Il restauro del Duomo di Milano parte da New York

Save the Saint, raccolta fondi per il restauro della guglia dedicata a Santa Cabrini ha raggiunto il suo obiettivo di 150mila dollari

Da Milano a New York, un lungo viaggio per restaurare il Duomo di Milano. Non è il titolo di un libro o di un documentario, ma la strada intrapresa da International Patrons of Duomo di Milano, organizzazione benefica americana che si dedica alla raccolta fondi a favore della cattedrale milanese. La charity ha lanciato lo scorso marzo nella Grande Mela Save the Saint, crowd funding il cui obiettivo è il restauro della guglia dedicata a Santa Francesca Xavier Cabrini, “madre dei migranti” e prima santa americana.

Una raccolta fondi il cui obiettivo di 150mila dollari “è stato raggiunto e superato” come testimonia ad America24 Alessandra Pellegrini, chief development officer della International Patrons. Il gemellaggio tra Milano e New York è nato perché l’Expo2015 “ha fatto venir la voglia alla Veneranda Fabbrica del Duomo di guardare con più attenzione anche al mondo oltre l’Europa nel sottolineare e promuovere la funzione del patrimonio artistico culturale italiano”. Un’iniziativa attraverso cui “il Duomo, che è l’icona di Milano, in questa specifica occasione diventa icona di tutto il patrimonio artistico nazionale”.

“I forti legami tra l’America e l’Italia” sono stati un incentivo fondamentale per la scelta di New York come prima città in cui “sviluppare una campagna di raccolta fondi internazionale”, che vede nella statua di Santa Francesca Cabrini un anello di congiunzione perfetto tra la Grande Mela e il capoluogo lombardo. Nata a Sant’Angelo Lodigiano, la missionaria arrivò a New York alla fine dell’800 dove divenne punto di riferimento per la comunità italo-americana. Nel 1946 venne fatta santa e da allora la sua statua campeggia in una guglia dedicata del Duomo di Milano.

“Fondamentale”, come sottolinea Pellegrini, è stato “l’entusiastico coinvolgimento di Oscar Farinetti e di Eataly” che lo scorso ottobre, in occasione della presentazione a New York di International Patrons, “ha voluto ospitare una piccola mostra di reperti del Duomo” nello store che si trova a Flatiron District. “È stato proprio in quell’occasione che abbiamo deciso che sarebbe stato opportuno iniziare una campagna di raccolti fondi anche attraverso il web”. Per tale esigenza è nata la piattaforma ForItaly.org ed è stato “identificato nella statua di Santa Cabrini un simbolo perfetto” per tutti gli americani che “avessero voluto accogliere il nostro invito a partecipare a questo grande restauro del Duomo”.

Tra coloro che hanno accolto con entusiasmo questo invito c’è stata la National Italian American Foundation, Niaf, “che ha effettuato una grossa donazione grazie alla quale è stato possibile raggiungere e superare il traguardo”. Ma in generale, c’è stata una “grande accoglienza, molta disponibilità e voglia di partecipare e dare il proprio contributo” a questa campagna da parte della comunità italiana newyorchese. Una campagna “partita con il piede giusto”, grazie anche a “Oscar Farinetti e alla baronessa Merimò che hanno adottato una guglia ciascuno del Duomo”.

Prossimo step della charity diretta dalla Pellegrini è la raccolta, entro il 2017, di “un milione di euro che andranno a finanziare il restauro del Duomo per il quale sono stati già spesi oltre 30 milioni negli ultimi cinque anni”. Più a breve termine, invece, secondo la Pellegrini è fondamentale “arrivare entro la fine di dicembre ad avere un board strutturato e completo” che rappresenta “in questo tipo di attività uno strumento fondamentale”.

Altrettanto importante, secondo quanto testimoniato dalla Pellegrini che vanta un’esperienza trentennale nel campo del non profit culturale e nel settore del fundraising, è “l’abitudine a restituire al proprio Paese”, il “give back” che “permea la cultura americana ma che non fa parte di quella italiana”. E sebbene secondo la Pellegrini quello italiano è un “popolo molto generoso”, bisognerebbe che fosse “più strutturato ed educato nella valorizzazione del patrimonio artistico e monumentale nazionale, comprendendo che bisogna impegnare anche le proprie risorse economiche”.

La raccolta fondi è quindi strumento chiave per raggiungere le cifre consistenti necessarie per la cura e salvaguardia della salute del nostro patrimonio che possono, però, essere raggiunte anche “attraverso tante piccole donazioni”. La differenza, in tal senso, tra Stati Uniti e Italia è il fatto che nel Bel Paese “si fa molta più fatica ad ammettere che si hanno i soldi e che si possono spendere”, mentre in America le persone “sono ben felici di dire che hanno delle risorse economiche da spendere per le scuole, gli ospedali e i musei”.

Quello della riservatezza è per Alessandra Pellegrini, che è anche docente di Promozione per l’arte e la cultura alla Facoltà di Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano, un tema che andrebbe “affrontato più spesso e che in Italia risulta essere molto più sensibile di quanto non sia in America”, soprattutto rispetto alle donazioni di denaro.