrimonio culturale, coerentemente da ultimo con la risoluzione 2347/17 del Consiglio di Sicurezza Onu, la quale, adottata su iniziativa dell’Italia, ha riconosciuto la necessità di proteggere il patrimonio culturale anche nel contesto dei conflitti armati, proprio allo scopo di preservare la memoria storica, le tradizioni e la civiltà dei popoli.

Il rabbino newyorchese Arthur Schneier ha sostenuto che "nononostante la tecnologia possa talvolta essere un mezzo di diffusione di odio e antisemitsmo, il progetto di traduzione del Talmud babilonese è un esempio positivo e rappresenta una spinta per un processo di comprensione reciproca. È necessario essere sempre orgogliosi delle proprie origini culturali e prodigarsi per il rispetto comune".

I primi due volumi in italiano del Talmud, Rosh Hashanà e Berakhòt, sono stati editi rispettivamente nel 2016 e 2017. Entro il 2018 saranno pubblicati altri due volumi: Ta’anit and Qiddushin. L'evento all'Onu per presentare il progetto si è concluso con il dono di un’edizione speciale numerata del primo trattato pubblicato, Rosh Hashanà, al Segretario Generale delle Nazioni Unite. Lo stesso volume è stato donato con una cerimonia ufficiale al Presidente della Repubblica Italiana e al Presidente dello Stato di Israele.

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