Basketball

Il sogno americano di Jeremy Lin, l'ultimo improbabile eroe del Madison Square Garden

Il playmaker ad interim dei New York Knicks, l'unico giocatore di origini cinesi dell'Nba, ha trascinato la squadra in due vittorie consecutive


Pier Paolo Bozzano

America24, 07 febbraio 2012, 02:18

All'ombra della vittoria nel Super Bowl dei New York Giants l'avventura di Jeremy Lin, il più improbabile dei playmaker del campionato di basket americano, può sembrare piccola cosa. Ma l'ultimo re di New York, dopo il quarterback Eli Manning, è lui: dal nulla, nel giro di tre giorni, è diventato l'eroe del Madison Square Garden trascinando i disastrosi Knicks in due vittorie consecutive.

Questa notte, il suo debutto nel quintetto base, ha segnato 28 punti, con una percentuale al tiro di 10 su 17, e servito 8 assist nella vittoria per 99 a 88 sugli Utah Jazz. Due giorni fa, partendo dalla panchina, ha chiuso con 25 punti in 36 minuti, con 7 assist e cinque rimbalzi ed è stato il migliore in campo contro i New Jersey Nets, imbarazzando il suo avversario diretto, il play Deron Williams, una delle grandi stelle del campionato. Lin attacca (gioca il pick and roll con una naturalezza che lascia sbalorditi), difende, corre, si danna, trascina, detta gioco e tempo.

Ma andiamo per ordine: Jeremy Shu-How Lin, 23 anni, 1,91 per 91 kg, ha il pedigree peggiore che ci si possa immaginare per un giocatore di pallacanestro. Californiano di Palo Alto, figlio di genitori immigrati da Taiwan, è il primo e l'unico giocatore di origini cinesi dell'Nba. Come se non bastasse, all'università ha giocato ad Harvard, che ha una provata tradizione nello sfornare avvocati e amministratori delegati, ma non giocatori di basket. E infatti, nel 2010, quando era pronto per il campionato professionistico nessun selezionatore lo ha degnato di uno sguardo ed è rimasto senza squadra. Undrafted.

I Golden State Warriors gli hanno concesso un'opportunità l'anno scorso (secondo i maligni per attirare la comunità asiatica della città allo stadio) ma lo hanno tagliato dalla rosa durante l'estate per far posto a un altro giocatore. Da Oakland Lin è andato agli Houston Rockets solo per essere nuovamente escluso. Poi sono arrivati i Knicks, alla disperata caccia di playmaker per rimediare a infortuni e buchi nella rosa. Il New York Times, al suo arrivo in città, dedicò al nuovo acquisto un servizio divertito. Anche con la maglia dei Knicks Lin è rimasto a scaldare la panchina, fino alla partita con i Nets quando il coach Mike D'Antoni gli ha dato fiducia e lui ha fatto il botto. Altro che Carmelo Anthony (in pessima serata con i Nets e infortunato contro i Jazz) i cori del Garden erano tutti per "Jeremy, Jeremy".

Perché nessuno lo aveva mai scoperto finora? Perché ha alcuni difetti di gioco palesi: sa usare solo una mano nel dribbling e al tiro è spesso maldestro. E infatti nell'Nba dei contratti milionari e delle all star, Lin gioca senza uno stipendio garantito per contratto, è pagato poco o nulla e i Knicks possono mandarlo via in qualsiasi istante. Per l'eroe ad interim di New York tuttavia il vento potrebbe essere finalmente girato. Comunque vada d'ora in poi, e anche se la sua carriera dovesse finire qui, la sua storia andrebbe archiviata nel fascicolo dei sogni americani che si avverano. O in quello delle sceneggiature di Hollywood.

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