Il Texas guida il fronte contro il Daca, che non sarà difeso in tribunale dal dipartimento di Giustizia

Prosegue la complessa battaglia sul programma in favore degli immigrati irregolari arrivati negli Stati Uniti da bambini
Immigration and Customs Enforcement

Il dipartimento di Giustizia statunitense non difenderà il Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca) in tribunale, dopo che il Texas e altri sei Stati ne hanno sfidato la costituzionalità con una causa depositata lo scorso mese. Secondo il dipartimento, il programma Daca è illegale e rappresenta un aggiramento delle leggi sull'immigrazione.

Secondo i sette Stati (Texas, Alabama, Arkansas, Louisiana, Nebraska, South Carolina e West Virginia), nel 2012 l'allora presidente Barack Obama violò la Costituzione e le leggi federali creando il programma Daca. Il presidente Donald Trump ha deciso di mettere fine al Daca, un programma che consente agli immigrati senza documenti, arrivati da bambini, di studiare e lavorare negli Stati Uniti senza dover temere l'espulsione; al momento, la sua decisione è stata bloccata in tribunale. In Congresso, intanto, è cominciata una nuova e difficile discussione per risolvere la questione dei cosiddetti Dreamers.

 

Trump e il Daca

Nel settembre dello scorso anno, Trump ha deciso di mettere fine al Daca perché "incostituzionale", dando sei mesi di tempo al Congresso per trovare una soluzione appropriata per le 689.800 persone interessate dal provvedimento (è l'ultima stima del governo, al 4 settembre 2017) e consentendo entro il 5 ottobre un ultimo rinnovo alle persone con un permesso in scadenza. Tutti i permessi Daca, biennali e rinnovabili per motivi di studio o lavoro, sarebbero scaduti, seguendo i tempi dettati da Trump, entro la fine del settembre 2019.

Alla fine di febbraio, però, la Corte Suprema ha di fatto alleggerito il peso sul Congresso e reso priva di significato la data del 5 marzo, visto che ha deciso di non accettare l'appello presentato dall'amministrazione sulla decisione di un tribunale minore, che ha imposto a Trump di ricominciare ad accettare le richieste di rinnovo per il Daca, in attesa che si concludano le cause contro la decisione del presidente di porre fine al programma. Trump aveva deciso di ricorrere alla Corte Suprema prima ancora della sentenza della Corte d'Appello del Nono circuito, dopo la decisione del giudice William Alsup del distretto settentrionale della California. A questo punto, a Trump non resta che attendere la decisione della Corte d'Appello, dopo la quale potrà tornare, se necessario, alla Corte Suprema, dilatando i tempi: per una sentenza definitiva sul Daca, potrebbe essere necessario più di un anno.

Se da una parte questa nuova situazione è positiva per i Dreamers, che potranno rimanere legalmente negli Stati Uniti, dall'altra aumenta l'incertezza sul loro futuro. Trump ha più volte detto di voler proteggere i Dreamers, ma di volere in cambio i fondi per la costruzione (o, per meglio dire, il completamento) del muro con il Messico, il rafforzamento delle regole e dei controlli alle frontiere, la fine della migrazione a catena (la possibilità per un residente di sponsorizzare i parenti) e la cancellazione della lotteria per la Green Card, ovvero la residenza permanente. Le varie proposte bipartisan presentate in questi mesi, però, sono state bocciate. I contrasti tra democratici e repubblicani sull'immigrazione hanno anche causato due brevi shutdown, ovvero la chiusura delle attività federali per mancanza di fondi, all'inizio dell'anno. Una soluzione permanente per i Dreamers si cerca in Congresso dal 2001, quando fu presentato il Dream Act, mai approvato. Per questo, nel 2012, intervenne Obama con il Daca, per dare una soluzione temporanea agli immigrati.

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