Il racconto di Andrea Mura, l’italiano che ha vinto la regata Ostar 2017

Il consolato italiano a New York ha celebrato il suo successo. Diciassette giorni in mare, in mezzo alla “tempesta perfetta”. Lo skipper: “Penso che non la farò mai più”

Andrea Mura, classe 64, vive a contatto con il mare dall’età di sei anni. Ha vinto per due volte il premio “Velista dell’anno”, nel 2011 e nel 2014, oltre ad aver guadagnato il primo posto in gare come la Route du Rhum e la Twostar. Il Consolato italiano a New York ha celebrato ieri il suo ultimo successo per la vittoria della Ostar 2017, regata transatlantica in solitaria partita da Plymouth, in Inghilterra e conclusasi a Newport, negli Stati Uniti, il 17 giugno. Una “gara quasi a eliminazione” ha detto lo stesso Mura, dato che due barche sono affondate in una tempesta e gli skipper sono stati recuperati in elicottero, dopo aver trovato onde di oltre 15 metri e vento a 60 nodi. Tra loro anche l’italiano Michele Zambelli, che ha impattato una balena durante la “tempesta perfetta”. “Penso davvero che questa regata non la farò mai più”, ha detto Mura. Aveva già partecipato, e vinto, nel 2013.

Tempo di percorrenza 17 giorni (e notti), 4 ore, 6 minuti, 19 secondi. Racchiusi in alcune immagini girate con il cellulare a bordo, che Mura ha condiviso con i presenti all’evento. Non ha raggiunto il record, ma è comunque entrato nella storia. “Nasce tutto dalla preparazione, soprattutto mentale. Sono salpato dalla Sardegna verso l’Inghilterra con tranquillità e sono arrivato alla partenza non troppo stressato, non troppo in anticipo, pronto”, ha continuato lo skipper.

Per navigare meno di 20 giorni c’è un anno di lavoro alla barca, la sua Vento di Sardegna. “La Raymarine mi ha fatto suo ambasciatore nel mondo, e mi aiuta con i pezzi di ricambio. Cambiare continuamente i pezzi significa che quando poi sono in mare entro un minuto sono in grado di capire cosa succede alla barca, in caso di problemi”. Meccanico, skipper, ma anche (quasi) medico di sé stesso. Mura ha infatti monitorato la sua salute costantemente provandosi la pressione e facendo esami di sangue e urine: “Mi serve per una buona causa: l’Università di Cagliari mi ha dato la laurea ad honorem in Scienze Motorie e sto scrivendo la tesi. In autunno mi laureo, ora possiamo dirlo”, ha aggiunto sorridendo alla compagna Daniela Faranna.

Mai avuta paura? “Parlo da un po’ la lingua del mare, quindi ho affrontato questa regata con il sorriso, nonostante le difficoltà. Però avevo tre timori: che si rompessero le vele o la chiglia, ma più di tutto di impattare una balena, come successo a Michele”. I contatti, durante la Ostar, sono vietati: puoi parlare con i tuoi cari ma solo accedere a informazioni pubbliche sulla navigazione. Non si può chiamare un meteorologo di fiducia, solo fidarsi di sé stessi. “Quando mi ha chiamata la sera della tempesta”, ha confessato la compagna “sono morta di paura. Non potevo aiutarlo”. Ma poi Mura ha preso la decisione che si è rivelata quella giusta: salire verso Nord fino al 57° parallelo per aggirare l’occhio della tempesta e navigare con il vento in poppa, per poi tagliare verso Sud e raggiungere l’occhio. “Io ho attraversato la tempesta quando i venti raggiungevano i 47 nodi, ma quelli più indietro la hanno affrontata quando era troppo forte. Queste condizioni le avevo viste solo su YouTube, in pieno Oceano le onde crescono a dismisura”. Mura, anche se non si direbbe, soffre di mal di mare. Ma per la prima volta non ha avuto problemi, perché ha costruito una calotta blindata che gli ha permesso di stare sempre fuori, mai sottocoperta, anche quando la tempesta gli ha rotto un vetro.

E quando si vede terra? “È una meraviglia. Si pensano cose brutte in questa regata, tipo chi me l’ha fatto fare, quando torno a casa vendo la barca”. È per questo, probabilmente, che non vedremo più Mura partecipare a una Ostar.

A congratularsi con lo sportivo sono stati anche il console italiano a New York, Francesco Genuardi, il delegato del Coni negli Usa Cavalier Mico Delianova Licastro e Giacomo Bandino, presidente del Circolo Shardana New York, il più grande club di emigrati sardi nel mondo. “È con grandissimo onore, questo pomeriggio, avere qui il piacere di salutare un eroe, uno sportivo, un sardo: Andrea Mura, che ha appena compiuto un’impresa di cui tutti gli italiani devono essere orgogliosi – ha detto il Console - Viva la Sardegna, viva New York, viva l’Italia!”.

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