Il tabloid accusato di ricattare Bezos apre un'inchiesta e si difende

La controllante American Media sostiene di avere agito legalmente e "in buona fede" nel negoziare con il Ceo di Amazon

American Media, il gruppo che controlla il tabloid National Enquirer, si difende. All'indomani delle accuse di ricatto ed estorsione lanciate da Jeff Bezos, l'azienda sostiene di avere agito legalmente e in "buona fede" nel negoziare per risolvere tutte le questioni riguardanti il Ceo di Amazon nonché proprietario del Washington Post.

Bezos, l'uomo più ricco al mondo, sostiene che il tabloid abbia minacciato di pubblicare messaggi e immagini talvolta sessualmente esplicite scambiati tra lui e la sua nuova fidanzata, Lauren Sanchez. Per questo ieri ha deciso di pubblicare un post contenente gli scambi di email in cui American Media dettava le condizioni necessarie per non pubblicare gli sms e le foto in questione: Bezos doveva fermare gli investigatori da lui arruolati per capire come il National Enquirer li aveva ottenuti e doveva negare pubblicamente che American Media avesse agito sotto "il condizionamento di forze politiche".

American Media ha fatto sapere che "alla luce della natura delle accuse pubblicate da Bezos, il cda si è riunito e ha deciso di indagare immediatamente su quelle accuse. Una volta completata l'inchiesta, il cda agirà nel modo più appropriato". Intanto un giornalista del Washington Post ha riferito che l'investigatore arruolato dal Ceo di Amazon, Gavin de Becker, crede che gli sms tra Bezos e la fidanzata siano stati inviati al National Enquirer da qualcuno all'interno del governo Usa. De Becker esclude che il cellulare di Bezos sia stato hackerato.

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