La storia del tailleur rosa di Jacqueline sporco di sangue. Quello di JFK

“Lasciate che tutti vedano cosa hanno fatto”. La first lady, tornata a Washington dopo l'assassinio di Dallas, non volle cambiarsi d'abito. Il suo vestito di lana con taglio Chanel, icona di eleganza diventò uno storico simbolo di violenza
22 novembre 1963, la first lady Jacqueline Kennedy, con macchie di sangue del marito sul vestito, stringe la mano del fratello Robert Kennedy dopo l'arrivo alla base di Andrews di Washington. John Kennedy era stato assassinato poche ore prima. Associated Press

“Lasciate che tutti vedano cosa hanno fatto”. Con questa frase secca Jacqueline Kennedy rispose a coloro che a bordo dell'Air Force One di ritorno a Washington DC le consigliarono di cambiarsi d'abito. Il suo, quello rosa con taglio Chanel, era pieno di sangue. Quello del marito, il 35esimo presidente che poche ore prima a Dallas, in Texas, era stato assassinato. Era il 22 novembre del 1963.

Negli ultimi 50 anni quasi nessuno ha visto quel tailleur, uno dei capi d'abbigliamento più riconoscibili della storia americana, simbolo della violenza di quel giorno così come dell’eleganza e del fascino che hanno fatto di Jacqueline un’icona di stile.

Un reperto dal simbolismo forte, forse troppo forte per soddisfare l'istinto voyerista di chi cerca ancora risposte ai misteri veri o presunti intorno alla morte di JFK. E' stata la stessa famiglia Kennedy a chiedere nel 2003 che l’abito ancora incrostato di sangue venisse messo al riparo per 100 anni prima di essere esposto nuovamente. E' infatti preservato presso i National Archives in una camera di sicurezza climatizzata nei pressi di Washington insieme ad altri accessori come i collant, anch'essi macchiati di sangue. Solo il cappellino e i guanti bianchi dell'allora first lady mancano. Sono andati persi nella confusione di quel giorno. Legalmente, quegli oggetti appartengono a Caroline Kennedy in quanto figlia ed erede vivente di Jacqueline.

Come ha raccontato il New York Times, dopo il ritorno della first lady ormai vedova alla Casa Bianca, i suoi abiti sono stati messi in una busta presumibilmente dalla sua domestica, Providencia Paredes. Subito dopo sono stati infilati in una scatola ed entro il luglio 1964 sono arrivati agli archivi con una semplice nota: “Il vestito e la borsa di Jackie — indossati il 22 novembre del 1963”. Sembra sia stata la stessa Jackie a volere che là finissero.

Il tailleur di lana rosa che Chez Ninon di Park Avenue aveva confezionato per lei era stato indossato almeno altre sei volte, tra cui una visita a Londra nel 1962 e nello stesso anno per accogliere il primo ministro algerino.

Secondo Paredes, si trattava di un vestito pratico, adatto per viaggiare. Anche il libro di William Manchester “The Death of a President” (“La morte di un Presidente”), il libro sull'assassinio commissionato dai Kennedy, intreccia a doppio filo il destino dell’abito e di JFK. “Sii sobria, mostra a questi texani cosa sia il vero buon gusto”, ha detto alla moglie prima di partire per Dallas. Non si era mai interessato prima di allora a cosa la moglie avrebbe indossato.

Cathy Horyn del New York Times definisce l’abbigliamento alla moda che Jackie era solita indossare, come una sorta di “armatura”, qualcosa che la proteggeva dagli sguardi della folla che così numerosa la seguiva e acclamava nei suoi spostamenti a fianco del marito.

Negli anni, studiosi e ricercatori hanno potuto vedere i vestiti dello stesso Kennedy e l’arma usata da Lee Harvey Oswald, ma non il tailleur di Jaqueline. Clint Hill, l’agente del Secret Service - l'agenzia federale parte del dipartimento della Sicurezza nazionale chiamata alla protezione di leader passati e presenti - a lei assegnato ricorda che quell'abito sembrava fluorescente rispetto al colore scuro dell'automobile sulla quale Jackie e il presidente viaggiavano. Era come se il sole l’avesse illuminato, ha detto l'autore del libro "Five days in november", pubblicato giusto in tempo per il 50esimo anniversario dell'assassinio. Ora l’abito riposa al buio, nascosto, fino al 2103.

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