Immigrazione ed economia: cosa aspettarsi dal discorso di Trump sullo stato dell'Unione

Il presidente parlerà dei suoi successi e aprirà a un secondo anno di presidenza all'insegna del dialogo con i democratici, a partire dall'immigrazione
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 Questa sera (le 3 di domani mattina in Italia), Donald Trump pronuncerà il suo primo discorso sullo stato dell'Unione, la consueta relazione annuale del presidente degli Stati Uniti sui risultati ottenuti e sulle riforme per il futuro, di fronte al Congresso a Camere riunite. Sarà, senza dubbio, l'occasione per magnificare i risultati conseguiti nel suo primo anno alla Casa Bianca, a partire dalla riforma fiscale e da un'economia in crescita, anche se non solo grazie a lui. Sarà, soprattutto, l'occasione per vedere se Trump ha intenzione di chiudere l'era della "carneficina americana", del declino di cui aveva parlato nel suo discorso inaugurale, e dello scontro frontale con i democratici, per lasciare spazio a un Trump più presidenziale e pronto a scendere a patti con gli avversari politici. Per farlo, dovrebbe per una sera dimenticare, e far dimenticare, le indagini sul suo staff elettorale nell'ambito dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle scorse elezioni presidenziali, che stano segnando la sua amministrazione.

Lo stesso Trump, ieri, ha fatto intendere che farà delle importanti aperture verso i democratici su grandi temi, a partire dall'immigrazione, e che il suo discorso toccherà "molte questioni". Bisognerà vedere, poi, se Trump deciderà di seguire il discorso preparato dal consigliere Stephen Miller o se prevarrà il suo istinto che, inevitabilmente, lo porterebbe fuori dagli schemi.

"Per molti anni, i parlamentari hanno parlato di immigrazione ma non hanno fatto nulla" ha detto ieri ai giornalisti. "Faremo qualcosa, speriamo che sia bipartisan" ha affermato con raro realismo, dato che "i repubblicani non hanno i voti per farlo in altro modo. Quindi deve essere bipartisan". Per questo, il presidente è pronto a proteggere i Dreamers, ovvero i migranti arrivati illegalmente da bambini e a rischio espulsione dopo la fine del programma Daca, da lui voluta, ed è pronto anche a inserirli in un percorso verso la cittadinanza, ma solo se i democratici approveranno i fondi per la costruzione del muro al confine con il Messico, un punto su cui la Casa Bianca non è intenzionata a cedere.

Non sarà il Trump immaginato nella West Wing e raccontato dai principali quotidiani, quello che fa la sfuriata ai parlamentari perché non capisce il motivo per cui gli Stati Uniti debbano accogliere immigrati da "Paesi di merda"; sarà un Trump che ricorderà che gli Stati Uniti sono "una nazione di immigrati", sottolineando però che ogni Paese ha il diritto e la responsabilità di difendere i propri confini.

Oltre all'immigrazione, saranno quattro i grandi temi trattati: occupazione ed economia, piano infrastrutturale da almeno mille miliardi di dollari, commercio "giusto ed equo" e sicurezza nazionale, una questione, quest'ultima, che porterà Trump ad attaccare Corea del Nord e Iran.

Nel suo primo discorso davanti a un Congresso riunito - quello del 28 febbraio 2017, che non fu tecnicamente un discorso sullo stato dell'Unione - Trump riusc" a essere ambizioso e pacato, concentrato più sul futuro che sui presunti errori passati. "Tutto ciò che non funziona nel nostro Paese può essere aggiustato, ogni problema può essere risolto. E ogni famiglia che soffre può trovare speranza" disse in quell'occasione. Un Trump presidenziale, come si vede solo una volta all'anno.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

Zeid Ra'ad al-Hussein: "La sua retorica mi ricorda i tempi bui" del ventesimo secolo

La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

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La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

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Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

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