Il volto del giornalismo americano del futuro: online, settoriale e di interesse pubblico

Dall'addio al New York Times dell'ex direttore Bill Keller, a The Intercept di Glenn Greenwald, fino al progetto di Ezra Klein fuori dal Washington Post. I grandi giornali perdono le loro stelle

La crisi che da tempo colpisce l'editoria italiana sembra sia acqua passata negli Stati Uniti. In America non solo si stanno aprendo nuove posizioni nei giornali tradizionali (è notizia di qualche giorno fa che il Washington Post di Jeff Bezos sia a caccia di redattori web), ma continuano a nascere nuove testate online. Un segnale che potrebbe aprire la strada a un cambiamento del giornalismo statunitense seguendo almeno tre punti fermi: abbandono della carta, redazioni snelle e polarizzate su un grande nome, il tentativo di proporre ai lettori giornali sempre più specializzati e indipendenti.

In pochi giorni sono arrivati tre annunci che potrebbero erodere pubblico (e introiti pubblicitari) alle testate tradizionali: l'ex direttore del New York Times, Bill Keller, ha detto di voler abbandonare il giornale per dirigere una testata non profit (The Marshal Project), First Look Media ha appena lanciato The Intercept, guidato dall'ex giornalista del Guardian Glenn Greenwald, e il blogger Ezra Klein ha lasciato il Washington Post per dirigere un nuovo sito. Tre notizie che potrebbero trasformare il panorama dell'informazione in America. Tanto che il New Yorker ha parlato un'ondata di giornalismo incentrato sull'interesse pubblico. "Anche se hanno origini e finanziamenti diversi, the Marshall Project e First Look Media hanno una cosa in comune: l'impegno per la qualità, il giornalismo indipendente che affronta argomenti seri e, se necessario, è pronto a disturbare gli interessi forti", scrive il New Yorker.

Domenica l'ex direttore del New York Times - e oggi editorialista - Bill Keller ha annunciato di voler lasciare il quotidiano dopo 30 anni per andare a dirigere 'The Marshall Project', una testata online non profit che si occuperà di argomenti legati alla criminalità e alla giustizia penale in America con un budget per il primo anno di 5 milioni di dollari. Keller, 65 anni, ha guidato l'Old Grey Lady tra il 2003 e il 2011 e nel 1988 ha vinto il premio Pulitzer per i suoi articoli dalla Russia dove ha seguito da vicino il crollo dell'Unione sovietica tra il 1988 e il 1991.

"È un'occasione per costruire qualcosa da zero, una cosa che non ho mai fatto prima", ha detto Keller in un articolo sul New York Times per poi aggiungere: "È anche un modo per per usare gli strumenti che le tecnologie digitali offrono al giornalismo per investigare e presentare un argomento che interessa veramente alle persone". La scelta non rappresenta l'ultimo capriccio di un giovane reporter, ma la decisione ponderata dell'ex direttore che al New York Times è stato uno dei principali traghettatori dello storico giornale verso le nuove tecnologie e Internet, guidandolo fuori da una profonda crisi finanziaria. Il modello di 'The Marshall Project'? Come ha dichiarato lo stesso Keller sarà ProPublica, la testata online e non profit di inchieste fondata nel 2007 da Paul Steiger che per anni aveva lavorato al Wall Street Journal.

Sempre ieri - dopo l'annuncio della scorsa settimana - è arrivato un altro magazine che potrebbe rappresentare il cambiamento di pelle del giornalismo Usa: è infatti andato online The Intercept, il quotidiano digitale del gruppo First Look Media guidato da Pierre Omidyar, il miliardario fondatore di eBay che lo scorso ottobre ha annunciato di voler investire nel giornalismo 250 milioni di dollari. Il nuovo sito è diretto dall'ex giornalista del Guardian, Glenn Greenwald, il reporter che per primo ha gestito la pubblicazione dei documenti della talpa Edward Snowden, che con le sue rivelazioni sul programma di spionaggio della National Security Agency (Nsa) ha fatto scoppiare il Datagate.

La pubblicazione si occuperà di inchieste e farà riferimento al grande serbatoio di documenti passati da Snowden a Greenwald: con lui ci saranno altri 12 redattori tra i quali la documentarista, Laura Poitras (insieme a Greenwald è l'unica giornalista ad avere lavorato direttamente con Snowden) e Jeremy Scahill, il reporter investigativo coautore del documentario Dirty Wars. Ma The Intercept è solo il primo di "una famiglia di nuovi magazine digitali" che nel 2014 saranno pubblicati da First Look Media, ognuno "con la sua voce editoriale e con la sua veste grafica".

Nei prossimi mesi arriverà un'altra nuova testata che questa volta si occuperà di politica. A guidarla sarà Ezra Klein, il giovane e influente blogger (ha solo 29 anni) che la scorsa settimana ha lasciato il Washington Post dove da anni guidava Wonkblog, il blog di politica del giornale della capitale americana con oltre 2,7 milioni di utenti al mese. Sembra che Klein voglia continuare a portare avanti il suo modello di giornalismo fatto di brevi post e infografiche. La nuova testata sarà edita da Vox Media, il gruppo che pubblica tra gli altri anche The Verge.

All'interno di questo panorama - come ha sottolineato il New Yorker - le nuove testate potrebbero rilanciare il giornalismo d'inchiesta che si occupa di argomenti di pubblico interesse: negli ultimi anni aveva rischiato di scomparire, soprattutto a livello locale a causa dei profondi tagli alle redazioni. In più, oltre alla specializzazione dei contenuti e alla presenza di giornalisti-star pronti a prestare il loro nome al nuovo marchio, tutte e tre le testate sono possedute da gruppi che non hanno mai pubblicato una riga su carta e che fanno della analisi dei dati e dei budget contenuti uno dei loro punti di forza. Segno che questa volta la rivoluzione di cui si parla da anni potrebbe essere iniziata.

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