Il volto di Santorum diventa un collage di immagini osé

Un sito della comunità gay si prende gioco del candidato repubblicano

Guardando il candidato repubblicano Rick Santorum non è difficile vedere l'icona dello spirito americano più ultraconservatore. Ma osservando la sua immagine con attenzione, da oggi può capitare di scoprire centinaia di scene porno gay. E' ciò che accade aprendo una pagina del sito "arcobaleno" Unicorn booty, dedicato a notizie e annunci della comunità omosessuale.
Un artista anonimo ha infatti realizzato un provocatorio collage, costruendo l'immagine di Santorum con centinaia di immagini pornografiche. Il volto sorridente del candidato appare così costellato da scene spinte e corpi nudi, proprio come nel peggior incubo conservatore. Cattolico praticante, Santorum è infatti uno dei candidati repubblicani più radicali, contrario all’aborto, alla ricerca sulle cellule staminali e ai matrimoni tra omosessuali.

Altri Servizi

Pressing dei democratici (e di Kelly) su Trump: siluri Pruitt

In 64 deputati hanno scritto una lettera. Anche secondo il capo di gabinetto della Casa Bianca, il capo dell'Agenzia per la protezione ambientale dovrebbe dimettersi

Aumenta la pressione sul presidente americano affinché cacci il controverso numero uno dell'Agenzia per la protezione ambientale americana, l'Epa. In una lettera, 64 deputati democratici hanno chiesto a Donald Trump di togliere l'incarico affidato a Scott Pruitt. La missiva va ad aggiungersi a quanto detto dal capo di gabinetto della Casa Bianca al leader Usa la settimana scorsa: secondo il Wall Street Journal, John Kelly ha spiegato che Pruitt dovrebbe dimettersi.

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Nuovo grattacapo per Facebook, da metà marzo alle prese con lo scandalo legato a Cambridge Analytica ossia la società di dati londinese che secondo il social network ha "impropriamente condiviso" le informazioni di 87 milioni di suoi utenti (di cui un massimo di 2,7 milioni sono europei).

Sell-off a Wall Street con venti di guerra commerciale tra Usa e Cina

Per Mnuchin, è una possibilità. Casa Bianca: Trump può "assolutamente" vincere lo scontro con Pechino, che ha un'arma da 1.200 miliardi di dollari: i Treasury in portafoglio
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L'amministrazione Trump non vuole una guerra commerciale con la Cina, che però resta una "possibilità". E' bastata questa ammissione del segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, a mandare in tilt Wall Street. Gli investitori sono tornati a temere ritorsioni reciproche tra Washington e Pechino. E questo, nonostante la Casa Bianca abbia continuato a difendere la retorica dura del suo inquilino, giudicato "il migliore negoziatore" di tutti i tempi, a cui la nazione asiatica ha risposto con altrettanta severità dicendosi pronta a combattere "fino in fondo".

Wall Street: sell-off con minacce commerciali di Trump alla Cina

Jerome Powell, governatore della Federal Reserve: le tariffe fanno alzare i prezzi ma presto per dire se cambieranno l'outlook
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Facebook verificherà l'identità di chi vuole fare pubblicità politiche sul social

Zuckerberg annuncia nuove misure all'insegna della trasparenza per prevenire interferenze in stile russo. Conto alla rovesca per la testimonianza del Ceo al Congresso Usa

Facebook spinge sempre di più sulla trasparenza. Dopo un 2017 in cui fu travolto dalle polemiche per avere ospitato pubblicità russe pensate per interferire nelle elezioni presidenziali americane del novembre 2016, vinte da Donald Trump, il social network ha annunciato una serie di misure che chiamano in causa gli inserzionisti.

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Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro sette oligarchi russi e 12 aziende da loro possedute o controllate. In aggiunta, sono stati presi di mira anche 17 funzionari russi, una banca russa e un'azienda controllata da Mosca che si occupa della commercializzazione di armi. Stando a una nota, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha detto che "il governo russo agisce garantendo benefici sproporzionati a oligarchi e alle elite governative".

Intereferenze elettorali: Facebook cancella 270 pagine e account gestiti da agenzia russa

Si tratta di profili legati a Internet Research Agency, un'organizzazione legata al Cremlino. Il Ceo Zuckerberg al Congresso Usa l'11 aprile

Mentre continua a fare i conti con lo scandalo Cambridge Analytica, di cui il suo Ceo renderà conto al Congresso Usa l'11 aprile prossimo, Facebook ha deciso di agire per fermare l'interferenza della Russia nelle elezioni. Il social network ha deciso di chiudere "oltre 270 pagine e account gestiti da un'organizzazione russa chiamata Internet Research Agency", l'agenzia legata al Cremlino che a febbraio fu accusata dal procuratore speciale che sta indagando sul Russiagate di frodi contro gli Usa e di "furto aggravato di identità" nelle sue attività intorno alle presidenziali Usa del 2016.

Trump: Daca "è morto". Al Messico: fermi flussi di migranti in arrivo in Usa

Per il presidente Usa, la nazione dell'America centrale non fa abbastanza. Vuole il muro e una legislazione più severa

Se nel giorno di Pasqua aveva esplicitamente legato il destino dei negoziati sul Nafta alla costruzione di un muro lungo il confine tra Usa e Messico, il presidente americano è tornato oggi a puntare il dito contro la nazione dell'America centrale. Inoltre, ha fatto pressione affinché il muro lungo il confine tra Usa e Messico sia costruito e al Congresso sia approvata una legislazione che fermi i flussi migratori.

GM pubblicherà le immatricolazioni ogni trimestre anziché ogni mese

Il gruppo auto mette fine a una tradizione iniziata a metà degli anni '90. I competitor faranno altrettanto?

General Motors ha deciso che pubblicherà i dati sulle sue immatricolazioni su base trimestrale e non più mensile. Le vendite di marzo in Usa, in arrivo oggi, saranno le ultime mensili. Ora ci si chiede se anche gli altri produttori di auto faranno così. All'inizio degli anni '90 i gruppi annunciavano le immatricolazioni ogni 10 giorni mentre l'ex Chrysler li pubblicava mensilmente. Entro la metà degli anni '90 tutte le aziende passarono a una cadenza mensile.

Trump minaccia dazi su 1.300 prodotti cinesi, la Cina risponde

Alle tariffe su 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi, Pechino risponde con una misura identica che prende di mira 106 articoli tra cui i semi di soia

L'amministrazione Trump ha fornito ieri a mercati americani ormai chiusi i dettagli delle tariffe del 25% preannunciate il 22 marzo scorso su importazioni cinesi aventi un valore annuo di 50 miliardi di dollari. Si tratta, se mai andrà in porto, della misura commerciale più aggressiva da quando il presidente americano Richard Nixon normalizzò le relazioni diplomatiche con la Cina negli anni '70 del secolo scorso. Pechino ha impiegato 11 ore per rispondere con quella che aveva subito detto sarebbe stata una contromisura di eguale portata. E infatti, la seconda economia al mondo colpisce 106 articoli americani, da aerei ad automobile passando per il whiskey e i semi di soia. Per gli agricoltori americani - coloro che votarono Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016 - si tratta di un colpo duro.